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Giorgio Pasotti una vita in bilicoIntervista con l'attore più poliedrico della televisione italiana, tra sport musica e cinema
Una vita dedicata allo sport. Trofei conquistati, medaglie d’oro e affermazioni in ogni sorta di campionati italiani e internazionali. Il percorso artistico di Giorgio Pasotti comincia così: tra tappeti kimoni, cinture nere ed arti marziali come karate, kobudo e wushu, del quale è uno dei più grandi campioni a livello europeo. Poi arriva il cinema, il teatro, la televisione con Distretto di Polizia il ruolo dell’Ispettore Paolo Libero, amatissimo dal pubblico. «La recitazione non era in cima a i miei desideri. Fare l'attore, poi, non è mai stato il mio sogno nel cassetto. Tutto è successo per caso. Come molte cose accadono per caso nella vita», racconta Giorgio Pasotti, attore e campione europeo di wushu.
Le arti marziali sembrano essere il perno in cui ha ruotato la sua vita, sia quella agonistica sia quella cinematografica, come è nata questa passione? Ho iniziato grazie a mio padre, appassionato e profondo conoscitore di queste pratiche. Il karate è stata la mia prima passione poi sono approdato al wuhsu.
E per imparare meglio le tecniche di questa disciplina è andato a studiare in Cina Quando arrivai in Cina effettuai i test di ammissione per l'Università di Educazione Fisica di Pechino, una sorta di Isef orientale. Una volta ammesso ai corsi, la mia vita è stata completamente stravolta. Avevo 19 anni, non sapevo una parola di cinese. Per mesi ho tenuto le valige chiuse senza mai disfarle cercando di capire se dovevo rimanere o tornare indietro. Poi sono rimasto.
Ed è arrivata la sua prima esperienza cinematografica nel film Treasure Hunt La produzione stava cercando un ragazzo occidentale che si destreggiasse bene con le arti marziali per raccontare la storia di un giovane americano divenuto monaco del tempio di Shaolin.
Lei ha studiato anche in America Cina e America a livello cinematografico differenze e le analogie? Sono due cose ben distinte. Il cinema in Cina è improvvisazione, fantasia. Non c’è nulla di programmato, nulla di certo. Tutto ruota intorno all’improvvisazione e molto spesso la tua fantasia è il perno su cui gira tutta una scena. In America invece sono talmente programmati su ogni minimo dettaglio che ti dicono anche quante volte devi andare in bagno mentre stai girando una scena.
Il suo maggiore successo a livello di pubblico televisivo lo deve al personaggio dell’ispettore Paolo Libero in distretto di polizia, cosa le è piaciuto di più di questo personaggio? Ho imparato molte cose da Paolo Libero. Lui è l’ultimo romantico, vive l’amore nel senso più classico de termine e non gli importa di essere deriso o rifiutato. Ama Commissario Giulia Corsi (Claudia Pandolfi) e farà di tutto per averla. Non si arrende mai. Io sono molto meno coraggioso di lui, sono timido, ho sempre paura del rifiuto, e sono molto più orgoglioso. Lui invece antepone l’amore a tutto, ed è questa la cosa più importante che ho imparato da Paolo Libero.
Si parla di crisi televisiva, di programmi sciatti e senza senso. La sua opinione al riguardo? Questa è una sorta di tormentone che sento dire da quando ho cominciato a fare questa esperienza cinematografica. Credo che un fondo di verità ci sia. La televisione è in crisi, e questo è un punto, ma è altrettanto vero che dalla crisi nascono sempre le mi migliori idee. È proprio quanto non ci sono i mezzi, che si cerca di migliorare il prodotto. Ogni paese vive la sua crisi di settore. Dobbiamo solo guardare la nostra realtà scavarla fino in fondo e da li ricominciare a mettere le basi per costruire qualcosa di migliore.
Parliamo di musica nel suo sito c’è una interessante iniziativa: quella di un’etichetta discografica on-line come le è venuto l’idea? Tutto è successo un pomeriggio mentre guardavo le statistiche di accesso alle mie pagine web. Il mio sito vanta dalle 50 alle 60mila page views al mese, che sono tante. Così mi è venuta l'idea di usufruire di questo piccolo bacino d'utenza e ho inventato una piccola etichetta discografica.
Però il mondo della musica è in un momento di grande difficoltà non è facile oggi vivere facendo musica Lo so, perché ci sono passato prima di loro, quanto è difficile entrare in questo ambiente senza amicizie o presentazioni. In realtà avevo semplicemente voglia di provare a dare una mano ai giovani musicisti, gruppi o cantanti solisti di qualsiasi genere musicale in tutta Italia, a partire dai canti popolari fino alla musica elettronica.
Se non avesse avuto le esperienze cinematografiche in Cina o in America pensa che in Italia sarebbe stato più difficile sfondare? Se non avessi recitato quella prima volta in Cina forse non sarei qui adesso a fare questo lavoro. Però non posso sapere se in Italia sarebbe stato più facile arrivare. La vita è una sorta di Slinding Doors le porte sia prono e si chiudono e tu varcando una soglia percorri un sentiero una via, che non sai dove ti porterà.
12
marzo
2004
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