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strano ma web 
Kevin, barbone con un sito

Senza casa, senza lavoro, senza cibo, ma con un blog

Scrive di Dio e di Jung, gestisce quotidianamente un sito web, o meglio un blog (web+log), trascorre le sue giornate in biblioteca e la sera dorme in strada o, se fa freddo, in un centro di accoglienza per senzatetto. Kevin Barbieux, 41 anni, è un homeless da 20 anni. Da San Diego si è trasferito a Nashville, e lì, dai computer messi a disposizione dalla "public library", gestisce un sito internet. Un diario che conta su 19mila page views al mese e che attrae navigatori curiosi di capire come si diventa barboni, come si vive senza una casa, cosa capita per le strade della città nel cuore della notte.

«Quando persi la casa era l'inverno del 1982 - racconta Kevin dalla home page del suo sito -. Avevo appena 21 anni e davvero non avevo idea di come gestire me stesso e la mia vita. Gli ultimi 20 anni sono stati una battaglia continua, cercando di aggrapparmi a ciò che gli altri considerano scontato, parte della vita. Ma io non sono mai stato in grado di rientrare nell'etichetta di "normale". E non sono mai riuscito ad adattarmi alla società, che peraltro dubito sia normale davvero».

Nel 1997 Kevin si occupa di un giornale dedicato agli homeless, ma escono due soli numeri prima del fallimento. Da allora la biblioteca è diventata la sua casa, come lui molti senzatetto trascorrono le giornate tra i libri, al caldo e in compagnia di una piacevole lettura. «Da quando il governo ha iniziato a parlare di anti-trust - scrive Kevin - il vecchio Bill Gates è diventato improvvisamente caritatevole e ha regalato centinaia di computer alle biblioteche americane, compresa quella che frequento io. Quello che so sui pc l'ho imparato qua».

Kevin sta ancora lottando per uscire dal tunnel che non gli consente di vivere una vita convenzionale. E ha lottato anche in passato: si è iscritto al college, ma tutti quei rapporti umani lo frastornavano, ha lavorato part-time in diversi posti e ruoli, ha fatto il fotografo, ha messo su una famiglia, ma dopo due figli (uno di 9 e uno di 12) e sei anni e mezzo di matrimonio ha ceduto.

Il suo sogno è scrivere un libro e soprattutto mettere in piedi un centro accoglienza per chi come lui vive per la strada, per poi risistemarsi e ricominciare ad abitare in un appartamento in cui gli sia consentito ricevere le visite dei suoi figli.

10 ottobre 2002

  Giorgia Camandona
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Spicci virtuali
I navigatori, fedeli o occasionali, che capitano sul sito di Kevin, possono inviargli donazioni, piccole o grandi, attraverso carta di credito. Un sistema che gli consente di non medicare, che va incontro alle continue richieste dei lettori (che chiedono come aiutare) e che ha suscitato polemiche tra gli scettici, tra chi non vuole credere che si possa finire così.
Identità virtuali
«Ho scelto la sfida di comunicare via web - racconta Kevin - perché online l'unica cosa che la gente può giudicare sono le tue parole, le tue opinioni. Prima che uno apra bocca, su internet siamo tutti uguali. Un livello di uguaglianza così puro da creare una tensione difficilmente gestibile».
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