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Pat, la chitarra che parla Metheny sbarca a Milano per presentare un nuovo album. Suona allo Smeraldo ed è il delirio
Da Milano
Ci sono artisti che si portano dietro la musica. Anzi la musica ce l’hanno appiccicata sulla pelle, perché sono nati con qualcosa in più e spetta a loro tradurre le note in emozioni. Pat Metheny è uno di questi. Non solo uno dei più grandi chitarristi del mondo, ma uno sperimentatore, un musicista di confine, impossibile da inquadrare in uno specifico genere musicale.
Uno senza etichette, insomma e con una modestia che ha dell’incredibile. «Il mio sogno più grande - risponde Metheny ad un giornalista durante la conferenza stampa - è imparare a suonare meglio». Ieri sera il chitarrista di Kansas City ha suonato al teatro Smeraldo di Milano per oltre due ore insieme a Charlie Haden. Coi suoi virtuosismi e la rivisitazione di uno dei dischi più belli della storia del jazz recente, "Beyond The Missouri Sky, ha letteralmente mandato in visibilio la platea.
Nel concerto che ha tenuto a Milano ieri sera l'abbiamo visto suonare una chitarra decisamente singolare e con suoni davvero inusuali. Sì, è un tipo di chitarra che mi dà soddisfazioni inaspettate. Fondamentalmente è una chitarra baritono (con tasti larghi quasi quanto quelli di un basso) ed un’accordatura particolare. Il suono che riesco a tirare fuori è incredibilmente eccitante. Mi fu mostrato per la prima volta da un amico tanti anni fa. È come se si avessero tre chitarre su uno strumento solo.
In cosa differisce il suono? In realtà mi permette di avvicinare e combinare voci armoniche impossibili da accostare con un’accordatura standard. Su uno stesso strumento ottengo note estremamente lontane fra loro. È questo che mi piace del fatto di essere un chitarrista. Suono uno strumento che ha enormi possibilità di suoni diversi.
Nell’ultimo “One Quiet Night” ha utilizzato questa chitarra? È stata la spinta che mi ha fatto realizzare questo disco. Dopo aver finito di registrare il precedente lavoro, che aveva richiesto circa sei mesi di registrazione mi sono messo per puro divertimento a suonare questa chitarra, finalmente rilassato. Quel che usciva era talmente bello che ho l’ho registrato con due semplici microfoni su 3 cd. Avevo lavorato per sei mesi su un album solo e in un giorno ho registrato materiale per 3 album.
Pensa che realizzare questo disco di sola chitarra, per lei inusuale, le abbia aperto una nuova fase artistica? Non so, ma è probabile. Sicuramente i risultati ottenuti mi fanno pensare che almeno un altro paio di esperimenti per sola chitarra me li concederò.
Fra le cover del suo concerto c’è sia il "Vangelis" di “Momenti di Gloria” sia una hit di Norah Jones. Crede in una commistione di generi musicali diversi a quanto pare? Non ho mai ragionato in termini di genere. A me piace la musica. E questa suono. Senza distinguere se appartenga ad un genere: pop, jazz o altro che sia. Per quanto riguarda la canzone di Norah Jones, l’ho imparata quando l’andavo a vedere nel bar dove suonava (e c’erano intorno solo altre 4 spettatori!). Mi piaceva molto prima che diventasse un successo planetario.
22
maggio
2003
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