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Vizi privati o pubbliche virtù?

Accuse vip. Sgarbi: «Urbani e Di Benedetto amanti»

La favola del bue che dà del cornuto all'asino è vecchia quanto il mondo. Un archetipo che di tanto in tanto si ripropone. Capita così che Vittorio Sgarbi, non proprio un modello di diplomazia, vada in tv, ospite della trasmissione "8 e mezzo" condotta da Giuliano Ferrara su La7, a raccontare al mondo intero che il ministro ai Beni culturali, Giuliano Urbani, e l'attrice Ida Di Benedetto avrebbero una tresca. La storia ha fatto il giro di tutti i giornali d'Italia. Anche perché l'onorevole Sgarbi l'ha impreziosita con una serie di particolari da fare invidia alle maggiori riviste di gossip, roba che neanche il suo nemico di sempre, Roberto D'Agostino, su Dagospia avrebbe avuto il coraggio di scrivere, pettegolezzi che di solito animano le riunioni fra comari annoiate e chiacchierone.

Perché Vittorio Sgarbi, già idolo delle "Iene", non si è limitato ad additare i due come amanti. Ha anche aggiunto che la Di Benedetto, protagonista del film "Rosa Funzeca" di Aurelio Grimaldi, avrebbe fatto valere i suoi buoni uffici nei confronti del ministro per far sì che la pellicola sbarcasse a Venezia. Insomma, secondo Sgarbi se il film è finito al Festival in Laguna non è per meriti artistici quando per favori... di letto. Un'accusa che aggiunta ai racconti boccacceschi sulla passione dei due ha mandato su tutte le furie la Di Benedetto che ha già annunciato querele. Ma mentre tutta la vicenda si prepara a essere impacchettata in un fascicolo di carte bollate, nasce spontanea qualche maliziosa riflessione.

Tanto per cominciare: se la Di Benedetto e Urbani hanno davvero dormito nello stesso talamo, davvero non ce ne può fregar di meno. E semmai le accuse di Sgarbi fossero fondate, l'unico col quale solidarizzare sarebbe il regista del film defenestrato a favore di "Rosa Funzeca". Ma siccome le prove non ci sono e la "calunnia è un venticello", lasciamo cadere deduzioni e illazioni e puntiamo i riflettori sull'impulsivo Vittorio.

Ma come, proprio lui? L'onorevole dalle mille fidanzate, quello che secondo le malelingue si sarebbe fatto aprire i musei di notte per garantire a sé e alla sua bella la massima intimità possibile, quello che ogni tanto arriva una madre a chiedergli di riconoscere il figlio, quello che quando aveva al proprio fianco compagne affascinanti come Elenoire Casalegno le piazzava in tv ad ascoltare estranee e imbambolate i suoi "Sgarbi quotidiani", il politico più discusso d'Italia si diverte a cercare la pagliuzza negli occhi altrui? La morale? Rileggetevi la prima riga...

2 ottobre 2002

  Matteo Grandi
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La Rai censura
Il primo effetto immediato della querelle Sgarbi-Di Benedetto-Urbani, arriva attraverso le reazioni della televisione di Stato. Vittorio Sgarbi era stato infatti invitato a partecipare a ben due trasmissioni di "Mamma Rai": da una parte Chiambretti, dall'altra Vespa. Ma dopo l'esplosione dell'affaire-Di Benedetto i due conduttori (pare su invito dell'ufficio legale di viale Mazzini) hanno fatto marcia indietro, spiegando a Sgarbi che non era più il caso che lui intervenisse. I rispettivi direttori di rete di Rai Uno e Rai Due, Del Noce e Marano, si sono detti estranei alla vicenda. Ma Sgarbi ha parlato senza troppi giri di parole di vera e propria "censura".
E la Di Benedetto querela
Ida Di Benedetto non è rimasta con le mani in mano. L'attrice di "Rosa Funzeca" non solo ha smentito ogni relazione con il ministro dei Beni Culturali, Giuliano Urbani, ma ha deciso anche di tutelarsi legalmente querelando Vittorio Sgarbi per «l'ignobile aggressione» alla sua «dignità di donna e di attrice». La parola passa al giudice.
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