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La sfida del Barbiere
Intervista esclusiva a Figaro, tra i fondatori del quotidiano on line che fa il verso al Corsera
C'è chi l'ha definito la Svizzera dell'informazione, chi un gioco, una scommessa, chi semplicemente una gran rottura di scatole. Fatto sta che il Barbiere della Sera, il sito che fa il verso ai quotidiani italiani, è ormai una solida realtà in rete. Ed è diventato un punto di riferimento per molti giornalisti. Perché? Semplicemente perché le notizie pubblicate sono vere, scomode ma vere. Così, qualche giorno fa, quando sul sito, al posto della home page, è comparsa la scritta "under costruction", si è scatenato un mezzo putiferio. Subito è partita la caccia ai fondatori. Noi abbiamo intervistato Figaro, uno dei suoi anonimi ideatori.
Allora Figaro, che cosa è successo, vi hanno oscurato? Ma no! Il problema è tecnico: il Barbiere della sera si appoggia su un server americano che, in base al contratto stipulato, assicura il servizio fino ad una certa soglia di traffico. Questo limite è stato superato, così ci hanno messo offline. Con un upgrade dell'abbonamento speriamo di risolvere presto il problema.
Ci racconti un po' come è nata l'idea del Barbiere della sera? Tutto è iniziato un paio di anni fa, mentre mi trovavo in vacanza con un gruppo di amici in Toscana. L'ambizione è quella di creare un organo di informazione che non abbia altri interessi da difendere se non quelli della libera circolazione delle idee. Così siamo partiti, dapprima in via sperimentale, poi visto il successo, in maniera più seria anche se, come certamente sai, al Barbiere tutti collaborano gratuitamente...
...e, per la maggior parte anche anonimamente! Ma perché? La questione è un po' complessa. Ci sono diversi motivi per cui abbiamo deciso di mantenere l'anonimato. In primo luogo ci siamo accorti che l'anonimato è una buona leva di marketing: si è scatenata una vera e propria gara per scoprire chi siamo, chi sono i collaboratori che puntualmente pubblicano i loro pezzi. E allora ci siamo detti: visto che funziona così bene, perché non continuiamo a sfruttarla? In secondo luogo l'anonimato ti mette al riparo da pressioni. Siamo tutti professionisti di un certo livello e il nostro lavoro si svolge spesso parallelamente alle stanze del potere. Questo piccolo accorgimento ci evita la solita telefonata di routine dei vari uffici stampa che ci chiedono di rettificare un pezzo...
Qualche volta però anche voi avete preso dei granchi, con rischio di denuncia... Alt! Il Barbiere è l'unico organo di informazione che pubblica la smentita di una notizia in prima pagina, con tanto di scuse. Nella stessa posizione e con la stessa rilevanza dell'articolo contestato. Non pubblichiamo le smentite alla fine della trentatresettesima pagina, dove non sarà mai letta da nessuno, come fanno regolarmente tutti i quotidiani.
Avete una linea editoriale precisa? Ognuno può scrivere quello che vuole, ma niente diffamazione. Come sai, prima di pubblicare una notizia, facciamo dei controlli incrociati per verificarne l'autenticità. In generale vale sempre un principio: chi se ne frega di arrivare tardi! L'importante è pubblicare notizie sicure.
La notizia più curiosa che vi è capitato di dare? Me ne ricordo una in particolare, che ci ha regalato un'ampia citazione sull'Herald Tribune. Un paio di anni fa la moglie di Lamberto Dini, all'epoca ministro degli esteri, fu coinvolta in un'inchiesta giudiziaria. Dapprima l'Ansa trascurò la notizia; poi, parlando del fatto, continuò a chiamare la signora Dini "Donatella Zincone" con il suo nome da signorina. Mai, neanche una volta, l'Ansa precisò che si trattava della moglie del ministro degli esteri, mentre la vera notizia era quella. Per chi non lo sapesse l'Ansa ha convenzioni miliardarie con la Farnesina. Scrivemmo un pezzo memorabile.
Quale sarà in futuro il ruolo del giornalista? Diventerà ancora più importante e indispensabile. La sua funzione sarà valorizzata: internet è uno stadio, un'arena dove puoi trovare di tutto, sopratutto immondizia. Il giornalista filtrerà e soprattutto garantirà la veridicità delle informazioni proposte.
Cosa consiglieresti a chi vuole intraprendere questa professione? Di frequentare una delle scuole riconosciute dall'Ordine dei giornalisti. E a quelli che vogliono cominciare collaborando con un giornale, consiglio di presentarsi in redazione col "sorcio in bocca", cioè con una storia da raccontare.
Progetti futuri? Entro l'anno prossimo contiamo di partire con una public company, una compagnia ad azionariato diffuso tra tutti i giornalisti italiani, proprio per garantirci l'assoluta indipendenza da qualsiasi editore.
Montanelli con "La voce" ha chiuso i battenti dopo pochi mesi.... Si è vero, ma in rete i costi sono infinitesimali rispetto all'editoria cartacea. Bastano uno o due miliardi di vecchie lire per realizzare un buon lavoro. E' un progetto ambizioso, ma ce la faremo, ne sono sicuro.
4 giugno 2002
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