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il protagonista 
Le emozioni di Maya Sansa

Dal successo di "La meglio gioventù" di Marco Tullio Giordana a quello di "Buongiorno notte" di Bellocchio

Milano, interno notte. L'interno è quello di una pizzeria e la notte è quella del 24 settembre 2003, a qualche ora dal suo 28esimo compleanno. Lei è Maya Sansa e sta seduta di fronte a Marco Bellocchio, il cineasta che l'ha diretta in "Buongiorno notte" (2003) e "La balia" (1999) e che ha appena ordinato una pizza napoletana. Sullo sfondo suona "Quando" di Pino Daniele e la chiacchierata potrebbe anche prendere una piega meno professionale vista la spontaneità di Maya, ma, c'è da dirlo, l'autorevole presenza di Bellocchio incombe un po'. Il maestro gentilmente si schermisce ed è persino disposto a cambiare tavolo per non influenzare l'intervista. Nel frattempo Maya ha deciso. Prende un'insalata senza mozzarella e nell'attesa parla di sé, rispettando con dedizione l'impegno preso per questa conversazione, dopo una serata assolutamente trionfale. Centinaia di persone l'hanno appena ascoltata nell'incontro alla libreria La Feltrinelli insieme al suo regista e all'attore Giovanni Calcagno, l'hanno applaudita, accolta con un affetto che l'ha colpita fino a emozionarla in un pianto liberatorio mentre firmava autografi e riceveva libri in regalo. A differenza di altre sue colleghe è straordinariamente spontanea e colpisce davvero la profondità e la lucidità delle sue risposte.

Innanzitutto, Maya è il tuo nome vero o un nome d'arte?
No, è il mio nome, l'ha scelto mia madre.

Il 2003 è stato un anno professionalmente ricco con "La meglio gioventù" di Giordana, "Buongiorno notte" e "Il vestito da sposa" di Fiorella Infascelli. Vorremmo un tuo bilancio di questo periodo.
Come dici tu è stato un anno molto intenso e anche il 2002 lo è stato con le riprese di Giordana. Per quanto sia un film di sei ore ha richiesto a me un impegno minore rispetto ad altri lavori più brevi, ma è stato un set molto piacevole da questo punto di vista. Il personaggio che dovevo affrontare è solare, con una certa leggerezza, ma anche profondità. Le circostanze di dover lavorare una volta alla settimana anziché cinque mi hanno aiutato molto anche a stare bene e a fare bene sul set e con il personaggio. Gli altri due film, "Il vestito da sposa" e "Buongiorno notte" sono stati sicuramente molto più intensi e hanno richiesto a me come attrice un lavoro più specifico ed emotivo, di mettermi in gioco in modo molto diverso, più legato alla ricerca del personaggio: capire il "perché", il "per come" soprattutto per quanto riguarda Chiara in "Buongiorno notte".

Ti senti più vicina alla solarità positiva di Mirella (il personaggio del film di Giordana) o alla problematicità e alla contraddittorietà di Chiara?
Sinceramente a entrambe in periodi diversi. C'è una parte di me che comunque è molto più vicina a Chiara ed è quella meno ovvia, perché il mio modo di rapportarmi al mondo esterno è quello di una Mirella, con la sua solarità. Perché no: se non ho motivo di star male o provar rabbia nei confronti di qualcuno il mio primo approccio è quello della solarità. Forse nel momento in cui c'è una crisi non ho la capacità di Mirella, bensì credo a volte di essere più vicina al personaggio di Chiara nel momento della difficoltà, della frustrazione, dell'estremismo. Non certo nella politica, ma nella mia vita privata, nei rapporti, nel cinema.

Che idea ti sei fatta del periodo storico delle brigate rosse?
Un'idea chiara non ce l'ho ancora e forse non me la farò mai, ma penso che anche le persone che lo hanno vissuto non abbiano un'idea che si possa definire. Sicuramente è stato un periodo importantissimo a partire dal Sessantotto con una fase più luminosa come la rivoluzione sessuale, politica, come approccio di gruppo alla vita, all'ideologia: è stato condivisione, ha cambiato le cose e oggi credo che dobbiamo essere molto grati al '68. Negli anni '70 parlando dell'aspetto politico c'è stata una grossa crisi. Quell'ottimismo e quella positività ha iniziato a sgretolarsi perché la politica ha preso il sopravvento. Forse se gli hippy avessero preso il sopravvento sarebbe andata meglio (sorride). L'estremismo nella politica si è rivelato negativo. Per quanto riguarda i brigatisti, il '78 con il rapimento Moro fu un suicidio.

