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Salute in fumo C'è chi combatte le sigarette coi divieti e chi propone l'interdizione, ma il vero successo è di chi scambia sigarette coi preservativi
I distributori automatici di sigarette disattivati tra le 7 e le 23 e i nuovi apparecchi con lettore di banda magnetica di carte d'identità per impedirne l'uso ai minori di 16 anni (il sistema è già attivo in Spagna, Irlanda e Gran Bretagna) sono soltanto il passo più recente della lotta al fumo. Tanto per ricordarlo, in Italia il numero dei fumatori è stabile (dopo un forte calo 2 anni fa) a quota 13,5 milioni, il 27,6% della popolazione.
«Le richieste di risarcimento nei confronti delle aziende che consentono di fumare e non impongono al loro interno aria pulita, sono un deterrente ponderoso» ha sottolineato pochi giorni fa il ministro della Salute. Si prospettano quindi provvedimenti più risolutivi degli inviti a limitare l'uso di sigarette in televisione e al cinema o degli avvisi sui pacchetti. In Francia, dove le scritte sono peggio che in Italia - "Se fumi, morirai di morte lenta e dolorosa" - presto sarà vietata la vendita di sigarette ai minori di 16 anni con multe fino a 3.750 euro per chi trasgredisce.
«I medici che fumano nell'esercizio delle loro funzioni dovrebbero essere esclusi dal servizio sanitario nazionale» ha detto Silvio Garattini, direttore dell'Istituto Mario Negri, alla presentazione del rapporto Doxa sul fumo lo scorso 14 maggio, sottolinenando che non sono solo i custodi della salute dei pazienti ma anche un modello, proprio come gli insegnanti, gli sportivi e i cantanti. «Dovrebbero sapere anche che i fumatori costano di più dei non fumatori al servizio sanitario nazionale, cosa che dovrebbe indurli a tenere un atteggiamento responsabile», ha aggiunto il farmacologo, magari inserendo una norma nel contratto. «Sarebbe già tanto riuscire a far rispettare la norma di legge che vieta il fumo in ospedale, e applicare multe salate in caso di violazione» ha detto invece Piergiorgio Zuccaro, responsabile del Dipartimento fumo, alcol, e droga dell'Iss, che pure ha dato pieno appoggio alla proposta di Garattini.
Niente multe, avvertimenti, minacce o divieti all'università di Okkaido in Giappone, ma un programma, "Condom for cigarettes", che ha permesso agli studenti di avere preservativi in cambio di sigarette. «Hanno aderito in centinaia. È un modo fantastico per convincere la gente a smettere di fumare» ha detto Yoshio Imai, uno dei promotori. Un'iniziativa decisamente improbabile in Italia se si pensa che negli opuscoli "Missione salute" distribuiti nelle scuole lo scorso inverno si inneggiava all'astinenza.
Intanto negli Stati Uniti, dove la lotta al fumo è iniziata già da qualche tempo, si cominciano a tirare le prime somme. Secondo uno studio condotto dal quotidiano "New York Post" i dipendenti costretti a fumare solo fuori dai luoghi di lavoro faranno calare di gran lunga la produttività delle loro aziende. La pausa sigaretta interessa 840mila newyorkesi (secondo il Center for desease control): ogni dipendente, sparendo 4-5 volte al giorno per circa 12-15 minuti, farà perdere 240 dollari la settimana, ossia in totale 202 milioni di dollari l'anno.
E non basta: il bando di fumo da bar e ristoranti ha fatto aumentare le denunce per schiamazzi notturni: nella zona sud della Grande Mela, il rumore è salito del 159,1%, i passanti si lamentano che è impossibile fare una passeggiata sui marciapiedi mentre il consumo di bevande alcoliche è aumentato del 37,5%. Non si può dire che i risultati non ci siano.
29
luglio
2003
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