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I sospetti di Antonio Ricci Il papà di "Striscia" spara a zero sull'Auditel e difende la scelta delle Lecciso: «Ci sono servite per fare una denuncia»
L'occasione ufficiale è quella della presentazione dell'ennesima edizione di "Paperissima", quest'anno condotta da Michelle Hunziker e Gerry Scotti. In realtà i giornalisti in sala parlano solo delle Lecciso (si va da «sanno cosa vogliono e fanno bene a mettersi in mostra» a «il declino della tv è iniziato») e tutti gli occhi sono puntati su Antonio Ricci. Dopo le solite domande di rito sul programma, che propina anche quest'anno spose che scivolano, capelli che prendono fuoco, bambini che sputano pappa e cani che fanno numeri da circo, Ricci traghetta i giornalisti nel suo ufficio e lì improvvisa una conferenza stampa tutta sua. E spara a zero sull'Auditel.
«Non è deprimente fare le denunce sociali e poi fare ascolti con le Lecciso?» è la domanda che apre le danze. Ricci non aspettava altro: «No, è denunciante, vuol dire che l'Auditel è nudo e lo abbiamo dimostrato. Stiamo giocando a un gioco strano: a noi hanno allargato la porta e hanno ristretto quella in cui dobbiamo segnare. Ormai sono considerato un guru, perché sono in grado di indovinare lo share di praticamente qualsiasi programma, perché l'Auditel è così, è prevedibile. Conoscendo perfettamente il campione di utenti che ne fanno parte, mettendo le Lecciso a "Striscia" abbiamo semplicemente dimostrato che per fare gli ascolti basta dare a chi fa l'Auditel ciò che chi fa l'Auditel vuole». La teoria di Ricci è semplice: le persone che compongono il cosiddetto "campione" non sono più rappresentative dell'attuale società italiana. «Costanzo la domenica batte Bonolis con i Costantino. È questo il target - prosegue Ricci -, mi spiego? Io spero che correggano l'errore Auditel ritarandolo. Essendo io un'anima candida, voglio pensare che sia un errore. Voglio dire, che alla fine le Lecciso sono i nostri pacchi, ci sono servite per centrare il fenomeno Auditel, per far capire che il campione rispecchia un Paese che non esiste, che non è reale, che è deteriore e soprattutto che non interessa ai pubblicitari». E qui arriva la vera bordata: «Il nostro competitor (Bonolis, ndr.) registra ogni sera sempre gli stessi dati di share, qualsiasi cosa succeda, qualsiasi cosa facciamo noi, sia che saliamo, sia che scendiamo. Questo vuol dire che a lui è stato consegnato un pacchetto audience garantito». Non contento, Ricci ha pagato di tasca sua una ricerca sui dati d'ascolto che, a sentir lui, ribalterebbe i dati Auditel: «Anche l'autorità di garanzia si è accorta che c'è qualcosa che non va e un mese fa ha chiesto un incontro con quelli dell'Auditel per rivedere un po' di cose. Insomma, chi ha fatto questo studio per noi, per dirne una, ha avuto difficoltà a trovare le famiglie monocomponenti di cui l'Auditel tanto parla. Gli unici che hanno risposto al telefono, non erano single, ma anziani soli». L'idea che Ricci vuol far passare, è che il calo d'ascolti di "Striscia" di fatto non esista e che sotto ci siano manovre più losche: «Io non mi sento in bilico e se ci cancellano, come qualcuno vuole, non è certo per l'Auditel visto che per gli investitori pubblicitari noi siamo più appetibili di qualunque pacco. Ormai riceviamo pressioni da ogni parte, da case di produzione, siti, giornalisti compiacenti...». A domanda precisa, «Chi vi vuole morti?», Ricci risponde schivando: «Ma non lo so, io non so niente». Un quesito, allora, sorge spontaneo: se la Rai sa che "Striscia" li tiene sotto tiro e li osserva col telescopio, come mai continua a commettere gaffe col programma di Bonolis (l'ultima quella della vincita dell'amico della produttrice)? «Perché hanno l'arroganza degli ascolti garantiti» risponde sicuro Ricci, che aggiunge: «Comunque, guarda caso, se non sei abbonato Telecom ai programmi della Lotteria non riesci mai a partecipare»... La guerra è ufficialmente (ri)aperta.
In chiusura Ricci spara l'ultimo colpo, rivangando la storia della consegna del tapiro a Del Noce (quando il direttore di Raiuno prese a microfonate Staffelli) e lasciando intendere che in fondo tutta l'informazione è controllata: «Vi invito a riflettere sul fatto che nessuno di voi giornalisti scrisse nulla sulla questione. Quando consegnammo il tapiro a Del Noce eravamo a due giorni dall'approvazione della Gasparri. Bonolis aveva fatto quelle dichiarazioni sull'Italia regime su L'Espresso, poi era stato costretto a rimangiarsele, ma Del Noce non sapeva che nel frattempo le aveva riconfermate ai microfoni di "Striscia". Ecco, ci aspettavamo che Repubblica scrivesse un articolo su di lui con toni tipo "guardate che arroganza l'uomo di Forza Italia" e invece scrissero un articolo contro di noi. E poi, combinazione, due settimane dopo il direttore di quello stesso giornale, Ezio Mauro, era da Bonolis a pubblicizzare i romanzi inserto di Repubblica. Sarà sicuramente un caso».
10
dicembre
2004
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