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L'acqua, che lusso

La carte delle acque minerali e l'acquastore

Secondo l'ultimo rapporto Istat, ogni italiano beve in un anno circa 170 litri di acqua minerale. Il nostro è il Paese che ne consuma di più al mondo: solo il 40% della popolazione beve l'acqua del rubinetto, la restante percentuale non lo fa perché considera l'acqua inquinata o di un sapore sgradevole.

Considerando che l'acqua minerale costa dalle 300 alle 600 volte di più di quella del rubinetto, si fa presto ad arrivare a un giro d'affari di 2,84 miliardi di euro, un business cresciuto del 3% dal 2001 e destinato ancora a crescere. Si passa dalla Toscana, che ha un consumo pro capite di 198 litri, alla Calabria, con soli 46 litri. In termini di consumo di imballaggi ciò si traduce in 90 bottiglie di plastica e 30 di vetro annue pro-capite. I bevitori maggiori sono i giovani dai 25 ai 34 anni. Il consumo più basso si registra tra gli over 75. Secondo l'Istat nel 2000 le famiglie italiane hanno speso in media per la minerale 17,86 euro al mese. Primo tra i consumatori il Nord Ovest (92,1%), ultimo il Sud (78,6%).

Il 35% del mercato delle acque minerali è assorbito dalla ristorazione. La previsione di un ulteriore crescita del settore spiega il nascere di nuove professioni, decisamente inusuali. Come quella del "degustatore di acque minerali". Il primo corso è stato organizzato dall'Associazione degustatori acque minerali nel gennaio scorso a Rimini. Quest'anno il bis a Siena, un corso promosso dalla promosso oltre che dall'Adam dalla cattedra di Alimentazione e Nutrizione umana dell'università senese. Accanto alla figura del sommelier dell'acqua è nata la carta delle acque minerali. Perché, ci tengono a precisare all'Adam, non tutte le acque sono uguali e come si fanno gli abbinamenti tra cibo e vini, così si dovrebbe fare anche con cibo e acqua. Così mentre con la carne è ideale un'acqua minerale liscia, col pesce è preferibile meglio una gassata.

Voce "contro" si leva da Altroconsumo, che ha recentemente condotto un'inchiesta la cui conclusione è: quella del rubinetto è uguale alla minerale. Dallo studio condotto su l'acqua potabile di alcune città italiane è risultato che lo stato di salute degli acquedotto è accettabile. Anzi: acqua di qualità a Reggio Calabria, Bergamo Bologna e Roma, qualche sostanza inquinante a Milano, Torino e Brescia. Maglia nera invece a Palermo. Le acque minerali sono notoriamente conosciute per essere più "sane". Per smontare questo mito Altroconsumo ha confrontato acqua potabile e acqua in bottiglia, col risultato che la composizione di quella del rubinetto è del tutto comparabile con quella delle minerali.

1  agosto  2003

  Alessandra Del Re
  dalla rete
Green crossitalia Futuro equo, sostenibile e sicuro per tutti
Mineracqua Federazione Italiana delle Industrie delle Acque Minerali Naturali
L'altra acqua Terzo Forum Mondiale dell'acqua

  sommario
Ristoranti col bollino 
Attenti a ciò che si mangia 
Surgelati e dintorni 
L'acqua, che lusso 
Spreconi
L'Italia è il Paese dell'Ue con il tasso di consumo d'acqua pro capite per usi domestici più elevato, 78 metri cubi l'anno per abitante. Gli italiani sfruttano le risorse idriche nazionali in maniera eccessiva e sconsiderata. Il nostro Paese ha una disponibilità teorica di acqua potabile pari a 2.700 metri cubi al giorno. Deflussi irregolari e acquedotti in cattivo stato ne abbassano la disponibilità a 2mila metri cubi. Secondo i dati dell'Oms, ogni anno 2 milioni di persone, per la maggior parte bambini, muoiono per dissenteria causata da acqua o alimenti contaminati. Oltre un miliardo e mezzo di persone non ha accesso all'acqua potabile. Nel 2020 si prevede saranno oltre tre miliardi.
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