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Bello e impossibile
Quattro chiacchiere con Gabriel Garko
Bello e impossibile. O almeno difficile. La caccia a Gabriel Garko è infatti uno di quegli sport per i quali occorrerebbe il brevetto. Riuscire a scucirgli un pezzo di giornata è davvero un'impresa titanica. E non perché lui manchi di disponibilità, anzi. Ma il vortice di impegni, lavoro, spostamenti frenetici e interviste che lo sta risucchiando è davvero ai confini della realtà. Attualmente è impegnato con lo spettacolo teatrale (per lui un debutto) di Luca Ronconi, ''Quel che sapeva Maisie'', con il lancio dell'ultimo attesissimo film di Brass, ''Senso '45'', e con le riprese de ''Il bello delle donne''. Dunque non resta che mettersi in coda e aspettare pazientemente il proprio turno. Un'attesa ben ripagata, visto che poi Gabriel si rivela un interlocutore piacevole, divertente e mai banale.
Partiamo da un dato di fatto. Sei il personaggio maschile del momento: ne sei consapevole? Assolutamente no... (la risposta è interrotta da una delle mille telefonate...).
Direi che anche alla luce di quanto sei ricercato si tratta di uno dato innegabile... Diciamo allora che lo sto capendo pian piano e me ne sto rendendo conto poco alla volta.
Tra l'altro non lesini energie e ti trovi impegnato su tutti i fronti, dal cinema al teatro... In effetti è così. Ma è nel mio carattere: non so dire no alle proposte nuove e allettanti. Dunque soprattutto nel caso del teatro è stata un'occasione che non potevo lasciarmi sfuggire.
Trovi difficoltà nel gestire questo aspetto? Forse la difficoltà maggiore sta nel rischiare sempre in prima persona e sulla mia pelle. In questo senso mi piace definirmi l'imprenditore di me stesso. Mi piace rischiare e investire sulle mie capacità.
Sempre in ruoli e situazioni diverse... Questo è fondamentale. Se c'è una cosa che mi potrebbe dare fastidio, sarebbe quella di venire identificato ed etichettato con un solo ruolo. Lo troverei limitante.
Difficoltà con l'approccio teatrale? All'inizio tante. Sulle prime ho pensato «o scappo o mi rimbocco le maniche». Naturalmente mi sono rimboccato le maniche. Però adesso l'esperienza mi sta entusiasmando. Mi piace l'idea di potersi migliorare ogni giorno, di poter dare sempre qualcosa di diverso sul palcoscenico. Per contro mi dispiace che a teatro manchi la possibilità di rivedersi e quel che fai è destinato a restare solo nella tua memoria.
Cambi personaggi e spesso anche look... Verissimo. Mi piace cambiare facciata. Ma sia chiaro, non ho problemi ad accettarmi o roba del genere, solo mi diverte variare e di volta in volta mi piace assorbire anche il mio personaggio. Comunque una volta per tutte lo voglio gridare forte e chiaro: io ho i capelli scuri. Non ne posso più d'incontrare gente che vedendomi scuro mi chiede se mi sono tinto.
L'approccio alla notorietà è stato facile? Non facilissimo. Spesso mi trovo a vivere in una specie di corridoio fatto di impegni, protezione della privacy e via dicendo e la cosa mi porta a vivere la realtà in maniera filtrata. Non nascondo che la cosa mi mette un po' a disagio.
Le donne ti tartassano? Diciamo che non si fanno scrupoli a saltarmi addosso... E paradossalmente accade più spesso quando giro con le guardie del corpo che quando giro da solo.
Approfitti mai di questa ''situazione di forza''? Nella mia posizione è difficile approfittarsi e prendere certe situazioni alla leggera. Ci sono troppe implicazioni. Però, dai, in passato mi sono divertito...
Il tuo rapporto con internet? Questa è un'altra mia passione attorno alla quale sto costruendo il mio prossimo progetto. Un'altra cosa che mi porta via tempo. Sto per mandare online il mio sito e sto seguendo in prima persona la scelta delle foto e tutto il resto perché si tratterà di una cosa molto, molto particolare della quale sono sicuro si parlerà tanto. L'impegno è gravoso ma sono sicuro che ne valga la pena.
E a noi non resta che aspettare fiduciosi e... curiosi.
8 febbraio 2002
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