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Max Gazzè fa cinquina Esce l'ultimo album dell'artista romano, che dichiara di amare Caparezza e odiare gli mp3
Dopo due anni e mezzo di silenzio, esce l'ultimo album, il quinto, di Max Gazzè. Si intitola "Un giorno" ed è un'opera collettiva, che l'artista ha realizzato insieme alla sua band dopo un tour che li ha portati in giro per l'Europa a caccia di nuove sonorità. Un disco vintage, l'intera strumentazione, usata in sala d'incisione, è precedente agli Anni Settanta, inclusi mixer e microfoni. L'amplificatore è un Vox del '65, lo stesso utilizzato da Paul McCartney negli anni d'oro dei Beatles, mentre la batteria è una Rogers degli Anni Sessanta. «Si perché - spiega Max - abbiamo voluto lavorare sulle armonie e gli arrangiamenti, utilizzando strumenti di un certo tipo, microfoni di una volta, sovraincisioni. In questo modo il prodotto che la gente ascolterà dal vivo sarà uguale a quello che ha ascoltato a casa».
Durante la lontananza dalle scene che cosa hai fatto? Sono andato a suonare all'estero, con artisti come Stephan Eicher, per citarne uno. Poi ho fatto una tournée come bassista (cosa che mi diverte molto) e, infine, con i miei amici della band mi sono occupato del nuovo disco, che, ci tengo a dirlo, è davvero un lavoro di gruppo.
Un paio di anni fa parlavi di voler andare in Madagascar a caccia di suoni da utilizzare per un nuovo cd. L'hai fatto? No, ho girato per l'Europa in compenso, tra festival e circoli culturali. Ho trovato cose che mi hanno arricchito e che hanno soddisfatto la mia curiosità, soprattutto in Francia e Germania. È importante nutrirsi di stimoli per poi riconvertirli in musica. Questo disco, tra l'altro, punta molto sulla comunicazione, sul linguaggio musicale, sulla naturalezza dei suoni. È istintivo.
Nell'album ci sono 11 brani, molto diversi tra loro. Si va dalle ballate a pezzi più leggeri e ironici. Qual è il pezzo a cui tieni di più? È un disco molto sereno, che nasce dal grande amore di chi ci ha lavorato. In realtà, all'inizio, ho composto molte più canzoni, poi ho fatto una selezione e ho lasciato quelle che meglio mi rappresentavano. Tra i miei brani preferiti c'è "Annina", che ha un passaggio molto ironico, in cui si dice: «Faccio tutto questo per te, amore mio, ma se tu vuoi fare una cosa per me, amore mio, per cortesia stai zitta». Che in realtà è una canzone di speranza, perché tante volte nei rapporti d'amore si finisce per lasciarsi, per motivi futili, dimenticandosi di quanto ci si vuole bene.
Parliamo della musica in tv, che ha molto poco spazio. Qualche comparsata nei programmi della domenica e un paio di trasmissioni clone come "Cd: live" e "Top of the pops"... Meglio la radio? Peccato che abbiano tolto Red Ronnie, che dava opportunità a molti giovani di suonare e a noi di ritrovarci. Ora ci sono questi programmi playback in cui vai, presenti il tuo brano e fine. Di discutere di musica non se ne parla. È una cosa penosa. Dal vivo non si fa più nulla, purtroppo.
So che ricevi molti demo dai tuoi fan, che ne fai? Mi fa amarezza, perché io li sento questi nastri, a volte trovo delle cose davvero interessanti e in passato ho provato a sponsorizzarle e a proporle, ma ho avuto delle grandi delusioni. Forse quel che piace a me non piace al mercato. Perciò lo dico sempre ai ragazzi che mi avvicinano: non illudetevi. Però poi cerco comunque di mandare loro delle mail, per far sapere almeno la mia opinione.
I prezzi dei tuoi concerti sono popolari: manterrai questo trend? Assolutamente sì. La mia è una scelta, sono musicista e mi piace suonare, preferisco fare più date a meno, che farne meno e alzare i prezzi. Per ora non c'è nulla di stabilito, ma stiamo preparando nuovi concerti, con brani riarrangiati in modo molto particolare.
Parliamo del p2p. Contrario a chi scarica mp3? Parliamo di pirateria? Certo che sì. Se si scaricano il disco e se lo masterizzano, ovvio che sono contrario. Se vogliono solo avere un'idea del prodotto e sentire qualche pezzetto di qualche brano online, allora va bene. Però ci tengo a dire che l'mp3 ha una qualità disgustosa. La gente come me lavora mesi in studio e poi? Che senso ha ascoltare la musica in questo modo? Sono cose che non posso permettere.
9
aprile
2004
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