Pensi che le azioni radicali (siano esse legali o illegali) possano in qualche modo contribuire a cambiare la nostra società?
La cambiano sicuramente, adesso bisognerà capire se in meglio o in peggio. Con i se e con i ma la storia non si fa. Io non so che cosa sarebbe successo se non avessero agito così. Io appartengo a un'altra generazione e mi vivo la storia a cose fatte. Sicuramente loro avevano le loro motivazioni e venivano da un contesto storico-politico che li ha portati a credere a questa possibilità. Marco li definisce dei folli. Non so neanche se sia stata follia, non riesco a definirla follia, non riesco a definirla proprio. Anche stupidità, forse eccessiva intelligenza, a volte avere troppe idee è negativo, credo sicuramente fanatismo, il fanatismo non mi piace. Quando un'ideologia diventa l'unica via, una religione diventa l'unico modo , mi sembra impossibile da concepire, allora che fine fanno tutti gli altri? Le cose sono andate così, ma quello che è importante oggi è cercare di capire, non condannare, è inutile. Anche da parte di chi ha subito, un atteggiamento di chiusura, di non accettazione trovo che sia una forma di strano fanatismo.

Quanti copioni ti hanno proposto dopo Cannes e Venezia?
Ma guarda, pochi e non particolarmente coinvolgenti. Non mi sono innamorata di nessun copione che ho letto.

Ti piacerebbe far parte delle prossime giurie del festival di Venezia?
Non lo so perché, non riesco ancora a capire quale sia veramente il fine di questi festival con i premi. Tanta pubblicità, promuovere i film e questo lo capisco, però poi alla fine - non solo in questo caso con Marco - c'è sempre chi resta deluso, c'è sempre qualche scandalo. Io molte volte non ho capito altre premiazioni, non è assolutamente la prima volta. Sicuramente mi piace l'idea di far parte di una giuria in quanto mi piace il cinema e quando ci vado come attrice non lo vedo, invece magari come giurata potrei vedermi tutti i film con il tempo necessario perché sarebbe il mio lavoro.

26  settembre  2003

  Daniele Passanante
  dalla rete
Maya Sansa I film in cui ha lavorato
La meglio gioventù Lo speciale di News2000
01distribution La casa di distribuzione di Rai Cinema

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Biografia
Maya Sansa è nata il 25 settembre del 1975. Durante la scuola superiore a soli 14 anni inizia a studiare teatro. Nel 1994 consegue la maturità classica. Dopo il liceo segue lo "Shakespeare adition course" al Covent Garden tenuto da Rodney Archer a Londra. Nel 1995-'96 frequenta un corso di teatro di due anni "Two years acting course City Lit" tenuto da Archer e nel 1999 si dilploma alla "Guildhall school of music and drama" di Londra. Nello stesso anno esce "La balia" di Marco Bellocchio dove Maya ha il ruolo della protagonista. Gira altri film nel 2001, "Benzina" di Monica Stambrini, "Luce dei miei occhi" di Giuseppe Piccioni. Nel 2002 è diretta da Giordana e nel 2003 arriva il successo a Venezia con il film di Bellocchio.
Cinema e Storia
Il cinema italiano contrariamente ad altre cinematografie proprio in questi mesi celebra la Storia. Sono molti i film che si rifanno a fatti storici realmente accaduti come il già citato film di Giordana, come "Segreti di Stato" di Paolo Benvenuti o l'orrendo "Piazza delle cinque lune" di Renzo Martinelli. Secondo te perché? «Forse - risponde Maya Sansa - un po' perché non l'abbiamo fatto in maniera approfondita prima. In Germania l'hanno già fatto con "Heimat". Quest'anno è il 25ennale del sequestro Moro e questo è stato un motivo. Sul film di Marco Tullio credo che siano anni che lavora su argomenti che riguardano la nostra storia. Secondo me è più una coincidenza, sicuramente c'è anche un'esigenza che deriverà dalla situazione catastrofica che viviamo ora e quindi c'è una voglia di dire chi eravamo e cosa stiamo diventando, di confrontarci con il passato e con il presente».
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