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Mai dire Gialappa's

Quattro chiacchiere con le voci più irriverenti della tv (e della radio) italiana

Incontrata in occasione del recente meeting RadioIncontri a Riva del Garda, la Gialappa's Band, orfana nell'occasione di Carlo Taranto («È al mare, alla faccia nostra», parola di Marco Santin), ha parlato a 360° di tv, calcio, comicità e par condicio. E a Santin e Giorgio Gherarducci, quella puntata di aprile di "Mai dire domenica" presa a forbiciate per via delle battute politiche e durata 40 minuti meno del solito, proprio non è andata giù...

Da quando par condicio fa rima con censura?
Santin
: Il martedì prima della trasmissione (in onda il 25 aprile, ndr.) la produzione è venuta a sapere che nella puntata ci sarebbero stati uno sketch sul ministro Gasparri e altri in cui si nominavano dei politici, ma l'intervento dell'editore c'è stato solo mentre stavamo ancora registrando la puntata, il venerdì. Ci hanno comunicato che ci avrebbero tagliato quel pezzo e anche altri, ma ce l'hanno detto all'ultimo momento, per cui non abbiamo avuto il tempo di riscriverli; oltretutto ce li tagliavano proprio mentre li registravamo, per cui non è stato facile lavorare. Pare che in azienda abbiano scoperto solo di venerdì dell'esistenza di un regolamento che non permette di menzionare i politici durante la campagna elettorale. Ci è stato detto che era stata diffusa una circolare in merito, che in effetti abbiamo trovato negli uffici, datata con un generico aprile 2004. Con tensioni e allegria abbiamo litigato un po' con tutti quelli che in azienda stavano sopra di noi e avevamo persino deciso di non andare in onda, ma ci hanno detto che saremmo stati inadempienti e che avremmo dovuto pagare una penale. Alla fine sono saltati 40 minuti di trasmissione e abbiamo dovuto chinare il capo.
Gherarducci: Tra le polemiche che sono seguite ai tagli, abbiamo sentito esponenti della maggioranza accusare l'opposizione di lamentarsi degli effetti di una legge voluta e votata proprio dalla minoranza stessa. In realtà nel nostro caso la legge sulla par condicio non c'entra, abbiamo subito l'effetto di un regolamento emanato quest'anno e molto restrittivo.

Dà più soddisfazione scoprire e lanciare nuovi comici o vederli poi sfondare?
Santin
: In realtà i comici che lanciamo noi non sono del tutto sconosciuti; li prendiamo dalla strada e alla strada ritornano. Direi che fanno piacere entrambe le cose. All'inizio, quando li prendiamo e sono davvero sconosciuti, dà soddisfazione vedere che piacciono e vanno forte, scoprire quello che sanno dare al programma. Non dimentichiamo che tutta questa gente dà tantissimo al programma, non siamo solo noi a dare loro la notorietà. Quando fanno successo vuol dire che avevamo visto giusto, che erano davvero bravi.
Gherarducci: Quando se ne vanno dal programma non ci arrabbiamo mai, capiamo che tutti hanno bisogno di fare il loro percorso e che a un certo punto hanno l'esigenza di svincolarsi dal programma e di fare altro. È normale.

La tv peggiore del momento...
Gherarducci
: Mah, il reality è un format che funziona molto e vale poco, anche se noi dobbiamo fare un piccolo monumento al "Grande Fratello"...
Santin: Ma più che il reality direi che la tv del dolore tutta fa schifo...
Gherarducci: Sì, sono meno peggio i reality di tutta questa tv del dolore, dei talk show con gente moribonda, genitori di figli sgozzati o roba del genere...
Santin: Trovo allucinante questa moda televisiva iniziata alcuni anni fa, addirittura credo con il terremoto in Irpinia dell'80. Ricordo le prime cose del genere al Tg2: raccapriccianti. Interviste a donne anziane sotto le macerie... Scioccanti. Vedere un tg fare queste cose era una cosa nuova e a mio avviso vomitevole ed è rimasta tale: vomitevole.
Gherarducci: Comunque, tornando ai reality, non siamo contrari al genere; tanto c'è finzione anche lì, in fondo in fondo sono innocui, solo che sono troppi. Come 15 anni fa c'erano troppi quiz, ora ci sono troppi reality: non c'è una gran differenza.

