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Il "Bulldozer" impertinente Vergassola si confessa fra donne, politica e tv: «E c'è una che me l'ha data»
Sagace, salace, ai limiti dell'ingestibile. Dario Vergassola, davanti o dietro al palcoscenico, è un vero fiume in piena sempre sul filo fra serio e faceto. Tanto che spesso diventa impossibile sbrogliare la matassa della sua sottile ironia e capire dove finisca la battuta e dove cominci la verità. Ma tant'è: la sua forza è proprio questa. Se siete pronti a infliarvi in un viaggio ai limiti dell'assurdo e non nella solita intervista, allacciate le cinture di sicurezza.
Dario, un primo bilancio di Bulldozer? La trasmissione mi ha già dato un grosso insegnamento: stare alla larga dalla Panicucci.
Che cosa ti piace di questa tua esperienza? Beh, tanto per cominciare che lavorando in tv è sempre più facile conoscere le "fighe".
Da esperto in materia, quale donna metteresti sul podio? Da pippaiolo convinto quale sono, sicuramente mia moglie.
Teatro, musica, libri, fiction e cabaret: ma qual è la tua vera dimensione? Finalmente inizio a scoprirla: la mia vera dimensione è quella di non andare a lavorare.
A proposito di lavoro, il tuo ti piace? E come non potrebbe? Io ero un operaio, sono cascato nella fortuna. Come potrei lamentarni?
Le tue interviste assurde alle bellone di turno a Zelig sono state la tua definitiva consacrazione: ma le tue "vittime" non si sono mai arrabbiate? All'inizio non capivano, erano spiazzate e spesso si offendevano. Del resto la grandezza del cervello è pur sempre inversamente proporzionale a quella delle tette. Poi, però, quando la cosa ha iniziato a prendere piede e a piacere si proponevano loro stesse per un'intervista. E avrebbero fatto "qualsiasi cosa" pur di farsi intervistare.
A proposito: qualcuna "te l'ha data" dopo l'intervista? Eddài, non farmi fare il nome della Merz...
Dopo le bellone sei passato a intervistare i calciatori: mai avuto il sospetto che non capissero le tue domande? Sì ma era ben più di un sospetto.
Dove vivi durante la settimana? A Spezia. Là non mi caga nessuno. E una bella boccata di vita normale fa bene ai polmoni.
Hai figli? Sì un giovane rasta dj di 20 anni che si chiama Filippo e Caterina che ha 15 anni.
E tua moglie? Non vuole che la nomini, ma è la parte sana della famiglia.
Sono stati assegnati da poco i Telegatti: un tuo pensiero in merito? Non li ho mai visti, non ci sono mai andato. Io una volta, però, presentavo i Teleratti.
Come spieghi questa grande ondata di cabaret in tv? Il cabaret non è mai morto. Sta solo conoscendo una fase nuova.
Si sente, però, l'assenza di una certa satira politica... Forse a qualcuno in alto non piace la satira politica e questo può determinare il blocco di certi canali che invece sarebbero molto fertili.
Eppure la maggioranza dei comici è di sinistra. Perché? Credo sia una questione di estrazione sociale, di cultura. Quarant'anni di Democrazia Cristiana hanno formato questa genereazione di comici. E poi il comico nasce povero e sfigato. Anche se parecchi quando arrivano al successo se ne dimenticano e s'infilano nelle beauty farm.
Che cosa vuoi fare da grande? Il partigiano. Sento un po' di scricchiolii e vorrei farmi trovare preparato.
Abbiamo aperto con la Panicucci, chiudiamo con la Panicucci. Dimmi qualcosa di carino sul suo conto... Quando sono arrivato credevo che fosse una salma. Invece sembra quasi umana. Ma non posso dire che è meglio del previsto, sennò Aldo Grasso mi fa il culo...
30
maggio
2003
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