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Abiti griffati "carcere"

Su internet vanno a ruba i capi di abbigliamento confezionati dai detenuti di un penitenziario di Berlino

Ci sono vestiti e vestiti. Quelli confezionati dalla mani dei carcerati di un penitenziario delle capitale tedesca, ad esempio, stanno andando letteralmente a ruba su internet.

A stupire, non tanto che i detenuti si cimentino in attività sartoriali (pratica assai comune soprattutto nei penitenziari americani) quanto l'elevato numero di acquirenti che fanno a gara per aggiudicarsi online camicie, scarpe, borse e pantaloni griffati "Haeftling" (in tedesco detenuto). Jailwear since 1898".

Interessati a questi capi d'abbigliamento prodotti dietro le sbarre non solo tedeschi. Richieste arrivano infatti un po' da tutte le parti del mondo come Gran Bretagna, Olanda, Austria, Los Angeles, Hong Kong, Zurigo e Buenos Aires. E non solo: 2.700 gli articoli ordinati dall'11 luglio a oggi. Un successo sicuramente inaspettato e ben oltre le più ottimistiche previsioni dei 1.700 carcerati rinchiusi nel penitenziario.

Digitando Haeftling.de, in data 29 agosto 2003, si scopre che le prenotazioni sono state bloccate e che chi ha già ordinato un capo dovrà attendere per la consegna a domicilio fino a 8-12 settimane.

In realtà, l'attività di taglio e cucito, una delle tante previste per i reclusi, ha una lunga tradizione nel penitenziario di Tegel e risale al 1898, anno della sua fondazione. Ma è solo negli ultimi tempi, che le vendite sono andate via via moltiplicandosi.

A incentivare le richieste molto probabilmente la decisione di adottare un marchio ("Haeftling" per l'appunto) in grado di far capire facilmente che si tratta di capi di abbigliamento prodotti in un penitenziario e destinati all'esterno, un'azzeccata campagna pubblicitaria (un poster che mostra un detenuto in posa da foto segnaletica e con in mano una tabella che contiene l'offerta di vendita dei prodotti "Haeftling") e il ricorso alla rete per la loro vendita.

Chi saranno però i beneficiari di questo boom di richieste? «Il denaro - ha sottolineato Ulrich Fehlau, responsabile del settore lavorativo del carcere berlinese - va al 100 per cento nelle casse del carcere. Il 70 per cento circa a sostegno delle iniziative di lavoro nel penitenziario e il restante 30 per cento a beneficio degli stessi detenuti, tra l'altro per l'acquisto di libri destinati alla biblioteca del carcere o per migliorare le installazioni sportive e i locali comuni».

La paga giornaliera dei reclusi impegnati nella produzione di camicie, giacche e scarpe oscilla tra i 7,71 e 12,85 euro. Peccato che non siano previsti "premi di produzione".

29  agosto  2003

  Marcella Gaudina
  dalla rete
Dietro le sbarre col pc I corsi del carcere di Bollate a Milano
Lettere ai carcerati Un business gli amici di penna
Guardie e ladri Cronaca giudiziaria

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Rapper alla moda
Anche le stelle della musica rap si danno all'abbigliamento. Star del calibro di Eminem e 50 Cent hanno deciso di arrotondare i loro guadagni lanciando sul mercato le loro linee di vestiti. Il re bianco del rap, al secolo Marshall Mathers III, dopo il successo cinematografico di 8 Mile ha firmato una linea completa di capi d'abbigliamento con il suo nome d'arte "Shady", che sarà in vendita nei grandi magazzini americani in autunno: magliette per 30 dollari, jeans rigorosamente con il cavallo alle ginocchia per 60 e piumini e giacche di pelle sui 300 dollari. "G Unit" invece il nome scelto dal rapper nero della hit Wanksta come nome per la sua linea di moda che debutterà nei negozi la prossima primavera e che sarà talmente originale da distinguersi nell'indistinto mare del look metropolitano.
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