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20 anni di film sotto la Mole
Ricca di sorprese l'edizione 2002 del Torino Film Festival, dal 7 al 15 novembre
«Nella parola festival è contenuto il concetto di festa. Una notazione che può sembrare marginale, ma che è in realtà abbastanza utile per cogliere lo spirito con il quale in questi anni il collettivo del Torino Film Festival ha affrontato il suo lavoro» dice Stefano della Casa, direttore della manifestazione. Cinema e città, cinema come divertimento e quindi categoria dell'animo. Vent'anni fa la prima edizione il Torino film festival si chiamava più semplicemente "Cinema giovani", oggi si rivolge a un pubblico che è cresciuto (sia numericamente che culturalmente) e attinge a opere internazionali.
A partire da "Insomnia" di Christopher Nolan con Al Pacino e Robin Williams, in programmazione nella sezione "Americana" che si prefigge lo scopo di mostrare il cinema americano non visto, a prescindere - ma non troppo - dal genere di appartenenza. Una dedica ai film di genere la si può scorgere infatti nella scelta di autori come Brian De Palma, o dei meno noti Roger Avary (lo sceneggiatore di "Pulp Fiction") con un'opera che farà parlare di sé: "The rules of attraction".
Attenzione particolare è dedicata al documentario: «Diversi sguardi di autori e autrici sul mondo del lavoro, sull’adolescenza, sulla malattia, sull’immigrazione, sul fenomeno della prostituzione - spiegano i curatori - sguardi che si aprono verso l’estero, dall’Afghanistan all’Argentina, che recuperano esperienze importanti per la memoria storica del nostro paese o un ricordo intimo e personale». C'è sempre maggiore interesse verso questa forma e lo testimonia l'attenzione del pubblico per documentari come "Carlo Giuliani ragazzo" di Francesca Comencini.
Ma la vera natura del festival è legata per tradizione ai cortometraggi. Quelli girati con una telecamera a spalla e improvvisati della sezione "Spazio Torino" e quelli più sofisticati, inseriti nella sezione "Concorso cortometraggi 2002". A far vedere i loro corti sono venuti dalla Romania, dalla Polonia, dalla Francia. Ci sono film austriaci, americani, tedeschi svizzeri, italiani, svedesi, brasiliani, inglesi e neozelandesi. Al Torino film festival si può vederee il corto come forma cinematografica completa, spesso curata più di un lungometraggio vero, anche se prodotto con risorse economiche ridotte. Nei corti italiani hanno accettato di mettersi in gioco e di collaborare con i registi esordienti attori e personaggi dello spettacolo come Ennio Fantastichini, Enrico Ghezzi, Franco Nero, Valerio Mastandrea, Fabio Volo e Martina Colombari (vedi box a lato). Da un corto può nascere un regista e a Torino è già accaduto con Guido Chiesa, Daniele Gaglianone, Daniele Segre.
Come in tutti i festival si assegneranno premi. Fra quelli più interessanti il Premio Cipputi per il miglior film sul mondo del lavoro, giunto alla sua settima edizione. Quest'anno sono stati scelti 11 film (in pellicola, video, di lungo, corto o mediometraggio), selezionati nelle diverse sezioni del Festival. Il Premio Cipputi alla carriera sarà assegnato al regista francese Robert Guédiguian.
Negli intenti e anche nei risultati i curatori del Torino film festival si dichiarano "fedeli alla tradizione cineclubbistica, la generazione che ha riscritto la storia del cinema non scrivendo volumi e occupando cattedre, ma mostrando i film". Non resta che andarli a vedere a Torino dal 7 al 15 novembre.
8 novembre 2002
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