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il mistero svelato 
«Il passato è business»

La più antica città del mondo in India? Gli archeologi insorgono

La recente scoperta di un sito archeologico nel golfo di Khambat ha suscitato molte polemiche in India. Munhar Manohar Joshi, ministro della Scienza e della Tecnologia ha annunciato un anno fa il ritrovamento di una città sommersa poco lontano dalla costa dello stato di Gujarat, nelle acque del Mare d’Arabia, risalente al 7.500 a.C.

L’insediamento è stato scoperto casualmente dai geologi del National Institute of Ocean Techonology (Inot) nel dicembre 2000 durante ricognizioni di monitoraggio del livello di inquinamento delle acque. Le indagini sonar del fondale hanno restituito immagini di alcune strutture a pianta rettangolare. I dragaggi effettuati hanno portato in superficie alcuni frammenti di ceramica, conchiglie e ossa, oltre a un frammento in legno datato al radiocarbonio a 9500 anni fa. (vedi box a lato)

Lo sbalorditivo annuncio è stato accolto con grande scetticismo e disappunto dagli archeologi indiani per molti motivi, ma soprattutto per la natura politica della dichiarazione. Munhar Manohar Joshi ha infatti rivendicato un primato detenuto fino a oggi dall’Iraq: è ormai storicamente accertato che Uruk, la prima città, sorse in Mesopotamia nel 3500 a.C.

Il professor K.V. Raman, ex capo del dipartimento di Archeologia dell’Università di Madras ed ex sovrintendente per le indagini archeologiche in India ha dichiarato: «Sono realmente dispiaciuto delle motivazioni politiche che hanno portato a questo annuncio. Distrugge l’integrità della mia professione».

Non sono mancate le critiche al modo con cui sono state effettuate le indagini, ai modi sbrigativi con cui si è giunti alla datazione, alla mancanza di uno scavo archeologico condotto da un’equipe archeologica e all’incoerenza della cronologia.

Murli Manohar Joshi ha ipotizzato che la città sia stata sommersa dal mare in seguito a un terribile terremoto. Il prof Sonwanem, archeologo e membro dell’istituto Nazionale di Oceanografia, ha replicato: «Ultimamente si tende a ricondurre ogni cosa a un terremoto». I primi insediamenti urbani risalgono alla cosiddetta cultura di Harappan, nel 2500 a.C. Sulla base delle immagini sonar alcuni archeologi hanno interpretato una struttura come un possibile tempio. Se ciò fosse confermato dagli scavi, la datazione del sito sarebbe ancora più recente, terzo secolo a.C., poiché questi edifici non esistevano nella cultura di Harappan.

Le ipotesi sono ancora molte e solo uno scavo rigoroso sarà in grado di fugare i molti dubbi e chiarire l’importanza di questo ritrovamento, anche se tutt’ora non sono ancora state diffuse pubblicazioni scientifiche. Colin Renfrew scrisse: «Perché, oltre a motivi di curiosità scientifica dovremmo studiare il passato? E il passato di chi? Il passato è business… è carico di implicazioni politiche e ideologiche».

17 maggio 2002

  Manuela Magistris
  dalla rete
Le foto dei ritrovamenti Il sito dell'Inoc
La Società indiana di Archeologia I dubbi sulla datazione rimangono
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Il legno
Circa 20mila anni fa il Mare d'Arabia era più basso di circa 100 metri rispetto a oggi, intere foreste dell’epoca sono oggi sommerse perciò non è straordinario aver trovato un pezzo di legno risalente al 7500 o al 5000 a.C. Ha spiegato Jaya Menon, archeologo indiano: «Le idee collegate sono due. In primo luogo l’età del manufatto non può essere correlata all’età del luogo. Secondariamente, il materiale datato deve provenire da un contesto sicuro. Solo così le informazioni sono attendibili e quello subacqueo non è un contesto sicuro».
Le date
Jaya Menon ha dichiarato: «Sembra esserci una certa confusione sulle date. Se il sito è del 7500 a.C., allora risale al Neolitico. Dalle immagini sembra trattarsi di un insediamento urbano, ma sostengono che il sito è precedente la cultura di Harappan di circa 2000 anni: questo significa farlo risalire a un periodo in cui gli esseri umani erano appena arrivati a condurre una vita sedentaria».
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