Voi avete insegnato agli italiani a ridere del calcio. Ma il pallone fa ancora ridere anche oggi con tutto quello che succede? Totonero, crisi finanziarie, violenza...
Santin
: Lui sì che può ridere, è milanista. Io da interista...
Gherarducci: Vedi, vedi questo 17esimo scudetto che ho cucito sulla camicia... Comunque, a parte gli scherzi, questo è un momento molto delicato, ma a maggior ragione bisognerebbe riderne adesso, con quello che succede. Ciò che è accaduto durante il derby di Roma, per esempio, è allucinante: se ci fosse un po' più di ironia in casi come questi aiuterebbe. Forse.
Santin: Quello che volevamo fare noi ridendo del pallone era anche prendere in giro il mito del calciatore, per cui la cosa è attualissima. Vedevo ieri in tv una trasmissione nuova, credo di Papi, una roba da pelle d'oca; pensa, è arrivata una ragazzina che ha detto al microfono «Io sono fidanzata con un calciatore» come se fosse la cosa più bella del mondo. Poi si è scoperto che gioca nell'Interregionale, ma basta ormai che sia un calciatore: una roba allucinante. Oggi c'è gente che gira in pantaloncini e scarpe da calcio pur di tr***are. Ormai siamo a questi livelli.

Quanto vi deve il "Grande Fratello" e quanto voi dovete a lui?
Santin
: Quando abbiamo iniziato a fare la parodia del "Grande Fratello" era un anno difficile: non erano stati rinnovati i diritti per il calcio, per cui non potevamo fare "Mai dire gol" e quindi il reality per noi è stato utile. Penso che abbiamo dato molto a loro perché spesso incontro gente che mi dice che ogni tanto segue il "Grande Fratello" per capire cosa diciamo noi in trasmissione.
Gherarducci: Funzioniamo anche da bigino, da Bignami del "Grande Fratello", perché siccome dopo le puntate del reality in ufficio se ne parla spesso tra colleghi, molti anziché guardare il "Grande Fratello" guardano il nostro show, che è una specie di riassunto, così poi il giorno dopo si vantano con gli amici di aver visto il "Grande Fratello".

21  maggio  2004

  Davide Passoni
  dalla rete
Mai dire web Se la Gialappa's finisce online...
Grande Fratello Il regno di Darlavia & c.
Garante per le Comunicazioni Benedetta par condicio...

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Purgante
per cavalli
Tutti li conoscono come Gialappa's, ormai senza Band («Ma la cosa ci fa incazzare da morire», confessa Santin: «Siamo la Gialappa's Band»), ma magari non tutti sanno cosa significa il loro nome. Come loro stessi hanno spiegato, Gialappa deriva da jalapa, una radice tuberosa diffusa in Messico che, se assunta, ha un potente effetto lassativo, tanto che è molto utilizzata come purgante per cavalli. «Pensavamo che l'effetto che facevamo sul nostro pubblico fosse proprio quello, per cui abbiamo scelto questo nome».
La voce del padrone
«Ritengo che la satira debba essere la più libera possibile, ma senza mancare di rispetto. Per questo un editore deve vigilare sul rispetto». Così si pronunciò il vice presidente di Mediaset Pier Silvio Berlusconi all'indomani del polverone sollevato dai tagli a "Mai dire domenica". «Vorrei ricordare alla Gialappa's - disse Berlusconi - che la legge sulla par condicio è stata voluta dall'Ulivo. L'azienda ha dovuto applicare la legge sulla par condicio che riguarda tutti i programmi. In redazione non è cambiato niente perché si valuta di caso in caso, ma non nego che la linea applicata dalla Rai ci abbia influenzato».
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