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Tiahuanaco, mistero boliviano
Civiltà scomparsa nei pressi del Titicaca
Un altopiano semidesertico in Bolivia. Un cielo blu come solo sulle Ande si può vedere. Altezza che supera i 3.800 metri, a una quindicina di chilometri dal lago Titicaca. È qui che si trova il sito archeologico di Tiahuanaco, scoperto negli anni Venti come successe per Machu Picchu, da un tedesco, l'archeologo Arthur Posnasky. La cosa che visivamente colpisce di questo nucleo sono i monumenti megalitici, imponenti e perfetti, costruiti secondo la straordinaria architettura delle popolazioni preincaiche.
Difficile riuscire a datare questi resti. Secondo alcuni l'impero di Tiahuanaco si sviluppò tra il 2000 a.C. e il 900 d.C., secondo altri, tra i quali lo stesso Posnasky, esisteva già prima del 10.000 a.C.. Di sicuro si sa che quando gli Incas arrivarono in Bolivia la civiltà era già decaduta.
I suoi monumenti sono maestosi. Ci sono i resti dell'Akapana, piramide a gradoni alta 15 metri mai portata totalmente alla luce per mancanza di fondi, lunga 200 metri e composta da lastroni di andesite del peso di più di 100 tonnellate l'uno; c'è il tempio di Kalassasaya, delimitato da numerosi monoliti verticali.
Dalle testimonianze dell'epoca post-colombiana, si sa della presenza di bellissime statue, raffiguranti donne, bambini e uomini, talmente reali da sembrare vere. Di esse purtroppo è rimasto ben poco. Colpa dei predatori archeologici e dagli spagnoli, impegnati nel distruggere le tradizioni delle popolazioni locali in nome del loro credo.
Meglio conservati sono invece i monoliti, che raffigurano individui di origini diverse. Anche africani ed europei. Come la statua dell'uomo con la barba folta. Un mistero, visto che agli indios, com'è risaputo, non cresce la barba.
Infine c'è la famosa Porta del Sole, un monolito finemente scolpito ricavato da un unico pezzo di andesite, alto 3 metri e largo 6, con un peso che si aggira attorno alle 45 tonnellate. Su di essa è scolpita una divinità in lacrime che regge due bastoni, attorniata da figure decorative che racconterebbero la storia dell'origine dell'umanità secondo i tiahuanacoti.
Le interpretazioni sulla funzione della porta sono differenti. Quelle più recenti hanno ripreso in considerazione gli studi di Posnasky, che considerava la Porta del Sole un calendario. Rielaborando le teorie alle luce delle moderne conoscenze astronomiche, si sono formate diverse opinioni.
Quella dell'astronomo Oscar Corvison, che considera Tihauanaco una macchina per misurare il tempo dalla precisione spaventosa, in grado di regolare la vita agricola e religiosa dei suoi abitanti. Equilibrio che, una volta rotto (a causa di cosa, non si sa) ha portato alla decadenza. Oppure quella del ricercatore Graham Hancock, convinto che la città sia sorta a imitazione delle costellazioni del firmamento.
Una cosa è certa: ciò che vediamo è solo una minima parte di quello che era un tempo la città, che aveva un'estensione urbana di circa 600 ettari. E allora, tra indios, africani e uomini barbuti, nell'incertezza è bello credere alle leggende. Credere che Tiahuanaco sorse in una notte, costruita da un popolo di giganti. Forse ispirati dal cielo delle Ande.
21 dicembre 2001
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