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il protagonista 
Conte, dalla consolle al palco

Compositore, autore, deejay: Nicola ha in tasca un contratto con la Blue Note e scala la hit a suon di jazz con "Other Directions"

Compositore e autore, ma prima di tutto deejay, ci tiene a dirlo, Nicola Conte sta vivendo un momento d'oro. Il suo ultimo disco, "Other Directions", funziona. Piace il sound jazz raffinato dove si sente la mano e l'influenza dei grandi innovatori degli Anni '50 e '60. Davis, ma anche il modale di Trane e il tocco di Bill Evans e Chet Baker. Insomma, un disco dalle radici "colte" con un inaspettato successo di pubblico che lo ha premiato con ottimi risultati nelle classifiche di vendita in Italia con la speranza di ripetere l'exploit negli altri Paesi (perfino in Giappone) dove viene distribuito. Ora è in tourné con il suo gruppo e fino alla fine di quest'anno calcherà le scene italiane ed europee. Conte è un artista riservato, che non ambisce a diventare un "personaggio" («Ce ne sono fin troppi oggi» - dice). Misura le parole e vuole essere giudicato e apprezzato per quello che riesce a trasmettere con la sua musica.

Come nasce un tuo disco, e questo in particolare?
Ogni disco è diverso dall'altro e quest'ultimo in particolare ha avuto molte motivazioni. Principalmente ogni album dovrebbe esprimere me stesso e un periodo particolare della mia vita. La musica risente del fatto che noi ci muoviamo nel tempo e in rapporto con gli altri. Tiene quindi conto della mutevolezza dell'individuo. In particolare "Other Directions" ha significato voler avvicinare la musica che amo di più, di un particolare periodo storico. Da qui deriva il suo suono. Pensavo in particolare che con quelle forme musicali tipiche del jazz degli anni '50 e '60 io potessi meglio esprimere certi sentimenti. Cosa che ho cercato di fare anche attraverso i testi. È infatti la prima volta che ho scritto anche delle parole. È stato anche il primo disco nel quale mi sono sperimentato quale compositore di musica nel senso più classico.

Cosa è cambiato con il contratto di Blue Note?
È la prima volta che la mia musica viene distribuita da una major (Emi-Blue note) e quindi il disco esce in contemporanea in diversi Paesi ed è reperibile ovunque. Insomma un altro livello. Se avrò la fortuna di fare altri dischi con loro questo ti dà una forte motivazione, perché uscire con quell'etichetta significa venir preso molto seriamente. Ed è anche una grossa responsabilità. Non che non sia contento di come siano andate le cose sino ad ora, con la mia etichetta. Ma certo il passaggio a Blue Note è un bel salto.

Una casa storica per il jazz, con quale musica la identifichi?
Ora non è più come un tempo e anche la Blue Note è cambiata: nel senso che si è persa un po' la forte caratterizzazione degli interpreti propria di un'etichetta e di questa in particolare. Se guardiamo il catalogo ci sono musicisti di estrazione molto diversa, stili e atmosfere differenti...

E tu che musica ascolti? Qual è il tuo disco col solco più consumato?
Ovviamente ascolto molta musica, ultimamente proprio il jazz degli Anni '50 e '60 e poi tante altre cose. Spesso di quegli anni vado alla ricerca dei personaggi e dei talenti meno conosciuti dal grande pubblico.

Che rapporto hai col pubblico e con la musica dal vivo?
Direi un rapporto profondo perché ho fatto e e tuttora faccio il deejay, quindi sono abituato ad avere di fronte molta gente e a percepirne gli umori. Devo dire che è una bella sensazione, molto stimolante.

Che strumenti suoni?
Principalmente la chitarra, la suono anche nel disco, nell'ultimo brano. Ho cominciato a 13 anni, poi ho smesso, ripreso, provato altri strumenti. Ma è con la chitarra che mi trovo meglio, anche a comporre.

Prima hai accennato la fatto che una grande etichetta ti dà visibilità, rende la tua opera reperibile ed è una sorta di marchio di qualità. Cosa ne pensi dello sviluppo di altri mezzi di distribuzione della musica resi popolari e alla portata di tutti con l'avvento del digitale?
Se intendi il fenomeno della musica piratata è una rovina. La pirateria musicale è molto pericolosa perché potenzialmente è in grado di uccidere la musica, la creatività. Soprattutto è un danno per i nuovi talenti.



29  ottobre  2004

  Andrea Muti
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La sua musica
"Other Directions" è il quarto disco di Nicola Conte, il primo per l'etichetta Blue Note. L'album che l'ha fatto maggiormente conoscere al pubblico è però del 2001, inciso per l'etichetta Esl Music dal titolo "Bossa per due". L'album abbraccia una varietà di stili che va dalla bossa nova al jazz degli Anni '60. Ebbe un buon successo di critica e di pubblico tanto da vendere 10mila copie in un mercato difficilissimo come quello americano e 50mila nel mondo.
Il disco
Tredici i brani di quest'ultima fatica del musicista barese. Nicola Conte è autore, oltre che delle musiche dei testi, e suona la chitarra nell'ultima canzone. Alla realizzazione dell’album hanno partecipato musicisti della scena jazz italiana come Gianluca Petrella (trombone), Daniele Scannapieco (sax tenore), Fabrizio Bosso (tromba e flugelhorn), Pietro Lussu (pianoforte), Pietro Ciancaglini (contrabbasso). Lorenzo Tucci (batteria), Nicola Stilo (flauto), Pierpaolo Bisogno (bonghi e vibrafono). Ad alternarsi nell’interpretare le canzoni ci sono Cristina Zavalloni, Bembe Segue, Lucia Minetti e Lisa Bassenge.
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