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L'"altra" televisione Viaggio allucinante nella miriade di emittenti via satellite: tra il sesso virtuale degli arabi, film in bianco e nero doppiati (male) e videoclip per guardoni
Cose che capitano avendo una parabola, mille canali da "zappare" e una notte insonne. Mai successo di fare zapping e "pilotare" il vostro "dual feed", facendo non una, ma varie volte il giro del mondo? Provateci, è un viaggio interessante e alla fine avrete una passabile idea di cosa i network diano in pasto all'audience mondiale. Prima nota: il mercato del porno ha scoperto l'arabo, l'uomo arabo. Non c'è televisione soft-hard che nella sua promozione free non dedichi ampio spazio a questo pubblico finora volente o nolente escluso da certe visioni. Grazie alla "padella" anche "lui" si gode l'emancipazione. E ora, chi non può permettersi l'harem reale si accontenta di quello virtuale, che è sempre meglio di nulla. Le emittenti via satellite hanno capito il business e, a rischio di beccarsi una maledizione da qualche fedelissimo del Corano, inondano l'etere di messaggi ammiccanti, dove le ragazze magari portano anche il velo, ma solo quello. Per loro la polemica "burka sì-burka no" è lontana anni luce e forse è così anche per i telespettatori che professano la fede a modo loro. Seconda nota: il "dibbattito" rimane il piatto forte di molte emittenti, a tutte le latitudini. Ci sono programmi fiume che vanno avanti per delle ore al cui confronto la Tribuna Elettorale è uno spasso intenso e fugace. Molto in voga nei paesi dell'Est ex-comunisti, che hanno da poco riscoperto il gusto del dialogo e dove tutti vanno a ruota libera. E poi di dibattitti (guai a chiamarli talk-show, perché di spettacolo non hanno proprio nulla) riempiono il più delle volte un palinsesto poverissimo, fatto di film "occidentali" in bianco e nero degli Anni Sessanta/Settanta doppiati da una voce monocorde, sempre maschile, con sottofondo il suono originale. Una vera tortura che solo chi ha a lungo sofferto di astinenza televisiva può sopportare.
Terza nota: la musica, o meglio, il sesso e la musica. Ormai non esiste rap senza bellissime nere sudate seminude che si dimenano in preda a chissà quale droga euforizzante. È una vera orgia, un diluvio di immagini mozzafiato che a ritmo ossessivo ripropongono sempre la stessa "musica". E questo quando andiamo sul soft: la clip hard può coglierti all'improvviso, nel mezzo del giorno o della notte: certi palinsesti sono ormai globali, segnano l'ora di Greenwich per non sbagliarsi e le fasce "protette" non esistono. Fanno da contraltare le kermesse musicali della tv tunisina, marocchina, siriana e talvolta libica dove si svolgono intere maratone di musica tradizionale (altro che Sanremo!) quasi a telecamera fissa: una vera gioia per gli occhi e le orecchie. Quarta nota: le telenovelas. Passate in secondo piano da noi, vanno naturalmente ancora fortissimo in America Latina. Le tv indiane e di Sry Lanka non fanno mai mancare storie di amori impossibili, donne in lacrime e mariti incompresi: ambientazione la media borghesia cittadina che si gode vizi e virtù di una recente agiatezza. Bollywood è si o no il posto al mondo dove si producono più film? E allora largo ai b-movie del genere: per ogni film che arriva in occidente ne esistono centinaia destinati al circuito televisivo. Sono tutti lì, per la gioia di noi tutti.
5
marzo
2004
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