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Una donna da "Fattoria" Daria Bignardi: «Ma voglio lasciar da parte la tv»
Daria Bignardi è tornata in televisione per condurre i collegamenti in diretta dal 1870, ma oltre a "La Fattoria" è presa da mille altri impegni e progetti. E, sorpresa delle sorprese, pare proprio abbia intenzione di mollare la televisione per un bel pezzo. Almeno, così dice...
In questo momento sei impegnata su più fronti, radio, televisione e carta stampata. Come mai questa iperattività? È solo un caso che io stia facendo tutto insieme. Negli ultimi quattro anni ho fatto solo due programmi televisivi e penso che lascerò un po' da parte la tv nel prossimo futuro: ho intenzione di privilegiare la carta stampata, la radio e chiaramente la famiglia. E se avrò voglia, magari, ogni tanto farò qualcosa di televisivo.
A proposito di radio... Dopo l'esperienza in tv, come vedi l'idea di un reality show alla radio? Giusto ieri ho incontrato un gruppo di studenti che me ne ha parlato e lo sta facendo, sono molto curiosa di sapere cosa può uscirne: mi dicevano che sta venendo molto bene. Probabilmente può essere interessante, anche se faccio un po' fatica a immaginarmelo.
In effetti... Certo, perché uno degli ingredienti fondamentali di questi reality è l'osservazione 24 ore su 24 di quanto vi accade; non trovo facile capire come possa risultare in radio. Sicuramente è un esperimento da tentare, se non altro per vederne gli esiti.
Come donna e come direttore del mensile "Donna": ci sono ancora gli uomini di una volta? A dire il vero non so bene come erano gli uomini di una volta, anche se in effetti ho 40 anni e quindi una certa carriera sulle spalle; però quando avevo 20 anni... gli uomini mi sembravano quelli che vedo adesso.
Quanto è impegnativo conciliare la carriera con la famiglia? Molto impegnativo, ma dà anche molte soddisfazioni.
Ma ti senti appagata? Professionalmente? Ciò che appaga nel nostro lavoro sono i progetti, quello che in concreto si riesce a fare di buono. Il mio giornale "Donna", mi piace molto, mi interessa molto; certo, sarei più contenta se fosse un grandissimo successo, se triplicasse la vendita delle copie, se vogliamo parlare di appagamento.
Ma? Ma se si crea un prodotto di nicchia, è ovvio che non si avrà la popolarità che si può acquisire con il "Grande Fratello". Quindi si tratta di capire la natura della cose e di essere appagati in proporzione al progetto che si sta portando avanti. Quanto è difficile oggi fare il giornalista? Adesso come sempre. Bisogna avere determinazione e un pochino di talento, non stancarsi mai di proporre. Un po' come il sacro fuoco: o c'è o non c'è.
28
maggio
2004
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