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Mai dire Cortellesi La bella e brava Paola, dalla tv al cinema, dal concerto del 1° maggio al teatro e ritorno
Dalle macchiette e le comparsate gialappiane in televisione passa con disinvoltura alla conduzione di programmi come "Libero", alla partecipazione nel varietà con Gianni Morandi "Uno di noi", alla radio, al teatro, al cinema. Paola Cortellesi, quasi trentenne (il 24 novembre di quest'anno), ne ha fatte davvero di tutti i colori. Dal 1999 ha partecipato a 8 film italiani. Che cosa ne pensa del nostro cinema? «Il cinema italiano... sarebbe presuntuoso parlarne dato che lo frequento da così poco tempo. Ne posso parlare da spettatrice. Ho una passione per la commedia all'italiana, per la commedia amara. Vado pazza per Mario Monicelli. Trovo che riuscire ad affrontare argomenti drammatici con toni ironici sia importantissimo».
Monicelli è una colonna portante del nostro cinema, ma chi ti piace fra i registi più giovani? Di registi bravi oggi ce ne sono, per esempio Paolo Virzì.
Il lavoro negato è il tema dell'ultimo film in cui reciti la parte di una dei protagonisti. Titolo: "Il posto dell'anima" di Riccardo Milani. Non è certo la prima volta che al cinema si parla di operai e di lavoro. Si torna a fare cinema sociale o politico. Pensi che sia utile? «Ho visto Ken Loach, non so se è utile, il film serve a emozionare. Certe volte c'è un equivoco: certi film sono utili perché sono anche delle inchieste. L'ironia rende questo film, come altri film, più morbidi, più dolci nel riprodurre la realtà. La commedia, che è nel carattere degli italiani aiuta questo lavoro».
Non c'è il rischio che il messaggio sia meno efficace, più ammorbidito appunto? «L'ironia può rendere questo film meno efficace a un primo sguardo, ma invece gli fa bene. Emozionare fa bene». Alcuni precedenti: nelle sale, in contemporanea al film di Milani vale la pena di guardare "I lunedì al sole" dello spagnolo Fernando Leon de Aranoa, per non parlare della filmografia di Ken Loach, il francese "Risorse umane" di Laurent Cantet del 1999. Fra gli italiani "La bella vita" di Paolo Virzì del 1994 e il prossimo film del regista torinese Gianluca Maria Tavarelli.
Dopo il concerto del primo maggio e questo film, qualcosa ti lega al mondo del lavoro, è un caso? Ho grande rispetto per il lavoro, credo nel lavoro duro in ogni campo. Mi hanno chiamato al primo maggio perché faceva piacere ai sindacati e a Claudio Amendola che è un amico. È una coincidenza che l'uscita del film sia coincisa con il primo maggio.
Paola, come è stato lavorare con due mostri sacri del cinema italiano come Orlando e Placido? Michele e Silvio li guardavo già prima e mi piacciono molto entrambi. C'era una grande emozione. Io ho lavorato molto di più con Silvio: sul set l'abbiamo "buttata in caciara" come si dice da noi...
Ti piace di più lavorare per la tv o per il cinema? In tv come lavoro io è ancora un altro modo di lavorare. Essere comici vuol dire essere prima attori. Quando fai cose diverse è più divertente.
Come è nato il tuo ruolo comico? Non è stata una mia scelta. Non è la cosa che faccio di più, anzi, ma è quella che mi dà più visibilità. Le collaborazioni in tv durano pochissimo, ma sono quelle che ti fanno vedere a un pubblico ampio. Mentre facevo una tournee a 20 anni mi hanno chiesto di provare a fare un monologo teatrale comico, una storia che piacque molto. Poi mi hanno chiamata a "Macao" e da lì in avanti mi ha cercata Sabina Guzzanti, la Gialappa's, ho condotto Libero.
Quali progetti hai? A giugno comincerò un film di Felice Farina, un bravo regista che ci mette molto a partorire un film. La storia: io sono la mamma di un bambino, una giovane vedova che ha perso il marito in un incidente. Dopo molti anni dalla morte del marito, torna il cognato per questioni di eredità. È un giallo e il mio è uno dei ruoli principali, ma non voglio dire di più...
23
maggio
2003
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