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Anna no war

Alla presentazione di "Oltre il confine" la Galiena si schiera contro la guerra e svela alcuni retroscena del festival di Berlino

«Gli economisti dicono che se non ci sarà la guerra si fermerà l'economia e il nostro benessere. Il problema allora è: la gente è pronta a condividere la recessione pur di evitarla?» e ancora: «La storia del mondo sembra ripetersi con un impero che governa il mondo e che porta avanti la sua politica economica. Il problema è che noi dimentichiamo che la guerra è sempre dietro l'angolo». Si è presentata così Anna Galiena alla stampa italiana in piena sintonia con l'ondata pacifista che invade gli stati di tutto il mondo. L'occasione: la presentazione del film "Oltre il confine" diretto da Rolando Colla. Un film che non ha rivali in tema di attualità: una storia dura, che narra senza sconti gli orrori della guerra in Bosnia del 1993 ricordando a tratti quelli della seconda guerra mondiale. Il messaggio è chiaro: le guerre sono tutte uguali, sono uno schiaffo all'umanità. Sullo sfondo una Svizzera neutrale che per la sua neutralità è schierata fin troppo a fianco dell'insensatezza. Un film crudo, una storia impegnativa, senza alcun lieto fiene: sarà nelle sale italiane dal prossimo 28 febbraio. Dopo "Senso 45" Anna Galiena ritorna dunque sul grande schermo: bellisima, nonostante l'età non più verdissima (è infatti nata a Roma il 22 dicembre 1954), con una interpretazione senza sbavature. Durante l'incontro con la stampa Anna ha parlato di guerra e di morte, ma anche dei suoi progetti futuri e di alcuni gustosi retroscena della giuria del festival di Berlino a cui ha preso parte.

Anna Galiena nei panni di Agnese, un architetto che suo malgrado si ritrova a vivere la disperazione di una famiglia di profughi Bosniaci nel 1993. Che cosa l'ha spinta ad accettare questo ruolo?
La sceneggiatura, il personaggio ma sopratutto il regista: se non c'è affinità con il regista per me è impossibile a priori pensare di lavorare con lui. Avevo visto un suo vecchio film in francese. Rolando Colla è un talento libero, per me è stato un piacere lavorare con lui.

Cosa le è piaciuto di più del suo personaggio?
Mi ha intrigato soprattutto la sua continua negazione: del passato, del dolore, di ciò che è vicino ma lontano da lei al tempo stesso. Quando Agnese comincia ad aprirsi al mondo che la circonda ecco tornare il dolore. Riaffiorano i ricordi di suo padre ma comincia a vivere di nuovo.

Tutte le guerre sono uguali?
Purtroppo la mancanza di memoria induce spesso a compiere gli stessi errori, tutto qui.

Umanamente e professionalmente che cosa le ha dato questo film?
Per me c'è un prima e dopo Bosnia. Ci sono cose che pensi di sapere, che pensi di conoscere finché non le vedi e le tocchi in prima persona. Molti di noi hanno visto la guerra in tv, ma quando conosci le persone che l'hanno subìta sulla propria pelle, è tutta un'altra cosa. Poi ci sono guerre e guerre. Quelle che durano pochissimo e quelle che invece si trascinano per intere generazioni. Ancora oggi è molto pericoloso andare a Nord della Bosnia perché il terreno è minato. In una scena del film mi trovo in un rifugio con alcune decine di persone, donne, vecchi e bambini, al riparo dai bombardamenti. Ebbene, in quella scena le comparse bosniache erano vestite come qualche anno prima, stavano vivendo una scena che avevano vissuto davvero. Avevano negli occhi qualcosa in più. Senza scarpe, ammassati in una stanza, erano stranamente tranquilli. Non me lo dimenticherò mai.

Qual è il messaggio di questo film, secondo lei?
Si può vivere tutta la vita seguendo i propri binari, concentrandosi soltanto su noi stessi, sulla nostra splendida vita, sulle nostre piccole ricchezze. In realtà io credo che siamo tutti collegati: se accade qualcosa di orrendo nel mondo accade a tutti, non solo a chi la subisce. Il messaggio del film forse può essere questo: occorre aprirsi all'esterno al mondo che ci circonda senza remore, senza paure.

Come è stata la sua esperienza nella giuria del Festival di Berlino?
Bellissima. Ho lavorato in una giuria sana. Non ho ricevuto alcuna pressione: c'è stato un ascolto reciproco, un'analisi approfondita anche di ciò che non piaceva. Ho imparato moltissimo e non sono stata costretta a mercanteggiare come in altre occasioni...

Perché, dov'è che ha mercanteggiato?
Nomi non ne faccio. In generale dico: dappertutto. Una volta un regista americano, presidente di una giuria di cui facevo parte, mi ha fatto una incredibile sfuriata perché avevo espresso un giudizio positivo su un film che non era di suo gradimento. Io non ho osato ribattere: era la mia prima volta. Se mi fosse capitato adesso sicuramente me ne sarei andata...

E Salvatores, come è stato giudicato a Berlino?
È stato nella rosa dei papabili vincitori fino all'ultimo. Purtroppo poi è andata male. Di più però non posso dire: ho firmato un impegno ben preciso in tal senso.

Progetti futuri?
Parteciperò a un film francese insieme a un mio amico. Ma sono tre anni che lavoro moltissimo, senza fermarmi un attimo. Forse è giunta l'ora di fare una piccola pausa.

19  febbraio  2003

  Alessandro Gennari
  dalla rete
A tutto Brass Intervista al regista di "Senso 45"
Film in uscita Nel canale cinema di libero.it
Bello e impossibile Tutto su Gabriel Garko

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Biografia
Anna Galiena è nata a Roma e si è formata artisticamente a New York. Nel 1978 ha debuttato in teatro nel ruolo di Giulietta. Sempre in teatro ha interpretato nel 1980 il ruolo di Nina nel "Gabbiano" di Checov. Fino al 1984 ha lavorato in America. Tra i vari lavori tv si ricordano: "Una donna a Venezia" di Sandro Bolchi e "L'altro spettacolo" di Gianni Minà. Sul grande schermo, fra gli altri, ha lavorato in: "Il marito della parrucchiera" di Patrice Leconte, "Prosciutto prosciutto" di Bigas Luna, "Senza pelle" di Alessandro D'Alatri (Globo d'oro '94), "La scuola" di Daniele Luchetti (premio David di Donatello come miglior film). Nel '95 gira "Tre vite e una sola morte" con Marcello Mastroianni e nel 1996 "Tre" con Christian de Sica. Nel '99 prende parte al film "Come te nessuno mai" di Gabriele Muccino e nel 2001 gira "Senso 45" diretta da Tinto Brass.
Oltre il confine
Torino, 1993. L'architetto Agnese viene convocata nella casa di riposo per reduci di guerra dove vive suo padre. Il medico della casa di riposo ha fatto assistere di notte il padre malato da un suo ospite, il profugo bosniaco Reuf. Il Comandante della casa sorprende Reuf, privo di documenti e lo fa arrestare. Agnese, che preferirebbe non aver nulla a che fare con i profughi, conosce Reuf e viene coinvolta in una vicenda che alla fine la condurrà in Bosnia. Durante il viaggio inizia a ricordare la propria infanzia durante i primi anni del secondo dopoguerra. Si incrociano così le esperienze di due guerre.
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