|
Bova, i mostri e Hollywood «Quello che non sopporto - dice - è l'effetto ape-miele». Tutti che ronzano intorno ai vip, per intendersi. Il 19 novembre uscirà nella sale "Alien vs. Predator", cioè una potenziale "macchina da botteghino". Un bel gioco, dice lui, ma «basta coi mostri»
Pensi di trovarti di fronte il bronzo di Riace del Terzo Millennio e invece ti sorprendi ad ascoltare il racconto impacciato di un ragazzo stordito dall'impatto con Hollywood: quello dei kolossal, dei milioni di dollari, dei super effetti speciali. È indiscutibilmente bello Raoul Bova eppure sembra non farci caso. Malgrado i calendari, i sondaggi, le copertine. Il 19 novembre in 200 sale italiane uscirà "Alien vs. Predator", un kolossal fantasy-horror da quasi 100 milioni di dollari (appunto). E lui è il protagonista maschile. Dopo aver spopolato a Londra e New York con le pubblicità di due grandi griffe internazionali (una linea d'abbigliamento e un liquore), Raoul ha preso al volo la grande occasione. Uno di quei treni che, come dice lui, «ogni tanto passano e che bisogna esser bravi a non perdere».
Hollywood ora sa chi è Raoul Bova. Non resta che girare il sequel di "Alien vs. Predator". Sei pronto a concedere il bis? No e l'ho messo subito in chiaro con la produzione. Non voglio rimanere legato a un personaggio. E poi non potrei per evidenti motivi (basta vedere il film, ndr) anche se la clonazione al cinema va alla grande.
Dopo la radio (ha realizzato per Radio Rai 2 lo sceneggiato "Rodolfo Valentino" in onda dall'8 novembre prossimo, ndr), dopo Ozpetek ("La finestra di fronte", 2003) e "Francesco" (2000), dopo "Under the tuscan sun" (al fianco di Diane Lane), ti ritroviamo a lottare con i più mostruosi tra i mostri. Un'acrobazia notevole... "Alien vs. Predator" è stato un divertimento, un bel gioco. Parliamoci chiaro: non è che ho dovuto fare un grandissimo sforzo interpretativo per entrare nel personaggio di Sebastian De Rosa (l'archeologo che si reca in Antartide sulle tracce di un'antica civiltà scomparsa, ndr).
E dove sta il divertimento allora? Noi italiani siamo abituati a un cinema impegnato, ci prendiamo molto sul serio. Hollywood invece è un grande parco giochi. È buffo lavorare con dei mostri, non capita spesso. Ti ritrovi a dare vita alle tue fantasie di bambino.
Perché i mostri cinematografici piacciono così tanto? Perché sono un ottimo modo per esorcizzare quelli veri, quelli contro cui ci troviamo a lottare ogni giorni. Quelli che magari sono appena stati rieletti.
Che genere di film guardi più volentieri? Non sono un grande fan del fantasy-horror. Preferisco le storie, le passioni, i sentimenti più che gli effetti speciali.
Ti senti più un italiano d'America o un americano mancato? Ultimamente ho capito che voglio vivere e lavorare nel mio Paese. Sono un attore italiano affascinato dagli Stati Uniti e, più in generale, dalle esperienze internazionali. L'idea è quella di tenermi pronto per un'altra chiamata ma di aspettare da qui che l'occasione arrivi. Non si può fare troppo affidamento su Hollywood: il giorno che pensi di essere diventato qualcuno è la volta buona che ti ritrovi a essere un signor nessuno. Ho ricevuto alcune proposte (Londra, Italia, Stati Uniti, ndr), tutti film indipendenti. Sto aspettando di capire cosa voglio fare in questo preciso momento della mia vita.
L'alto più alto e il basso più basso della tua carriera... Qualche anno fa andai in America, parlavo l'inglese poco e male. In quella occasione più di qualcuno mi invitò gentilmente a tornare a casa e a tentare di riprovarci con un film italiano, magari candidato all'Oscar. L''ho presa come una sfida personale. Mi sono messo a studiare: la lingua soprattutto ma anche come si fanno i provini e i film da quelle parti. Poi sono tornato. E sai cosa è successo? Ora mi dicono che sono l'attore più bravo del mondo. Le loro facce sono cambiate. Diciamo che "Alien vs. Predator" è stata una vittoria, soprattutto nei loro confronti.
Come non montarsi la testa a questo punto? È uno sforzo che faccio quotidianamente. In America un giorno ti fanno sentire un dio in terra e quello dopo non ti riconoscono più. Bisogna corazzarsi. Da qualche tempo ho cambiato idea: il "tutto e subito" mi ha perseguitato per anni, ora ho capito che non funziona. Anche perché la vita in fondo non è poi così breve come ci vogliono far credere.
5
novembre
2004
|
|