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L'isola dei rissosi Il Codacons: mandate gli ispettori. Magnolia: nemmeno per idea. E la Rai s'accoda
La scorsa settimana l'"Isola dei famosi" è finita nel mirino del Codacons. Il comitato di difesa dei consumatori ha infatti insinuato che il reality show che si sta svolgendo sull'isola dominicana del parco Los Haitises non sia così "real", che le privazioni cui sono sottoposti i personaggi impegnati laggiù possano essere pericolose per la loro salute (ammesso che Ruta e gli altri siano davvero alla fame) e che ci possano essere delle violazioni, anche in buona fede, delle norme locali in materia sanitaria. Il comitato ha chiesto la possibilità di inviare sull'isola un proprio ispettore per sciogliere i dubbi di cui sopra e, nel caso non fosse stato autorizzato, ha sollecitato un intervento della polizia dominicana.
La risposta di Magnolia, società produttrice del format, non si è fatta attendere: nessun ispettore, grazie. In una nota indirizzata al Codacons, la società di Giorgio Gori ha affermato che «i disagi legati a una condizione ambientale ostile, i fastidi causati dagli insetti e provati dai visi gonfi per le punture dei mosquitos, il visibile dimagrimento causato dall'assoluta carenza di cibo sono realtà evidenti e non discutibili. Per quanto attiene alle altre "comodità" - e più precisamente alla loro assenza - crediamo di nuovo che le immagini parlino da sole. Contiamo con ciò di avervi fornito sufficienti rassicurazioni circa la totale veridicità della situazione di "sopravvivenza" sull'"Isola dei famosi"».
Tutto chiuso dunque? No. Questa settimana il Codacons è tornato all'attacco: «Martedì 21 abbiamo inoltrato un esposto all'Autorità delle telecomunicazioni - ha detto Stefano Zerbi, dell'ufficio stampa - perché chieda anch'essa l'invio di un ispettore sull'isola che certifichi le reali condizioni in cui si trovano i protagonisti. In questo modo vogliamo sia tutelata la buona fede dei teleutenti e il loro portafogli, visto che spendono soldi per il televoto. Non ci basta che siano i produttori ad autocontrollarsi».
Allora al Codacons pensano che il format sia una farsa? «No - continua Zerbi -, per noi la buona fede della trasmissione non si discute. Non abbiamo elementi per attaccare Rai e Magnolia, ma la loro reticenza non fa che alimentare i dubbi di molti telespettatori su quello che realmente accade sull'isola a telecamere spente. Proprio da questi dubbi e segnalazioni siamo partiti e ci chiediamo: davvero, chiusi i collegamenti, i protagonisti continuano a fare la fame? Davvero non ci sono per loro gli agi destinati a tutta l'altra gente sull'isola, dai medici agli operatori?».
Lo stesso presidente del Codacons, avv. Carlo Rienzi, ha rincarato: «Continueremo a chiedere l'intervento delle autorità locali e di Greenpeace, che però non ha ancora risposto alla nostra proposta di un blitz sull'isola. A dire il vero, nei giorni scorsi abbiamo ricevuto una e-mail da parte di Marco Mazzocchi, non sappiamo se vera o falsa, con la quale diceva di assumersi la responsabilità di una eventuale ispezione. Ma lui non ci basta: ci autorizzi Rai Due o Magnolia».
Né l'una né l'altra però aggiungono una parola a quanto già scritto nel comunicato di Magnolia: da entrambi gli uffici stampa, interpellati in merito, fanno sapere che non c'è altro da dire oltre alla nota di risposta già emessa. La querelle continua dunque, e la trasmissione pure. E intanto sull'isola Pappalardo & c. continuano a fare la fame... Ma sarà vero?
24
ottobre
2003
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