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Lola o Lolita?

La Ponce, giovane e bella star argentina, si sta affermando in Italia. Merito del kolossal, "Notre Dame de Paris"

Guardarla negli occhi senza restare ammaliato da uno sguardo che farebbe cadere dalla sedia anche un maestro zen è un'impresa semplicemente impossibile. Merito dell'energia che la circonda, come lei stessa sottolinea, e del modo di porsi che questa pop-star argentina, in bilico fra la maturità dell'artista vincente e la spontaneità di una bambina, ha fatto proprio: decisa, sicura e a tratti candidamente ingenua. Lola Ponce sta vivendo in Italia un'avventura straordinaria: protagonista del "Notre Dame de Paris" nei panni di Esmeralda ha abbandonato l'Argentina, dove è una star conclamata, per affrontare quest'avventura. Piccolo particolare: quando, un anno fa, ha accettato la parte non conosceva una sola parola d'italiano e sapeva benissimo che un suo "sì" le sarebbe costato un distacco immediato e a tempo indeterminato dai suoi affetti.

Ma per me - spiega lei - non è stato difficile; fin dalla prima volta in cui ho ascoltato le musiche del Notre Dame ne sono rimasta stregata e soggiogata. Esmeralda mi è entrata immediatamente nel sangue, o forse già c'era, e dal primo casting, che avvenne in Spagna per la versione spagnola, non ho pensato ad altro. Anzi era come se questo personaggio continuasse a crescere in me ogni giorno di più. Era come segnato nel mio destino.

Eppure dalla Spagna non arrivò nessuna chiamata...
Infatti. Però sentivo che quella porta che si era chiusa non era qualcosa di definitivo.

E hai avuto ragione...
Quando Riccardo Cocciante ha iniziato a pensare al cast italiano si è ricordato di me e mi ha chiamato chiedendomi se me la sentivo. Io naturalmente non ho avuto esitazioni nell'accettare. Vero: sapevo che il fatto di non conoscere una parola della lingua nella quale avrei dovuto cantare e nella quale avrei dovuto esprimermi quotidianamente poteva essere un ostacolo. Ma sono state considerazioni di passaggio che non hanno mai creato veri dubbi.

Alla fine imparare l'italiano così in fretta è stato difficile?
Non lo so. Tanto era lo slancio e tanta la passione con la quale mi sono dedicata a Esmeralda che non me ne sono neppure accorta. Non so se ho faticato oppure no, so che ho dedicato a questo progetto tutta me stessa. E naturalmente devo ringraziare chi, come Riccardo Cocciante e Pasquale Panella, mi ha dato questa incredibile fiducia e chi, come Paola Neri, la produzione e il cast, mi è stato costantemente accanto facendomi sentire sempre come a casa mia.

In Italia come ti trovi?
Meravigliosamente. Non ho faticato ad ambientarmi e non perdo occasione per visitare tutti gli angoli dei posti che tocchiamo con la tournée, ma forse anche l'Italia era nel mio destino. Nelle mie vene scorre sangue italiano da parte di una nonna paterna. E io, immancabilmente, sono rimasta affascinata e ammaliata dal vostro paese.

La cosa che hai fatto più fatica ad abbandonare in Argentina qual è stata?
Gli affetti, senz'altro.

Sei fidanzata?
No. Non più. Quando sono partita da casa lo ero, ma mi sono resa conto che l'amore non era abbastanza grande da resistere alla distanza e così la storia è finita. In questo momento comunque sto bene con me stessa. E trovo positivo potermi dedicare alle mie cose.

Gli uomini italiani ti corteggiano?
Sì, tantissimo. Ed è bello vedere con quanto affetto la gente mi ha circondato da quando sono qua. E guarda che non mi riferisco soltanto agli uomini.

Cantante-pop e attrice: in Argentina avevi già iniziato un percorso importante, ma da grande che cosa farai?
La musica sarà il comune denominatore di tutta la mia vita: di questo sono certa. Ma non mi dispiacerebbe continuare a seguire percorsi artistici varii e diversi tra loro.

Abbiamo parlato di destino. Credi in Dio?
Sì. Credo in Dio e credo in una grande energia che muove le cose e in qualche modo guida gli eventi, le nostre scelte e le nostre inclinazioni. A volte è come se la sentissi questa energia. C'è un libro, "Il più grande venditore del mondo" di Og Mandino, che mi sento di consigliare: è una meravigliosa parabola sulla saggezza, sull'energia, sull'amore per la vita e sulla forza che è dentro di noi. Leggetelo perché è magico.

Ci abbiamo girato intorno, ma la domanda che tanti italiani si pongono è: dopo il "Notre Dame" resterai in Italia?
Credo e spero di sì.

"Don't cry for her Argentina": non piangere per lei Argentina, ma Lola, o Lolita come la chiamano i suoi amici più intimi, si è innamorata dell'Italia.

8 novembre 2002

  Matteo Grandi
  dalla rete
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Notre Dame de Paris
Tratto dal romanzo "Il gobbo di Notre Dame" di Victor Hugo, con le musiche di Riccardo Cocciante, con testi e libretto di Luc Plamondon e grazie alla versione italiana di Pasquale Panella, il musical "Notre Dame de Paris" dopo aver spopolato nel mondo (attualmente è rappresentato in numerosi paesi del Vecchio e del Nuovo continente) è finalmente sbarcato anche in Italia. Da marzo a oggi ha avuto un successo strepitoso e inimmaginabile per un musical alle nostre latitudini. Numerose tappe sono state prolungate o replicate e ora si pensa ad andare avanti con la tournée fino a giugno del 2003.
Chi è Lola Ponce
Nata il 25 giugno del 1979 a Capitàn Bermùdez, a due passi da Rosario, in Argentina, Lola Ponce viene da una famiglia di artisti. Non a caso la musica è stata per lei una vocazione fin dalla tenera età di 3 anni. A 8 anni già cantava nel suo primo complesso, composto da lei e da suo fratello Alejandro. Quand'è cresciuta Lola ha fatto anche le prime esperienze da attrice in alcune delle fiction più famose d'Argentina. Nel frattempo, il suo astro musicale ha iniziato a brillare con l'album d'esordio: "Incalzable", vero successo in patria. Cantante pop e star della tv ormai affermata a casa sua, ha fatto questa scommessa: rimettersi in gioco per il "Notre Dame da Paris" dall'altra parte dell'Oceano. E ha avuto ragione.
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