|
Torna a casa, Pedro
Almodovar non si fa ammaliare da Hollywood e rimane se stesso con "Parla con lei"
«Piccolo è bello», sembra dire Pedro Almodovar, premio Oscar nel 1999 con "Tutto su mia madre", tornato in patria senza farsi ammaliare dalle sirene hollywodiane. «Per me tutti quei gran filmoni americani dagli incredibili budget non sono una tentazione. Voglio diventare il più piccolo possibile». Considerato da sempre un cineasta "alternativo", secondo i suoi estimatori l'unico erede del grande Luis Bunuel, Almodovar è convinto che la vera felicità sia la facoltà di dare libero sfogo alla propria creatività e fantasia. E quindi, perché farsi incantare dai budget miliardari e dalla possibilità di avere ai suoi piedi le migliori star d'oltreoceano? «Era più importante tornare a Madrid, restare con me stesso e dire no a queste opportunità». Saggia decisione, tanto più se è all'origine del progetto che lo ha portato a concepire e concludere il suo quattordicesimo film, "Parla con lei", che debutta in questi giorni in Italia.
"Parla con lei" è una storia d'amore e d'amicizia molto singolare con quattro eccellenti interpreti (Javier Camara, Leonor Watling, Dario Grandinetti e Rosario Flores) che ben si presta ad una ampia lettura psicoanalitica. Un film di sentimenti forti che racconta la sofferenza e la fragilità di due uomini, uno scrittore e un infermiere, che si conoscono per caso al capezzale di due donne, in coma, delle quali si sono invaghiti. Un'opera «complicata e non facile» riconosce il regista, per la quale avrebbe voluto come interprete Roberto Benigni, apprezzato per «rendere verosimile qualsiasi stravaganza umana». E di stravaganze, la storia di "Parla con lei" non è affatto avara, a cominciare da quell'atto sessuale consumato dall'infermiere (che non a caso si chiama Benigno) con la "sua" donna priva di coscienza.
Artista inquieto e sempre alla ricerca di stimoli "forti" e provocatori, Almodovar è già con il pensiero al suo prossimo ciak previsto la prima settimana di aprile. Si tratta di un episodio di 30 minuti che Michelangelo Antonioni gli ha affidato nel suo film "Eros". Almodovar confessa di non sapere ancora né il titolo, né il cast. In compenso anticipa la storia: «È un film sulla scoperta del desiderio, la storia della iniziazione sessuale di un bambino di 8 anni».
29 marzo 2002
|
|