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La scalata dei Tiromancino
Intervista a Federico Zampaglione, alla guida del successo del gruppo
"In continuo movimento", il nuovo ultimo album dei Tiromancino uscito l'11 ottobre, è schizzato immediatamente al 2° posto della classifica dei più venduti in Italia. Una nuova formazione (a Federico si sono affiancati musicisti tra i quali Piero Monterisi, Andrea Pesce e Luigi Pulcinelli) e il disco d'oro per le oltre 50.000 copie vendute. Insomma, ci sono le carte in regola per bissare il successo riscosso da "La descrizione di un attimo".
News2000 ha intervistato Federico nella sede milanese della Virgin. Jeans, t-shirt e una massa di riccioli mi domanda: «L'hai ascoltato il cd?». Sì, rispondo, e penso: ma non dovevo essere io a fare le domande? Da qui iniziamo a parlare della crisi del mercato musicale italiano. Dei compac disc che costano troppo (viaggiano attorno ai 20 euro) e della pirateria musicale: molto meglio scaricare, masterizzare e risparmiare, dicono i numeri. I cd originali spesso si acquistano solo quando si è davvero interessati al gruppo o al cantante.
«Questa cosa me la scrivono in molti sul sito - afferma Federico - è vero, i cd sono cari. Con l'euro alcuni negozianti hanno approfittato del cambio per arrotondare in eccesso. Poi c'è il discorso dell'Iva da fare. Partiamo dicendo che sui libri, considerati beni culturali, è del 4%. Sui cd invece no, è del 20%: non sono considerati prodotti culturali, forse si ritiene siano un bene di seconda scelta. A questo si aggiunge il fatto che ultimamente alla musica ultimamente sono associati sentimenti di disaffezione e sfiducia. Forse per colpa della sovrapproduzione musicale, che sforna molti prodotti scadenti. C'è chi compra il cd dall'ambulante senegalese perché pensa di aiutarlo. Ma i soldi non vanno a lui, finiscono nelle mani del boss di turno che su queste cose si arricchisce. Certo, bisognerebbe abbassare un po' i prezzi. Questa è una cosa che dipende metà dalle case discografiche e metà dagli artisti».
Racconta com'è nato "In continuo movimento". I tempi sono stati molti lunghi. Ho iniziato a lavorarci subito dopo l'uscita de "La descrizione di un attimo". È nato come una sorta di diario musicale, dove al posto delle parole c'era la musica a raccontare ciò che stava accadendo. Inizialmente era una cosa personale, poi è subentrato Andrea Pesce (pianista-tastierista), ci trovavamo e suonavamo, semplicemente per il gusto di suonare, ma sempre più frequentemente. Tutto questo è durato un anno, dopodiché è arrivato Luigi Pulcinelli (campionatori e drum programming, un electro-man insomma) che si è occupato degli arrangiamenti. A questo punto è iniziata la lavorazione dell'album, prima a casa di Pulcinelli, poi fuori Roma, in una casa immersa nel verde.
C'è un pezzo del nuovo album che s'intitola "Il progresso da lontano" (con la partecipazione di Roberto Pedicini, voce di Jack Folla, che fa la parte della coscienza narrante) che descrive il progresso come "un'enorme anima malata". Pensi sia davvero così? Da una parte il progresso è necessario e positivo. Va tenuto in considerazione anche per allargare gli orizzonti nell'ambito della propria crescita personale. Ma ci sono anche gli effetti collaterali: per esempio rinnovare continuamente gli elettrodomestici per rimanere al passo col le novità del mercato, seguire la moda a tutti i costi, modificare i propri gusti per omologarsi con le tendenze. Una cosa che fa male. A questo punto è necessario distaccarsi per non perdere di vista certe cose, quelle semplici, e guardare il progresso da fuori.
Le cose semplici. In "I giorni migliori" canti "aiutami a trovare l'interesse per le piccole cose, che sono alla base di tutte le promesse del futuro che cresce". Le cose semplici sono importanti. Al di fuori della carriera, il disco che sta andando bene e sono contento, mi interessano la vita, le persone. Non frequento gente dell'ambiente, finisci sempre col parlare di musica, è noioso: la musica bisogna farla e non parlarne. Sono molto curioso, interessato alle persone. Mi affascina la semplicità. Mi piace andare a pesca, cucinare.
Tra i brani nuovi ce n'è uno cantato con Meg dei 99Posse ed Elisa. Altre collaborazioni? In passato ho collaborato con Lucio Dalla (una versione di "Com'è profondo il mare" nella colonna sonora di "Paz!", film sulle storie di Andrea Pazienza), un personaggio surreale, non ci sono altre parole per descriverlo, è uno che è andato oltre. Mi piacciono le collaborazioni con artisti emergenti, gli scambi col mondo del cinema. C'è chi ha paura di farlo perché teme i confronti, è spaventato dall'idea che il suo microcosmo venga intaccato.
A proposito di cinema (il brano "Due destini" dell'album "La descrizione di un attimo" è stato inserito nella colonna sonora del "Le fate ignoranti" di Ferzan Ozpetek), ti piacerebbe fare qualcosa in questo campo? Attualmente sto lavorando per i videoclip. Vado spesso al cinema, uno degli ultimi film che ho visto e mi è piaciuto molto è stato "L'imbalsamatore" di Garrone. Ma non mi interessa recitare, fare l'attore, non mi ci vedo.
Nei pezzi è spesso presente la tematica passato. Sei una persona nostalgica? Non ho rimpianti, le scelte giuste che dovevo fare, con sacrificio e impegno, le ho fatte. L'idea di guardarmi indietro e vedere che ho perso delle occasioni è sempre stata una cosa che mi ha fatto paura. Dentro di me del passato ci sono certe cose impresse. Ho 34 anni e tante cose davanti, nel futuro, ma vedo molte anche guardando indietro. Ho immagini del passato sì, ma mi piace anche il presente.
1 novembre 2002
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