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Gli anni ruggenti di Dose e PrestaDietro le quinte del "Ruggito del coniglio" per scoprire che il vero protagonista è il pubblico
Ebbene sì, siamo andati a "rullare" anche noi per vedere che effetto fa vedere Marco Presta e Antonello Dose all'opera. Due ore in diretta radio dal lunedì al venerdì non sono facili per nessuno e "Il ruggito del coniglio", in onda da otto anni su Radio Due, è un appuntamento fisso per una media di 800 mila ascoltatori. Abbiamo cercato di scoprire il segreto del loro successo e conosciuto il loro pubblico del venerdì, giornata riservata a "Coniglio & Friends", quando Dose e Presta ospitano mediamente una cinquantina di persone nel loro studio. Sono studenti, casalinghe, impiegati, donne e uomini di tutte le età giunti di prima mattina e da tutta Italia a ritirare il loro biglietto di invito. Sono spinti dalla curiosità, ma anche dal desiderio di saldare il rapporto con una famiglia assolutamente virtuale che si ritrova ogni mattina in macchina, a casa, in ufficio ad ascoltare la radio. Non sappiamo dove Dose e Presta trovino la "carica" ogni giorno per adempiere alla loro "missione": perché di questo si tratta, puro intrattenimento per passare un paio d'ore distraendosi dal tran tran quotidiano. Si capisce subito che l'ironia è per loro una dote naturale e la lunga "militanza" ne ha fatto dei complici in grado di condurre il programma proprio come un gioco coinvolgendo il pubblico che, a loro dire, è il vero protagonista. Loro stessi sfatano però il "malinteso della improvvisazione creativa". «La improvvisazione creativa, come sosteneva Totò, non esiste - dice Dose - noi in realtà facciamo dei montaggi su cose note, prendiamo spunto dall'attualità. Ma questo presuppone una preparazione, un binario da seguire per non essere presi dal panico. Dentro questa struttura si può improvvisare. È molto importante per la diretta perché può accadere qualsiasi cosa. Devo dire che in questo ci aiutano gli ascoltatori, che sono bravissimi, sanno stare al gioco».
Come è nata la coppia Dose e Presta? Presta: Ci conosciamo sin dai tempi della scuola perché abitiamo nello stesso quartiere. E così i nostri fratelli e sorelle. Dose: Devo dire che già in parrocchia ci isolavano. Negli incontri, nei campeggi di preghiera ci mettevano sempre da parte... Presta: Siamo però diversissimi e abbiamo una vita diversa: io ho moglie e due figli piccoli, mentre Dose... Dose: Io sono single. Forse la nostra diversità è una delle chiavi di sopravvivenza del nostro rapporto.
Quando è nato il vostro legame professionale? Presta: Abbiamo cominciato a lavorare come autori con Enrico Vaime che nel 1993 ci ha segnalato ad un funzionario Rai. Così abbiamo cominciato a scrivere per "Effetti collaterali" su Radio Uno, poi "Chi, dove, come e quando" su Radio Due e quindi "Il ruggito del coniglio", che va in onda dal 2 ottobre del 1995.
Mai sentito il peso della routine? Presta: No. Con l'attualità e la diretta, in un paese come questo, c'è veramente un piatto ricco. Ogni giorno è una storia diversa. In realtà è un programma che con una struttura sempre simile, si rinnova continuamente.
La scelta di incontrare il pubblico in studio, vi aiuta a percepire meglio la qualità della vostra audience? Dose: L'interazione "corpo a corpo" è per noi un po' come un elettrochoc: passare dalla radio al contatto con il pubblico è molto stimolante. Presta: E poi è un desiderio loro e nostro incontrarsi. L'ideale sarebbe farlo girando per l'Italia. E' comunque un appuntamento al quale io non rinuncerei più. Il nostro pubblico è molto eterogeneo. Tantissimi ci seguono in movimento, dalla macchina, ma anche dagli uffici, da casa. Dose: Persino dalla fabbriche e sappiamo che qualcuno ha piazzato la radio nel bel mezzo del proprio uliveto, così mentre raccoglie le olive... Presta: Questa è la forza della radio, tiene compagnia senza essere invasiva.
Come si vive il successo alla radio? Presta: Il successo alla radio è diverso da quello televisivo, ma per certi versi il rapporto col pubblico è più profondo, più vero. Nel senso che il pubblico ti considera un parente con un'intimità superiore a quella che ti può dare il successo in tv. In tv sei una star, alla radio un membro di famiglia. Dose: E sorprendente perché vedi proprio nel saluto delle persone un affetto che non ti aspetti. È bello e gratificante. Stamattina solo salito sul taxi e appena ho detto "buongiorno" il conducente si è voltato di scatto dicendomi "vi ascolto tutte le mattine!". Mi aveva riconosciuto dalla voce. Che dire?
Mi raccontate un aneddoto sul rapporto tra voi e il pubblico? Dose: Una giorno a fine programma, venne a trovarci un'anziana coppia del Nord. Lui era un industriale. Ci avevano portato dei dolci, dei regali. Appena mi vede la signora mi salta addosso e inizia a piangere... Presta: Direi come reazione, nel vederti, è normale... Dose: Sono rimasto colpito perché sono un emotivo. Le sono andato appresso e ho iniziato a piangere pure io. Insomma era accaduto che qualche mese prima il marito si era operato al cuore e aveva voluto ascoltare prima dell'operazione il nostro programma. La mattina seguente ascoltarci al risveglio dall'anestesia è stato per lui come dire "Ce l'ho fatta!". Come se fosse merito nostro. Veniva ringraziarci per questo. È incredibile come la radio entri nella vita delle persone in maniera assolutamente incontrollabile da parte nostra. Presta: Il clima di allegria che c'è nel programma, in gran parte dovuto alle persone che ci telefonano, serve spesso a far superare i momenti difficili che ognuno di noi passa. Molte persone ci hanno testimoniato questo. Naturalmente poi ognuno i problemi se li risolve da solo, il nostro è un piccolo commovente contributo.
7
febbraio
2003
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