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Dalle stelle al deserto

I Dogon depositari di segreti astronomici?

Abitano in povere capanne di terra simili a castelli di sabbia. Sono poco più di 100mila e vivono nel deserto del Mali, sotto speroni rocciosi chiamati «falaise». I Dogon conservano, ma non gelosamente, una società primitiva e una sapienza astronomica ancora misteriosa. Da circa 70 anni la cultura occidentale si è appassionata a loro: dai primi viaggi dell'etnologo francese Griaule in poi, è tutto un crescendo di studi e teorie su questo mite popolo africano.

Ogni 50 anni - da almeno mezzo millennio - i Dogon costruiscono curiose maschere per celebrare nella festa di Sigui il "passaggio" della stella Sirio B attorno a Sirio A. I Dogon sanno che Po-tolo (alias Sirio B) è una stella nana bianca caratterizzata da un elemento "pesante" ignoto ai terrestri e che appunto in 50 anni compie una rivoluzione completa attorno alla stella maggiore. Descrizione fumosa ma molto simile a quella data dagli attuali astrofisici.

Ma come fa una popolazione quasi primitiva a conoscere con precisione i tempi di questa fase astronomica studiabile solo con strumentazione avanzata?

I Dogon rispondono che tale sapienza deriva loro da uomini-pesce, scesi sulla Terra a bordo di un'arca di forma circolare: i loro padri li ospitarono per qualche tempo, poi se ne tornarono a casa loro.

Un mito affascinante, ma difficilmente credibile. Tant'è vero che gli scettici sono tantissimi. In particolare le critiche si concentrano sugli studi di Griaule, accusato di avere manipolato con troppa disinvoltura le rivelazioni dei vecchi capo-villaggio. Qualcuno sostiene che Sirio B sia visibile utilizzando i mezzi di osservazione astronomica già conosciuti dagli antichi egizi. Altri sostengono che invece la fonte di queste conoscenze anomale siano state popolazioni bianche venute a contatto con i Dogon circa 500 anni fa: difatti nella cultura locale esistono anche miti di personaggi bianchi. Ma questi scettici forse dimenticano che il primo a vedere Sirio B con un telescopio fu Clark nel corso del XIX secolo...

2 febbraio 2001

  Massimo Mencaglia
  dalla rete
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  I Dogon oggi
I villaggi dogon hanno mantenuto una forte simbologia. Le case di terra dalle forme fiabesche si dispongono in modo da dare all'abitato una sembianza antropomorfa: per esempio la casa del capo villaggio corrisponde alla testa. Ma la società dogon sta cambiando: alla religione tradizionale si sta sostituendo l'Islam, i giovani emigrano sempre più frequentemente verso le città, si diffondono matrimoni con forestieri e l'agricoltura, che resta l'occupazione principale, sta passando dalla conduzione collettiva alla proprietà privata. Gli appezzamenti sono diventati orticelli coltivati per lo più a scalogno, soprattutto da donne. La perenne siccità li ha resi abili costruttori di dighe e muretti a secco per la raccolta d'acqua.
  In viaggio tra i Dogon
Essere ospitati dai Dogon non è affatto difficile. Ne sanno qualcosa i primi etnologi francesi e i successivi esploratori, accolti per lungo tempo nelle case di terra di questo mite popolo sahariano. Uno dei modi migliori per apprezzare la loro cultura è camminare a piedi lungo la «falaise» approfittando magari di una «maison de passage» presa a poco prezzo. Ma per chi volesse recarsi in Mali a fare un giro organizzato, ormai le compagnie turistiche dispongono di pacchetti completi all inclusive. 13 giorni a contatto con il popolo delle stelle in bassa stagione costano poco più di 3 milioni. I Dogon stanno imparando il vantaggio del turismo: sanno fare il balletto propiziatorio anche a gentile richiesta.
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