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Purtroppo saranno famosi

Quando i "signori nessuno" diventano star

Saranno davvero famosi? Probabilmente sì. Lo show-business ha ormai preso questa piega: sfornare volti nuovi. A prescindere dalle reali capacità e dagli effettivi meriti. Sulla scia del "Grande Fratello" i programmi "regala-celebrità" stanno proliferando. Ma se le regole di "Big brother", nonostante tutte le remore morali del caso, sono comunque esplicite, con "Saranno famosi" si rischia di cadere nell'equivoco.

Nel format reso celebre dalla Bignardi non c'è aspettativa, né si vuol dare a intendere niente. Chi entra nella casa ci entra e basta. Non per meriti acquisiti sul campo. Non sanno cantare, non sanno recitare, a volte non sanno nemmeno la geografia. Il pubblico guarda e si diverte, "Mai dire grande fratello" regala una cassa di risonanza di gran lunga più gradevole del programma stesso, e tutto finisce lì. Bene, bravi, bis. Anzi, a quanto pare, addirittura tris...

In "Saranno famosi", invece, si cerca di far passare l'idea che chi arriva sul piccolo schermo qualche merito lo abbia. Grandi ballerini, grandi attori, voci degne di Frank Sinatra, domatori di leoni e ammaestratori di trichechi. Hanno tutti un'arte, un'inclinazione che li renderà, appunto, famosi. Errore: perchè a meno che non si voglia premiare il dilettantismo fatto arte, non si può né si deve ingenerare nel pubblico la falsa convinzione che i ragazzi in gara siano dei professionisti.

Sono ragazzi bravi e di belle speranze che hanno coltivato un'inclinazione. Qualcuno ha anche fatto studi ed esperienze importanti. Ma il professionismo è un'altra cosa. Punto e basta. Per ambire a traguardi più prestigiosi ci vogliono fior di scuole e anni di gavetta, non bastano una De Filippi come madrina e uno stuolo di ragazzine urlanti come testimoni per consacrare questi giovanotti al ruolo di nuovi divi. Eppure il tenore è quello: i ragazzetti già se la tirano, si atteggiano ad artisti veri e consumati e, probabilmente, fuori dalla scuola un esercito di agenti è già pronto a metterli sotto contratto e a spremerli finché si è in tempo, fra serate in discoteca e passaggi in tv.

Con il rischio d'ingenerare illusioni nei protagonisti e assuefazione all'improvvisazione, negli spettatori. Ma questo purtroppo è ormai l'andazzo diffuso. Per citare una bellissima frase tratta da "ED tv" il film di Ron Howard, che in qualche modo anticipò l'idea del "Grande Fratello" (a proposito: chi sa che oltre a una trasmissione di Canale 5 è "anche" un romanzo di Orwell, alzi la mano!): «una volta andavi in tv solo se eri qualcuno, oggi sei qualcuno solo se vai in televisione».

Per chiudere una critica, si spera costruttiva, agli autori di "Saranno famosi". Il target di una trasmissione è molto importante, soprattutto quando a decidere l'esito della competizione è il televoto. E il target in questo caso è composto nella stragrande maggioranza da ragazzine adolescenti. Con quale risultato? In finale ci sono arrivati ben cinque maschietti e una sola femminuccia, con il sospetto che la più brava (tal Valeria) ce la siamo già persa per strada.

Ma se a televotare sono soprattutto le tredicenni gli unici risultati possibili sono: donne eliminate e genitori impazziti tentando di bloccare i telefoni...

17 maggio 2002

  Matteo Grandi
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Passino pure certe trasmissioni. In fin dei conti "de gustibus non est disputandum" e quando c'è ascolto la cosa funziona. E poi un po' di tv disimpegnata fa anche bene. Le esagerazioni, però, non ci piacciono. Non ci piacciono i programmi che si ripetono, non ci piace che in tv trionfi il carnevale del non-senso e sia alimentata la cultura del nulla. Non stiamo puntando l'indice su nessuno in particolare. Se invece c'è una cosa di cui avremmo fatto volentieri a meno, questa è l'album-cd di "Saranno famosi". Quando il troppo stroppia. Il fatto che sia primo nelle hit delle vendite non è una buona giustificazione.
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