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Oliver Stone
Oliver Stone, l'antiamericano

«L'imperialismo odierno è un disastro, in Iraq abbiamo sbagliato tutto». Bush e Alessandro Magno? Imparagonabili. Ecco perché secondo il regista americano

«Gli americani non conoscono la storia se non per titoli di libri o giornali letti con superficialità. Sono degli ignoranti. È per questo che non hanno apprezzato il mio film». Così Oliver Stone ha giustificato i controversi risultati ottenuti dal lancio di "Alexander" negli Usa. L'insuccesso, al momento, gli brucia eccome. Il lancio in Europa resta il suo ultimo asso nella manica.

D'altra parte c'è da capirlo: si tratta del film più costoso di tutta la sua carriera (155 milioni di dollari) girato in 94 giorni di intenso lavoro e liquidato negli States come un film sull'omosessualità (molti lo chiamano "Alex the gay" invece che "Alex the Great"). Così, quando qualche giorno fa il regista è venuto a Roma per presentarlo alla stampa italiana, lo ha descritto come qualcosa di più che una semplice biografia hollywoodiana alla maniera di "Troy" o "Il Gladiatore". Non è solo un film grandioso e spettacolare, ma una ricostruzione epica e storica. Che può aiutarci a capire meglio il passato ma anche a rapportarci con il nostro presente, con le nostre guerre, con l'imperialismo culturale americano che sembra proprio non voler risparmiare nessuno.

Perché ama tanto Alessandro Magno? Che cosa può trasmettere un conquistatore come lui all'uomo moderno?
Ammiro Alessandro Magno perché era sì un condottiero, un genio militare, ma non distruggeva i popoli che conquistava. Li integrava, li utilizzava. Non a caso per 2300 anni è stato chiamato Alessandro il Grande ed è stato ammirato da tutti. Prima di lui non c'era unità tra i popoli, non esistevano gli scambi commerciali. Dopo di lui il mondo non è stato più lo stesso. Con le sue guerre ha portato pace e prosperità. Ha avuto tre mogli e figli asiatici: era un grande innovatore. E fu un uomo libero perché riuscì a conquistare la paura della morte. Lo dimostrò partecipando personalmente a tutte le guerre combattute dal suo invincibile esercito.

Questo è stato l'anno delle biografie al cinema ("The aviotor", "Troy", ecc...). Da cosa scaturisce a suo avviso l'interesse dei registi per questo genere?
Le biografie sono opere che rappresentano un personaggio nel nostro tempo. Parlare di qualcuno che è esistito veramente è forse più interessante che parlare di un personaggio totalmente inventato. Per farlo è necessario studiare molto approfonditamente chi si vuole raccontare come abbiamo fatto noi con Alessandro Magno. Che fu un uomo motivato e dilaniato dall'amore. Per il padre, per la madre e per le varie amanti e gli amanti che lo accompagnarono per una vita.

L'omosessualità di Alessandro Magno è stata al centro di grandi polemiche in America...
Sì, ed è stato un peccato. La sessualità di Alessandro Magno deve essere considerata in un quadro più ampio. Lui era un esploratore, uno che amava sperimentare. Fu per questo che amò uomini e donne.

Possiamo paragonare l'imperialismo di Alessandro Magno a quello americano odierno?
È un paragone del tutto fuori luogo. Perché Alessandro Magno conquistava i Paesi senza imporre la propria civiltà e senza sottrarre risorse ai popoli conquistati. Rispettava gli usi e i costumi altrui. Fu qualcosa di profondamente diverso da Giulio Cesare che conquistava, romanizzava tutto e poi se ne tornava a Roma. Ed è qualcosa di molto diverso da Bush, padre e figlio, che vanno ad Est per portare il petrolio ad Ovest. In Iraq abbiamo sbagliato tutto, ne stiamo pagando le conseguenze.

L'America di oggi proprio non le piace...
Credo che l'imperialismo odierno sia un disastro. Secondo il modello americano più si possiede più si è felici. In Tv, nei film, non si vedono ad esempio mai gli operai. È la negazione della realtà. Ho l'impressione che l'America abbia ereditato qualcosa dalla Russia: stiamo imitando i soviet dell'Urss nella gestione della libertà e nella circolazione delle idee. L'imperialismo culturale americano si è chiuso in se stesso. L'idea stessa dell'esportazione della democrazia è folle: deve nascere dal basso. La circolazione delle idee da noi è limitata dai pregiudizi: l'idea dell'omosessualità ad esempio non è consentita.

In America il suo film non ha riscosso molto successo. Spera in un riscatto europeo?
Sì, non lo nego. Perché in America nessuno conosce la storia e la vita di Alessandro Magno. Qui in Europa sì, c'è più cultura e questo può fare la differenza.



14  gennaio  2005

 
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Alexander
Il film diretto da Oliver Stone è basato sulla storia vera di Alessandro Magno (Colin Farrell), un uomo che a 25 anni riuscì ad impadronirsi del 90% del mondo conosciuto, guidando in sanguinose battaglie l'invincibile esercito macedone. Ambientato nell'era precristiana, quando vigevano regole sociali e morali molto diverse da quelle odierne, il film racconta un mondo di grande bellezza e assoluta brutalità, ideali sublimi e tradimenti sconcertanti. E parla della vita di Alessandro e del suo rapporto con la madre Olimpia (Angelina Jolie), il padre Filippo (Val Kilmer), l'amico di una vita Efestione (Jared Leto) la bella e ambiziosa moglie persiana Roxane (Rosario Dawson) e il fidato generale Tolomeo (Anthony Hopkins). Il film parla di una ragazzo-eroe divorato dal suo desiderio di gloria e di avventura; narra di una leggenda vivente e dei suoi legami con gli amici più cari, della sua morte solitaria a soli 32 anni come conquistatore di un enorme impero.
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