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underground 
Tricarico, "Il piccolo principe" della musica

«Le parole sono piccoli ponti per trasmettere emozioni»

Da Milano
Lunghi silenzi e poche parole. Francesco Tricarico, il nuovo talento della musica italiana, è fatto così. È un tipo schivo e per quanto gli è possibile, preferisce parlare attraverso la sua musica piuttosto che raccontare il suo disco, "Tricarico", da una settimana nei negozi. Tutti lo considerano un personaggio anomalo, in realtà Francesco (questo il nome di battesimo) è forse il più normale di tutti.

È l'eterno Peter Pan alla ricerca della seconda stella a destra perché, quando si è bambini il mondo è tutto più bello. Un piccolo principe, che gioca con le stelle, vola su Plutone e tifa per una squadra di Marte. Il mondo musicale dell'autore di "Io sono Francesco" è un acquerello di colori sfaccettati, un accorato appello al gioco perché giocare fa parte della vita. Così si veste da donna in "Brillantini", incontra in "Drago" un mostro giallo e fuxia, vola insieme ad una prostituta su un "Aereoplanino giallo" e racconta nella notte una favola in cui cadono le stelle e la "Neve è blu", volando su un cavallo per afferrare i suoi sogni. «Per me essere bambino - spiega Francesco dall'altra parte del telefono - significa essere puro, pulito, non ancora corrotto dall'ipocrisia dei grandi».

Il gioco sembra essere il perno fondamentale su cui ruota tutto l'album.
È una cosa estremamente importante. Non solo nel mio album, ma nella vita in generale. Nel gioco devi essere presente con coscienza, se non sei lì e pensi ad altro il gioco non è più quello. La verità di fondo è che è difficile vivere. È più difficile giocare che stare chiusi in se stessi o fare la vittima, è più difficile scegliere che lasciarsi scegliere. Giocare vuol dire andare in posti senza capire che cosa succederà, senza timore, senza paura di essere quello che si è.

"Stupido pio pio" è un inno alla vita, a non essere una vittima, a non accettare le cose incondizionatamente?
Ho osservato che se piangi attiri l'attenzione ma se piangi troppo la perdi. Un'arma a doppio taglio. Questo è un gioco al quale io ho giocato, ma alla fine ho capito che piangersi addosso è una scorciatoia che non ti porta alla felicità la felicità è qualcos'altro.

La verità è che l'amore mi ha bruciato, quand'ero piccolo l'amore mi ha scottato; la verità è che la musica mi ha salvato. Concetti che sembrano ritornare spesso nelle sue canzoni
Perché è vero, la musica mi ha salvato. Mi ha dato una chance che nessun altro mi ha dato e una cosa ben più importante: la possibilità di esprimermi, di dire quello che sono. Come un uomo in mezzo ad un oceano che cerca un approdo, e la musica è lì, una corda tesa che ti arriva fra le mani in un mare in tempesta.

Nel suo album c'è anche una grande attenzione nei testi soprattutto nell'uso delle parole.
Le parole sono un ponte fra la gente per comunicarsi emozioni. Mi piace il concetto shakespeariano del linguaggio; quello che noi chiamiamo sasso potrebbe chiamarsi in mille modi, infatti in inglese si dice stone. 

Se dovesse descrivere le sue canzoni con una favola quale userebbe?
Il brutto anatroccolo. È una fiaba molto bella e poi a me piace tantissimo forse non c'entra con la mia musica o forse sì chi lo sa...

Quali artisti hanno influenzato la sua formazione?
Ho avuto tante influenze a partire dal quelle ovviamente avute al conservatorio. Grazie agli studi classici ho imparato ad amare Bach, Mozart, Hendel, ma adoro anche la musica cantautorale, De Gregori, Rino Gaetano, Luigi Tenco. Mi piacciono anche il rock, il punk, il jazz di Davis e Coltrain.

Cosa ne pensa della proposta della Universal di abbattere i costi dei cd?
Credo che abbia fatto bene. Se si riuscisse ad abbassare il prezzo, magari guadagnando la stessa cifra, attraverso una serie di accorgimenti come ad esempio una maggiore distribuzione si troverebbe anche il modo di arrivare alla gente, che poi è il fine del nostro lavoro, far conoscere la musica al pubblico, arrivare a tutti.

Tra una manciata di giorni comincerà il Mondiale di calcio. Come giudica la nostra nazionale, sarà in grado di competere per la coppa?
Veramente credo che la vincerà. Anzi no, ne sono sicuro, vinceremo i mondiali.

24 maggio 2002

  Claudia Di Meo
  dalla rete
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Biografia
Francesco Tricarico è nato a Milano nel 1972. Ha iniziato a suonare da giovanissimo, e si è diplomato in flauto dolce al Conservatorio di Milano. Ha iniziato qualche tempo dopo a scrivere canzoni e a suonarle nei locali di Milano e provincia con un suo gruppo. "Io sono Francesco" è il suo primo singolo, prodotto e arrangiato da Mauro Tondini e Christian Gardoni.
Il disco
L'album s'intitola semplicemente Tricarico. Un disco bello, intenso, che ti porta in punta di piedi nel mondo delle favole, dove il piccolo principe gioca con il fanciullino pascoliano e dove il gabbiano Jonatan Linviston vola insieme a Charles Lindberg. Il gioco è il perno fondamentale di tutto l'album, e isnieme alla spensieratezza sembrano dire all'ascoltatore di non perdere la scintilla che  è sempre molto importante nella vita. In fondo aveva ragione Ricasso: ci vuole del tempo anche per diventare bambini.
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