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Vogliamo Fiorello
A grande richiesta prepara il ritorno. In primavera su Raiuno
Dici "Fiorello" e a chi pensi? A "lui" naturalmente, all'idolo delle piazze, al mito di intere schiere di ragazzine cresciute al ritmo del karaoke dei primi anni Novanta, al cantante-presentatore, imitatore, entertainer... insomma one-man-band. Ha i modi di chi non si è mai montato la testa e l'atteggiamento scanzonato di chi crede nel destino, ma non vuole forzare la mano. Barba "dei tre giorni", capelli arruffati e pantaloni scuri scampanati, Fiorello sta preparando il suo ritorno su Raiuno previsto per marzo-aprile.
Sarà un "Stasera pago io 2"? Diciamo di sì. Il grande successo dello scorso anno mi incoraggia a continuare su quella strada. Lo considero quasi un mio format, anche se il titolo del programma dobbiamo ancora deciderlo.
Avrai una partner al tuo fianco? Certo, ma ti dirò la verità: non ho ancora deciso chi sarà e non ho al momento nessuna rosa di nomi disponibile.
Squadra che vince non si cambia, vero? Vero. Abbiamo fatto solo cinque puntate, ma abbiamo lasciato il segno. E così eccoci di nuovo. Per me il futuro è cominciato nel 2001: dopo la tv ho portato in giro per i teatri italiani "Stasera paghi te" per tutta l'estate. All'inizio paura di non farcela, poi è arrivata tanta gente ed è cresciuto l'entusiasmo.
Poi in autunno sei tornato alla radio, il tuo mezzo preferito... Già, proprio così. La radio mi mette decisamente a mio agio e nei due mesi di Viva Radio2 mi sono divertito moltissimo. È ritmo, spontaneità, immediatezza. In tv è tutto più mediato.
Che rapporto hai con il divismo, la notorietà? Insomma che effetto fa essere desiderato, inseguito, bramato... Ho passato un periodo veramente duro all'apice del successo con il karaoke. Ti tocca nel profondo dell'animo e ti stanca fisicamente e psicologicamente perché ti sembra di stare sul tetto del mondo e poi, da un giorno all'altro, ti trovi giù, in pianura. Preferisco decisamente una notorietà "giusta", un'accettazione matura da parte del pubblico che ti stima per quello che fai.
Tu sei molto conosciuto negli Stati Uniti, hai avuto anche una nomination ai Grammy grazie alla tua apparizione ne "Il talento di Mr. Ripley", come andò il tuo sbarco nella mecca del cinema? Cominciò tutto per caso. Una sera a Capri mi esibivo durante "Capri-Hollywood" una manifestazione cinematografica con un sacco di divi americani, attori, produttori... Beh c'era ad ascoltarmi Anthony Minghella che mi ha detto qualcosa del tipo: «mi piaci potremmo fare qualcosa insieme». Pensavo fosse una battuta come tante. Dopo qualche tempo si rifà vivo. Stava girando "Mr. Ripley" e voleva assolutamente avermi farmi cantare "Tu vuoi fa' l'americano" in una scena fatta apposta per me. Andò così. Ma tremo ancora per quanto ho sofferto su quell'aereo...
Non ami volare, ma almeno navigare? In internet, naturalmente... È un rapporto mediato dalla mia fidanzata. Lei naviga e io la seguo da dietro le spalle. Non snobbo la rete, ma sono pigro. Tanto è vero che non ho ancora il mio sito ufficiale, me lo stanno preparando. Allora, arrivederci in rete!.
18 gennaio 2002
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