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il protagonista 
Le confidenze di Leconte

Dopo aver fatto svelare i segreti più intimi ai suoi personaggi nel suo ultimo film, il regista francese si confessa. Ecco cosa pensa del cinema e soprattutto della strana epoca in cui siamo costretti a vivere

«Solo nei film l'impossibile può almeno prendere forma» aveva detto due anni fa Leconte. Non ha cambiato idea. Lui, il regista degli incontri impossibili, delle storie imprevedibili, torna con la sua ironia e leggerezza a raccontare una favola sentimentale per niente scontata, appassionante, bizzarra in cui una giovane e sensuale donna decide di rivolgersi a un analista per risolvere i suoi problemi matrimoniali. Ma bussa alla porta sbagliata e invece di confidarsi con uno psicanalista lo fa con un fiscalista, Faber, che non trova la forza di rivelarle l'equivoco. Dopo aver fatto confessare i suoi personaggi in "Confidenze troppo intime" è ora che anche Patrice Leconte si racconti con sincerità. L'ha fatto rispondendo alle domande della stampa romana, riunita per la presentazione del suo ultimo film.

Lo scambio è sempre al centro dei suoi film (come ne "L'uomo del treno" -n.d.r.), per quale motivo?
Sicuramente il cinema ci permette di fare incontrare persone che nella vita reale non si incontrerebbero mai. Ci permette di vedere che cosa nasce dal loro incontro, come cambiano. Amo questo cambiamento e mi piace pensare che anche lo spettatore muta un po' alla fine del film.

La storia che racconta in questo film è in qualche modo autobiografica?
In ciò che raccontiamo c'è sempre un pezzo di noi. Mi è capitato certamente di sbagliare porta ma poi ho salutato e me ne sono andato. Nel film no, puoi fare diversamente, puoi andare oltre. Puoi vedere e sperimentare ciò che succede..

Lei sostiene che una persona cambia quando entra in contatto con un altra. Forse è un po' il sogno delle donne puntualmente disatteso...
...però possiamo, dobbiamo crederci. È l'unico modo perché accada veramente. Forse molti uomini danno l'impressione di potersi bastare da soli, ma è una stupidaggine.

Nel film Faber rimprovera Anna di aver rinunciato ai propri sogni. È una delle rarissime volte in cui un uomo riprovera a una donna una cosa del genere...
Meglio, vuol dire che sono un pioniere! Anche se, a dire il vero, non avevo l'impressione di aver fatto qualcosa di innovativo...

Dopo le lotte femministe degli anni 70, il gap comunicazionale tra uomo e uomo e donna si è in qualche modo colmato?
La nostra epoca ci spinge a comunicare sempre di meno e questo mi preoccupa molto. Molti si illudono che grazie ai nuovi mezzi di comunicazione siamo sempre in contatto: non è vero. La comunicazione vera, quella impersonale, sta scomparendo.

Il problema più forte che si avverte nel film sembra legato alla solitudine...
...E la solitudine è legata al problema della comunicazione. Ci sono tantissime persone che non avranno mai il coraggio di confessarlo. È dovuto ai nostri giorni: confessare a qualcuno la propria solitudine è senza dubbio la cosa più intima da nascondere

Qual'è stata la difficoltà maggiore nel girare un "film da camera"?
Non ho mai sofferto di insonnia così tanto come per girare questo film. Dirigere un'ora e mezza due persone chiuse in una camera è molto difficile. Spero in qualche modo di essermela cavata...

La chimica delle parole usata dagli interpreti del film è molto affascinante. Quanto ha contribuito la mimica di Luchini alla buona riuscita del film?
Fabrice era molto attratto ma allo stesso tempo molto spaventato da questo film. Io gli ho chiesto di fare il meno possibile. E qui sta il suo talento: è riuscito comunque a essere molto espressivo. Aveva paura di essere noioso, io gli assicurato che non sarebbe stato così. Alla fine del film mi ha abbracciato e mi ha detto: «Non sono noioso, grazie». La cosa buffa è che lui era l'unico del cast a sapere qualcosa di psicanalisi: è in cura da 40 anni...

La presenza di psicologi nei film una volta era di moda. Oggi non più?
La psicanalisi meno di moda? Boh, non so. In America tutti hanno un avvocato, un fiscalista, uno psicanalista... ma in Europa, in Francia, in Italia effettivamente non è così...

I segreti degli uomini sono diversi da quelli delle donne?
Io credo di no. I segreti sono gli stessi: è che gli uomini si lasciano meno andare delle donne. Prendiamo il film: se i ruoli fossero stati invertiti la storia sarebbe stato di sicuro meno credibile.

Cosa può dirci del suo ultimo lavoro?
Si chiama Dagora ed è uscito da poco in Francia. Non è un vero e proprio film: è un documentario musicale girato in Cambogia, non ci sono dialoghi. Spero che ottenga una buona distribuzione perché la musica è un linguaggio universale che non ha bisogno di traduzione.

Dopo aver rifiutato molte proposte finalmente ha accettato di girare una versione americana del suo film dell''89 "L'insolito caso di Mr. Hire"
Sì, mi ha convinto la storia completamente riscritta dallo scrittore americano Paul Auster: ha fatto un lavoro geniale lasciando inalterato lo spirito della vicenda ma creando allo stesso tempo una storia totalmente nuova. I protagonisti ideali per questa nuova avventura sarebbero per me John Turturro e Naomi Watts, ma devo ancora proporgliela. Le riprese di questo film cominceranno però solo nel 2006. Prima mi dedicherò al terzo episodio della serie "Les Bronzes" con lo stesso gruppo di attori precedenti.



17  dicembre  2004

  Alessandro Gennari
  dalla rete
Confidenze troppo intime Il sito ufficiale del film
Leconte, il contastorie Libero.it intervista il regista francese
Tutti i film in uscita Nel canale cinema di libero.it

vai all'archivio di il protagonista

Biografia
Classe 1947, si è rivelato al grande pubblico con il film "Il marito della parrucchiera" nel 1989. Si è affermato a livello internazionale con "Ridicule" nel 1996, vincendo quattro César, e il David di Donatello. L'inizio della sua carriera risale però al 1975 quando firma il suo primo lungometraggio "Il cadavere era già morto". Nel 1985 gira "Gli specialisti". Leconte riceve i primi commenti avorevoli della critica del Festival di Cannes per "L'insolito caso di Mr. Hire" nel 1989. L'umorismo leggero di Leconte continua a dare i suoi frutti negli anni successivi, con "Tango"
(1993) e "Il profumo di Yvonne" (1994). Poi il regista firma "I granduchi"
(1995), ambientato nel mondo dello spettacolo.
Trama
Anna, avendo sbagliato porta, finisce per raccontare i suoi problemi matrimoniali a un consulente finanziario, William Faber. Colpito dal suo stato d'animo e anche un po' intrigato, Faber non ha il coraggio di rivelare ad Anna che in realtà non è uno psichiatra. Incontro dopo incontro, si instaura tra di loro uno strano rituale. William è colpito dalla giovane donna e ascolta rapito i segreti che gli altri uomini non conosceranno mai. E Anna? Chi è Veramente? Ed è possibile che non si sia accorta di nulla? Lo strano rapporto tra i due continua ad evolversi. Anna e William cominciano a mettere in discussione tutto, le loro vite, le persone che amano. Oguno, grazie all'altro, guarda alla propria vita con uno sguardo diverso, senza avere alcuna idea di cosa succederà...
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