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E chi fa pipì sui muri finisce online

Gli abitanti di Greenville, sobborgo di Dallas, non ne potevano proprio più. Una volta la loro era una tranquilla zona residenziale, i bambini che giravano in bicicletta tra i viali durante il giorno e, di sera, solo qualche proprietario di cane impegnato nella passeggiatina. Per il resto, silenzio e quiete… Ma da qualche tempo Greenville, calate le tenebre, si era trasformata in un inferno. E per i suoi cittadini in un incubo.

Cosa era successo? Un serial killer crudele e imprendibile si aggirava tra quelle strade un tempo sicure? No. Una banda di bikers brutti e cattivi aveva iniziato a fare scorrerie a bordo delle loro roboanti Harley? Acqua. Dal cimitero erano scomparsi dei cadaveri e si sospettava che una setta di adoratori di Satana si aggirasse nottetempo di isolato in isolato cercando vittime per compiere sacrifici umani? Molto, molto peggio: la vita degli abitanti di Greenville era stata sconvolta dagli urinatori selvaggi.

Tutta colpa della dozzina tra bar e locali notturni che avevano malauguratamente deciso di aprire i battenti proprio lì, in quella manciata di vie. Niente era più stato lo stesso da allora: traffico, rumori molesti, atti di vandalismo, un continuo andirivieni di ubriachi schiamazzanti e - quanto di peggio - urinanti. Tra le macchine, contro i muri, vicino ai marciapiedi… Quando scappava loro la pipì alcolica, non guardavano più in faccia a niente e a nessuno.

E il decoro di Greenville? Dove lo mettiamo? A mali estremi, estremi rimedi. È così che a qualcuno venne un'idea. Perché non sbattere il mostro in prima pagina - pardon - l'urinatore selvaggio sul web. Ed eccoli lì, gli sporcaccioni (sia maschi che femmine), immortalati nelle loro funzioni… fisiche. Additati al pubblico ludibrio. Riconoscibilissimi, a volte sorpresi dall'obbiettivo, a volte spavaldi.

Passerà loro, una buona volta, la voglia di insozzare gli angoli (e non solo) della ridente cittadina? Quel giorno tutti i cittadini di Grenville tornerebbero a dormire sonni tranquilli. Tutti tranne uno. L'anonimo fotografo, risprofondato nella noia di provincia, ripenserà forse con nostalgia alle sue avventurose battute notturne di bird-watching.

16 ottobre 2000

  Elena Cipriani
  dalla rete
Urinatori selvaggi Sbattuti sul web
Latrinalia Quando scrivere sui muri dei bagni pubblici è un'arte
Brycolì Per fare in piedi la pipì
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  Latrinalia
Il termine fu coniato nel 1966 da Alan Dundes. Avete presente le scritte che trovate sui muri di certi gabinetti pubblici? Beh, è arte. È comunicazione. Non lo sapevate? Allora visitate subito il regno del graffito latrinale. Perché in quei momenti, rifugiati nel bagno per sfuggire alle nevrosi collettive, tiriamo fuori la parte più intima di noi stessi… Presupposto per fare buona arte, appunto. E allora, se vi siete convinti, perdetevi senza indugiare in questa galleria virtuale di opere d'arte. «Alla vostra sinistra un pregevole pennarello su muro», «Ecco un superbo esempio di incisione su porta di toilette», «Di fronte a voi potete ammirare un eclettico collage su water»… E via latrinaliando…
  Pipì in piedi
Normale, direte voi. Un po' meno, se pensate che ci stiamo rivolgendo al pubblico femminile… Eppure… Lasciate da parte ogni preconcetto: è arrivato sul mercato «Brycolì: per fare in piedi la pipì» evitando qualsiasi tipo di contatto senza doversi trasformare in equilibriste bulgare. Un comodo imbutino di cartone - naturalmente usa e getta - che va a supplire carenze - come dire? - anatomiche, per consentire alle donne di appartarsi senza preoccupazioni igieniche nei bagni pubblici. Insomma, l'invenzione del secolo! Peccato che sul sito nel quale si presenta il prodotto, la sezione dei commenti sia stato trasformato da un gruppo di burloni in uno pseudoforum. Non proprio a luci rosse, ma quasi.
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