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il protagonista 
Il reverendo Tom Cruise

L'attore a Roma per il lancio de "L'ultimo samurai" esibisce i suoi buoni sentimenti, scopre il rispetto per le altre culture, e parla dei suoi valori: onore, integrità e responsabilità

È un Tom Cruise "senza trucco né inganno" quello che si vede guerreggiare nell'ultimo film di Edward Zwick, "L'ultimo samurai". Fisicamente l'opera più impegnativa per l'attore che ha accettato di vestire i panni di un antico guerriero giapponese assumendosi anche l'onere di imparare a cavalcare e contemporanemente brandire due sciabole durante i furiosi combattimenti che costituiscono la parte più spettacolare della storia. Una prova fisica strettamente legata alla spiritualità che pervade l'arte della guerra orientale. «Grazie a questo film - ha esordito Cruise nel corso della presentazione a Roma - ho conosciuto la cultura degli eroi e gli ho reso omaggio».

Pare che Cruise sia "realmente" diventato un samurai durante i lunghi mesi di preparazione e sul set, acquistando l'aplomb e lo spirito di sacrificio dei guerrieri giapponesi: virtù che gli hanno permesso di rimanere impassibile anche quando ha rischiato la decapitazione per un colpo di sciabola sbagliato. Insomma, tutto "very realistic", nel limite del possibile, in controtendenza con le produzioni attuali, rimaneggiate al computer, con la Storia riveduta e corretta. «Qualcosa è successo al cinema - ha detto il regista Zwick, noto per "Vento di passioni", "Uomini di gloria", "Fuga per un sogno" - qualcosa di nuovo ha cominciato a fare parte del vocabolario del cinema: si è perso il senso del pericolo e dell'autenticità». Cruise e Zwick (Cruise è anche nella veste di produttore del film, oltre che di attore protagonista affiancato dalla star giapponese Hiroyuki Sanada) ritengono che la standing ovation tributata alla prima giapponese e il buon successo della pellicola in America sia merito soprattutto dello spirito di autenticità che pervade le scene del film, molto fedele alla filosofia dell'arte bellica nipponica. Un ruolo che ha lasciato il segno nella vita di Cruise quasi fosse stata un'esperienza mistica: «Una delle cose più importanti della vita - ha detto testalmente - è che la verità è la verità. La cosa più bella che possiamo fare è imparare dalle persone e dalla loro cultura. Dobbiamo aiutare gli altri, abbattere le barriere. L'ignoranza e l'analfabetismo sono alla base dell'ingiustizia e del razzismo. Bisogna trarre piacere dal dedicare il tempo agli altri, esaltare la conoscenza: solo così si possono eliminare i conflitti».

E per la prima volta l'attore ha rotto un tabù parlando della sua appartenenza alla "chiesa" di Ron Hubbard, Scientology: «Sapete che sono un seguace di Scientology e per questo ho sempre creduto nella vita e cercato di aiutare gli altri. Ho sempre cercato capire quali sono le cose giuste e quelle vere e ho sempre desiderato condividere con gli altri quello che ho. E questo sin da bambino, quando spartivo le caramelle con mia sorella. Cerco di fare del mio meglio per rimediare alle cose che non vanno, la tossicodipendenza, l'abuso di psicofarmaci, l'analfabetismo. Credo che sia molto importante dare agli altri rispetto e dignità». Parola del samurai-predicatore Tom. Amen.

9  gennaio  2004

  Andrea Muti
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Samurai si diventa
Per diventare un "vero" samurai Tom Cruise ha non solo studiato il giapponese e i testi "sacri" per apprendere la disciplina interiore del combattimento, ma si è sottoposto a un tour de force fisico che lo ha portato in otto mesi di allenamenti ad accrescere la propria massa muscolare di ben dieci chili. L'attore ha anche imparato il Kendo, le arti marziali giapponesi e a combattere cavalcando con due spade.
La passione di Ed Zwick
Il regista Ed Zwick, premio Oscar come produttore di "Shakespeare in love" e autore di film di successo, a cominciare da "A proposito della notte scorsa" del 1986, ha detto che la sua carriera cinematografica è stata ispirata dalla visione de "I sette samurai" di Akira Kurosawa: «Dopo averlo visto, ho deciso di studiare tutti i suoi film. Anche se allora non ne ero consapevole, mi ha spinto a fare cinema».
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