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Fischietti superstar

Franco Carraro ha deciso di mandare cinque ex arbitri a scuola d'immagine dal professor Maurizio Costanzo. Il dibattito è aperto

Per evitare che gli arbitri vengano massacrati sulla pubblica piazza (vale a dire in uno dei tanti salotti sportivi televisivi) ma anche per renderli presentabili (una via di mezzo tra istruiti, addestrati e convincenti) agli occhi del pubblico e rispetto agli interessi della Federcalcio. Per aiutarli a padroneggiare la lingua mediatica e per evitare che venga messa alla berlina un'intera categoria. Per commentare l'operato dei colleghi ancora in attività e buttare acqua sul fuoco delle polemiche verbali e sulle accuse di partigianeria.

Franco Carraro non ha fatto mistero delle sue intenzioni rispondendo così a quanti hanno levato gli scudi contro la decisione di mandare a scuola d'immagine alcuni ex fischietti di fama per prepararli all'arena televisiva. A non convincere i detrattori del nuovo corso federale, sono soprattutto due cose: la quota d'iscrizione al corso e il maestro.

«La Figc è una grande organizzazione con un bilancio abbastanza consistente di 200 miliardi di vecchie lire», ha fatto sapere Carraro. Come a dire: l'assegno intestato alla Maurizio Costanzo Communication che sarà staccato alla fine delle lezioni (secondo alcune indiscrezioni il compenso si aggira tra i 100 e i 150mila euro all'anno) non è un problema per le casse della Federazione. Questione economica risolta o, quantomeno, liquidata. Con buona pace della crisi finanziaria del pallone tanto cara ai vertici della Figc.

In quanto alla scelta di affidarsi alla società di comunicazione dell'anchorman di Mediaset, Carraro ha replicato: «Trovo ingiusto affermare che sarebbe immorale rivolgersi a una società di consulenza di prestigio che ha clienti di livello nel pubblico e nel privato. Spendere così gli euro è un investimento». Nessuna regalia quindi né, tanto meno, una spesa inutile.

Sono lontani i tempi in cui Graziano Cesari si beccava un deferimento alla Commissione disciplinare dell'Aia per aver rilasciato alcune dichiarazioni ai microfoni di "Controcampo" e della "Domenica sportiva" dopo il posticipo tra Inter e Roma. Era il 24 marzo del 2002 e i vertici della classe arbitrale, considerarono imperdonabile uno sconfinamento così plateale rispetto ai rigidi dettami interni. E pensare che Cesari da qualche mese, appeso al chiodo il fischietto, sta dando mostra di grande abilità e scioltezza davanti alle telecamere di "Controcampo" (un po' meno nelle televendite a fianco di Elisabetta Canalis, ma quello non è proprio mestiere suo).

Altrettanto tagliati per i palcoscenici televisivi sono sembrati altri ex arbitri: da Gino Menicucci (per molto tempo ospite fisso del "Processo di Biscardi") a Carlo Longhi (moviolista ufficiale della Rai), da Angelo Bonfrisco a Paolo Casarin, entrambi impegnati a vario titolo in talk-show calcistici.

I cinque scolari prescelti da Carraro sono Roberto Bettin, Alessandro Guidi, Luciano Luci, Rosario Lo Bello e Marcello Nicchi. Saranno Maurizio Costanzo e i suoi esperti a stabilire se sono loro i più adatti a frequentare le lezioni che faranno di un ex arbitro il perfetto portavoce televisivo federale.

24  gennaio  2003

  Barbara Del Pio
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Il 9 marzo del 1997, Pierluigi Collina (il pluridecorato fischietto di Viareggio) si presentò davanti alle telecamere per giustificare la non assegnazione di un gol di Maurizio Ganz, allora interista, contro la Juventus. Nessun deferimento né richiami ufficiali. Collina era infatti stato autorizzato a parlare dagli stessi vertici della classe arbitrale. Sorte diversa per Massimo De Santis che, dopo Juventus-Parma (1-0), stagione 1999-2000 rilasciò all'Ansa alcune dichiarazioni sulla rete annullata a Fabio Cannavaro nei minuti finali della gara. Strappo che gli costò tre mesi di squalifica.
Il maestro
«Il calcio è troppo esclusivista - ha dichiarato Maurizio Costanzo - sembra che soltanto chi ci sta dentro possa parlarne». Qualche pillola di saggezza: «Lo scopo è riuscire a trovare un linguaggio neutro e sintetico. Se in tv si aprono troppe parentesi non va bene perché non si vede quando vengono chiuse e il discorso si perde».
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