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KILLER COL SOLLEONE 
L'omicida è vicino a noi

Il rapporto Eures 2002: gli assassini in famiglia superano quelli nella criminalità

Fermatevi un attimo a guardare le persone che sono intorno a voi. Quelle che vi circondano tutti i giorni a casa e al lavoro. Osservateli bene negli occhi. Il partner, l'amico del cuore, il collega silenzioso, vostro padre o il vicino di pianerottolo.

Le statistiche parlano chiaro: gli assassini si nascondono sempre più spesso dietro le sembianze rassicuranti di uno dei nostri quotidiani "compagni di vita". Lo rivela l'Eures nel suo primo "Rapporto annuale sugli omicidi in Italia".

Nel 2002 i delitti maturati all'interno dei cosiddetti "rapporti di prossimità" hanno superato quelli legati alla malavita e alla criminalità organizzata: il 51,5% (325 delitti) è, infatti, avvenuto all'interno della famiglia: 223 vittime contro le 177 riferibili alla criminalità). Seguono le faide tra amici e conoscenti (68 vittime), nell'ambito del vicinato (22 vittime) o del lavoro (12 vittime).

L'identikit del killer - Nel 91,3% dei casi è un uomo e nell'8,3% una donna (maggiorenni). Nella fascia tra i 25 e i 34 anni si colloca il 27,1% degli assassini; in quella tra i 35 e i 44 anni il 18,2%. Gli autori di omicidio under 35 rappresentano il 44,7%. Dal punto di vista lavorativo, il 20% è agricoltore/bracciante/operaio; il 15,8% commerciante, imprenditore o libero professionista; il 15,5% pensionato; l'11,5% artigiano/lavoratore in proprio. Il 17,4% degli assassini è straniero.

Il profilo della vittima - Sono soprattutto uomini: 444 (il 70%) contro 190 donne (30%). La più alta percentuale (13,2%) si registra tra gli operai, i manovali e i braccianti; seguono i pensionati (9,8%), i lavoratori autonomi, imprenditori e liberi professionisti (9,3%), gli impiegati (5,5%) e i commercianti (5%).

Perché t'ammazzo - Nei delitti in famiglia prevale quello passionale con il 27,4% dei casi: a uccidere per questo motivo sono soprattutto gli uomini. Invece, nei delitti tra conoscenti prevale il movente dei dissapori (29,4%), seguito dai futili motivi (25%) e dagli interessi/denaro (17,6%). Negli omicidi di vicinato i moventi le cause più diffuse riguardano i confini di proprietà (22,7%) e le rivalità per l'assegnazione di un posto/servizio (18,2%).

La geografia del delitto - Il Mezzogiorno, con 304 omicidi rispetto ai 221 del Nord e ai 109 del Centro, detiene l'indice più alto.

Il tempo di morire - La fascia oraria più a rischio è quella tra le 18 e le 24 (38,1%); seguono quelle tra mezzanotte e le 6 (22,1%) e tra le 12 e le 18 (21,3%). I giorni in cui si uccide di più sono il lunedì (20,3%), la domenica (16,4%) e il martedì (15,8%).

Pistole, coltelli e... - L'arma preferita resta quella da fuoco, usata nel 46,2% dei casi. Seguono le armi da taglio (19,2%), i corpi contundenti (7,9%), le percosse (4,7%), il soffocamento (4,1%), lo strangolamento (3,2%). Sono gli uomini a preferire le armi da fuoco (43,1%), mentre le donne prediligono il soffocamento (23,8%).

Omicidi d'autore - Negli omicidi è altissima l'incidenza della premeditazione (59,9%) A compiere i delitti sono soprattutto autori singoli (43,5%) seguiti dai delitti in associazione
(17,2%) e in concorso (14%).

C'è giusitizia? - Nel 2002 le forze dell'ordine sono riuscite a dare un volto ai colpevoli nel 62,3% degli omicidi.

Le altre pagine di questo speciale
- Delitti sotto il sole
- I serial killer non vanno in ferie

22  agosto  2003

  Mauro Milesi
  dalla rete
Eures Indagini per conoscere l’Italia
Carabinieri Tutto sulla Benemerita
Il giallo… … a tinte rosa

  sommario
Delitti sotto il sole 
L'omicida è vicino a noi 
I serial killer
non vanno in ferie
 
L’analisi
Sulla base del rapporto, l’esame delle cause dell'omicidio deve oggi concentrarsi sulle cosiddette "patologie della normalità" e, soprattutto, sulle reazioni individuali al disagio, allo stress e alla frustrazione. Il tutto avviene, secondo l'Eures, in una dimensione sociale caratterizzata dall'indebolimento e dalla perdita di ruolo di alcuni tradizionali attori della "mediazione sociale", ossia la famiglia e le istituzioni, ma anche i sindacati e le altre organizzazioni rappresentative. Le possibilità di prevenzione, in questo contesto, sembrano decisamente ridursi, in assenza di modelli interpretativi e strategie di attenzione capaci di cogliere le nuove cause degli omicidi.
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