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ira digitale 
Il font ti dice chi sei

Una teoria attendibile?

Dimmi come scrivi col pc e ti dirò chi sei. Sembra una follia, un paradosso, a qualcuno a dire il vero è parsa pure una fesseria, ma c'è chi, al termine di serissime indagini, è arrivato a sostenere che esista una relazione tra la scelta del font (il tipo di carattere, per i non addetti ai lavori) e la personalità di un individuo.

Aric Sigman, psicologo che va per la maggiore negli States, per conto della multinazionale Lexmark, ha studiato a lungo il rapporto uomo-tastiera e ne ha concluso che la grafologia ha una sua parente stretta anche nel sofisticato mondo hi-tech. Per interpretare il carattere o l'umore di una persona basta vedere se manda le sue mail in Verdana, Courier, Times o Arial.

Per esempio, chi usa Verdana vuole infondere nel lettore un'idea di professionalità mista a umanità, il Courier è un tipo di font ottimo se si deve esprimere freddezza o uno stato di alterazione, Arial è per persone sensibili, Coronet e tutti i caratteri svolazzanti indicano calore e dolcezza; e poi, mentre Georgia è adatto alle ragazzine, mentre Courier e tutti i suoi consimili di tipo "meccanico" sono apprezzati dagli uomini specialmente quelli un po' antiquati e refrattari alla scrittura digitale; invece il caro vecchio Times New Roman è più trasversale, esprimendo al contempo l'autorevolezza che piace agli uomini e il fascino umanistico, gradito al gentil sesso. Infine, se il vostro capo vi scrive con caratteri piccoli inferiori agli 11 punti niente paura, vuole solo rivendicare il proprio ruolo di potere.

Una tesi curiosa, non c'è che dire, che molti hanno preso a contestare in modo piuttosto duro. In effetti i punti criticabili sono numerosi. I più animosi hanno fatto notare che i font nella posta elettronica si vedono solo se si dispone di una formattazione HTML e che in genere sarebbe meglio continuare a mandare le mail in solo testo: perciò per chi utilizza il protocollo ASCII dovrebbe valere l'equazione "nessun font nessuna personalità"? E tutti quelli che si tengono il font che hanno di default senza adattarlo all'umore, non hanno sentimenti? E soprattutto chi usa Wingdings, che tipo di persona è?

18 giugno 2001

  Massimo Mencaglia
  dalla rete
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  Ditelo come volete
Sarebbe interessante sapere se il dottor Sigman è in grado di valutare la psiche di chi non utilizza i soliti banalissimi font con letterine dell'alfabeto un po' allungate, un po' allargate con qualche svolazzo in più o in meno, ma tutto sommato facilmente riconoscibili. Si potrebbe mettere alla prova il noto psicologo scegliendo come carattere qualcosa di fuori di testa. Avete mai pensato per esempio di scrivere utilizzando foglie, fiori, animali, i Simpson, fiocchi, frecce e palloncini sagomati a forma di lettere dell'alfabeto? Può essere complicato, ma forse è solo una questione di abitudine. Il sito Font.it consente il download di tanti tipi di scrittura diversi e originalissimi. Una vera miniera, con la quale mettere alla prova anche il più tenace e spregiudicato dei grafologi stregoni. Nessuno interpreterà la vostra psiche, al massimo qualcuno potrebbe prendervi per pazzi.
  Schegge di teoria
Il rapporto di Aric Sigman dice tra l'altro: «Con la dismissione della scrittura personale, la gente deve pensare in modo diverso a come presentarsi e trasmettere il proprio messaggio via e-mail... per esempio attraverso la scelta di un font è a volte importante distinguersi l'uno con l'altro, mentre altre volte sarebbe meglio conformarsi a certe norme o protocolli». Infatti «La scelta di un font serve anche come forma di codice sociale, classificando chi li usa come "chiassosi" o "modestamente raffinati"», d'altronde «I font che hanno O panciute e lunghe code sono percepiti come più umani e amichevoli, forse perché in questo caso la forma delle lettere somiglia alla mimica facciale; mentre i font più rettilinei e angolati evocano rigidità e freddezza: in termini psicanalitici "emozionalmente repressi"». Addirittura.
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