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Sniffate proPiziatorie
Scoperta la fonte d'ispirazione della sibilla delfica?
Maghi e veggenti non sono certo un'invenzione dei giorni nostri. Fin dall'antichità il Mediterraneo era popolato da figure dotate del potere di leggere il futuro su ispirazione divina e di rilasciare oracoli, cui le antiche civiltà, greci e latini in testa, credevano ciecamente.
Uno degli oracoli più celebri era quello della Pizia, la sacerdotessa del tempio di Apollo a Delfi (100 km a nord di Atene) le cui profezie erano ritenute pressoché infallibili. Fu lei a prevedere l'infausto futuro di Edipo.
Le rovine che oggi sopravvivono a Delfi sono la testimonianza più evidente della rilevanza storica che ebbero la Pizia e il suo culto. Tuttavia resta un intrigante interrogativo: da dove traeva ispirazione la sibilla delfica per i suoi vaticini?
Jelle de Boer, studioso della Wesleyan University, dopo avere incrociato i dati emersi da antiche fonti scritte e da rilievi geologici, ritiene di avere scoperto la chiave per rispondere a questo quesito.
Secondo la testimonianza dello storico greco Plutarco, che al tempio di Apollo fu anche servitore, la Pizia era scelta tra le ragazze del posto e vaticinava in preda a uno stato di alterazione mentale (forse allucinazione, forse trance) a cui non di rado la poveretta non riusciva a sopravvivere. Tra le cause del delirio ispiratore Plutarco segnala il fatto che la Pizia per raccogliere l'ispirazione veniva rinchiusa dentro un antro dove era costretta a inspirare gas dolci all'olfatto, che fuoriuscivano dalle rocce e che avevano una qualche oscura relazione con i terremoti.
Il professor de Boer, riunendo tutti questi elementi ha rilevato che la zona del tempio di Delfi, essendo luogo d'incrocio di due faglie, è caratterizzata da un tipo di calcare molto permeabile ai gas. Ricerche geologiche hanno evidenziato in quest'area una concentrazione superiore alla norma di etilene, un gas che guarda caso l'uomo percepisce come dolce e che può effettivamente portare soggetti giovani a uno stato di profonda eccitazione, se assunto in dosi massicce.
A ulteriore conferma di questa teoria, la tesi proposta dal professor Luigi Piccardi, dell'università di Firenze, secondo cui la sibilla non vaticinasse sotto l'attuale tempio di Apollo, come si è sempre creduto, ma sotto il tempio di Atena una costruzione che difatti si trova a cavallo della faglia.
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| Facce da Bronzi |
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Chi si nasconde dietro il volto e il corpo dei due "Bronzi di Riace"? Il professor Paolo Moreno, dell'università di Roma Tre ha proposto di dare un nome e un'identità alle due gigantesche statue calabresi. Quello che tutti conoscono come "il giovane" sarebbe Tideo, il padre di Diomede, l'amico di Ulisse, mentre "il vecchio" sarebbe il profeta guerriero Anfiarao. Gli scultori sarebbero Ageladas di Argo e Alcamene di Lemno. A queste conclusioni lo studioso è arrivato analizzando i materiali utilizzati per riempire le statue, che sono risultati essere crete del V sec. a.C. I nomi dei due eroi emergerebbero dalla lettura dello storico Pausania che racconta di due grandi statue fatte erigere dalla città di Argo per ricordare una grande vittoria contro Sparta.
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| Tante sibille |
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Nel mondo antico la Pizia delfica non fu l'unica produttrice di oracoli. A Cuma, una località ai piedi del Vesuvio, aveva il proprio antro la Sibilla, una sorta di semidivinità con doti profetiche interpellata anche da Enea. La sua caratteristica esclusiva era quella di prevedere il futuro e scrivere il vaticinio su una foglia che un soffio di vento mischiava ad altre. Al suo consultatore trovare la risposta nel mucchio. Gli storici antichi raccontano che nel Mediterraneo si trovassero una decina di sibille sparse in diversi luoghi, mentre altri sostengono che la Sibilla fosse una sola in continuo spostamento da un luogo all'altro, non fosse soggetta al passare del tempo, vivesse isolata dal mondo e non si mostrasse mai a nessuno.
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