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I sovversivi dell'etere Lo sciopero dei telespettatori il 13 dicembre 2002
La televisione fa schifo. Su questo presupposto largamente condiviso, un gruppo di giovani milanesi dell'associazione Esterni ha proclamato il 9° sciopero dei telespettatori per la sera del 13 dicembre.
Ma in tempi in cui gli scioperi seri si fanno per davvero era proprio il caso? Sì, rispondono gli organizzatori. «D'altra parte la televisione influenza tutti, anche chi non la guarda con conseguenze indiscutibili sull'immaginario collettivo».
Come funziona l'evento? Si esce di casa, magari non proprio in ciabatte e in tenuta da divano, sicuramente con il telecomando in tasca. Sperando che non si venga scambiati per terroristi o dirottatori di aerei, ci si dirige (a Milano) verso un luogo simbolico, il ponte delle Gabelle. Che sia allusivo del canone Rai non è dato sapere, ma in fondo non è importante.
Quello che conta e che mette davvero d'accordo tutti gli scioperanti è che questa televisione non piace proprio a nessuno. «La quasi totalità degli italiani non è soddisfatta dai programmi televisivi - tuona Beniamino Saibene di Esterni - li trovano inutili, ripetitivi, volgari, superficiali. Un'approfondita discussione con la totalità degli intervistati rivela poi che nessuno si riconosce nella tv di oggi. Provate a chiedere». Già, ma si potrebbe replicare che nessuno dichiara apertamente di avere votato per Silvio Berlusconi che guarda caso è il presidente del Consiglio...
I motivi dello scontento per questa tv sono da imputare, secondo gli scioperanti e secondo il gruppo online di Megachip, all'Auditel. Sostengono che la società formata da tre quote al 33 per cento da Rai, Mediaset e agenzie pubblicitarie riunite nell'Upa (Utenti pubblicità associati) non è affidabile e dal 1986 a oggi ha fornito dati sbagliati sugli ascolti televisivi. A suffragio di questa tesi è stato pubblicato un interessante volume della giornalista Roberta Gisotti, "La favola dell'Auditel". È in uscita a marzo del 2003 un nuovo libro di Giulio Gargia dal titolo "L'arbitro e il venduto", un esperto in materia, secondo cui "quello che all'Auditel rilevano sono televisori accesi senza nessuno davanti. Su un tempo totale di presunta visione televisiva, c'è una percentuale altissima di gente che non guarda la tv". E c'è dell'altro, spiega Gargia: «L'Auditel ha tre denunce pendenti: un esposto alla magistratura per turbativa di mercato, una denuncia alla magistratura per omesso controllo da parte dell'Authority che dovrebbe vigilare sulle corrette rilevazioni, e una denuncia da parte dell'associazione dei consumatori all'Authority per omessa diffusione di alcuni dati delle rilevazioni.».
«Siamo sicuri - si chiedono questi sovversivi dell'etere - che il campione d'inchiesta di Auditel (circa 14mila individui suddivisi in 5075 famiglie) rappresenti davvero 55 milioni di telespettatori?». Domanda retorica. Ma la risposta non lo è. E lo dimostrano gli accessi al sito internet della manifestazione che da qualche giorno mette in bella mostra un sondaggio molto semplice racchiuso in una dichiarazione programmatica: «Il 13 dicembre 2002 non guarderò la televisione». Hanno risposto in 40mila, ben oltre il numero delle famiglie Auditel.
13
dicembre
2002
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