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underground 
Cento album di cui disfarsi

L'elenco completo di tutti gli Lp che è meglio vendere per recuperare un po' di denaro

Un progetto per il bene della comunità, o almeno così viene fatto passare. Tale Wesley A. Kose si è fatto venire il mal di pancia per stilare una lista (e pubblicarla online) di cento titoli di Lp che, a suo insindacabile giudizio, sarebbe meglio vendere per cercare di recuperare almeno un po' del denaro mal speso al momento dell'acquisto. A ogni album è abbinato un commento, una motivazione.

«Vorremmo offrire a te e al resto del mondo - spiega l'autore sulla home page del proprio sito - niente di più che il dono del buon gusto, cosa da cui alcune persone potrebbero persino sentirsi minacciate. Abbiamo dunque il dovere di comunicarti che ci sentiamo offesi dalla tua collezione di cd». Lo scopo non è commerciale, l'intenzione non è quella di consigliare nuovi titoli, magari acquistabili online. «No - prosegue Wesley -, semplicemente non riusciamo a distogliere lo sguardo dallo scaffale su cui campeggia la tua raccolta. Capiamo che di tanto in tanto chiunque può commettere un errore e infatti siamo qui per aiutarti a trasformare i tuoi sbagli in denaro contante e frusciante». Nell'elenco non compaiono i soliti album trash, che tutti sanno andrebbero cestinati, dai Milli Vanilli ai Bros, ma una selezione di titoli che rientrano in almeno una delle seguenti categorie.

Gli Lp intellettualoidi e/o osannati dai critici. Perché chi li ha comperati lo ha fatto per vantarsene e mettere qualcosa di buono sulla mensola, ma da lì non li ha mai tirati giù per ascoltarli se non, forse, il giorno dell'acquisto.

Gli album di nuove promesse che dalla loro avevano solo la freschezza e ingenti operazioni di marketing a sostenere la distribuzione. E insieme anche le compilation di grandi artisti che per qualche anno sono spariti dalla scena per poi riapparire nelle classifiche con il "grande rientro".

I cd che si tengono per nostalgia, perché contengono qualche canzone che forse un giorno, in un futuro indefinito, si vorrà riascoltare, ma certamente non oggi.

E così sulla lista nera ci finiscono i Beatles con "Let it be" (motivazione: troppo Paul e non abbastanza John e George), gli U2 con "Joshua Tree" (troppo onesti, troppo politically correct, troppo cattolici e troppo schifosamente ricchi), i Nirvana con "Nevermind" (ipersuonato, alle feste come in radio. «"Smells like teen spirit" - commenta Wesley - è la canzone con cui metteremo in imbarazzo i nostri figli») e persino Miles Davis con "Bitches brew" (perché comperato solo per far colpo sugli amici). I Green Day si ritrovano accanto a Elvis e a Pink, i Rem accanto a Cat Stevens e ai Grateful Dead e Madonna accanto a Bob Marley e ai dimenticati Inxs.

9 agosto 2002

  Giorgia Camandona
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