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IL FUTURO È A ORIENTE 
Guardando verso Est

Tutto fa moda, purché arrivi da Cina e Giappone

La Cina è entrata ufficialmente nel club dei Paesi ricchi, raggiungendo la soglia dei mille dollari di reddito procapite annuo. Non solo: ha soffiato all'Italia il sesto posto nella graduatoria mondiale del prodotto interno lordo. Questo è solo l'inizio. Nel giro di pochi anni gli economisti prevedono che lo stesso destino di sconfitti toccherà prima alla Francia e poi alla Germania. Non troppo lentamente entrerà a far parte del G8 ed è candidata a divenire il maggiore importatore di petrolio del Golfo (con tutto quello che ne consegue). Insomma, una vera rivoluzione, che quest'anno è stata anticipata dal dorato mondo delle passerelle, contaminate più che mai dai colori dell'Asia Far East. Influenze provenienti sia dal Paese della Muraglia che dalla Giappone, che dal canto suo non poteva certo restare indietro.

Parola di stilisti - e chi più di loro se ne intende di moda? - l'oriente "fa trendy". Ha contaminato gli stylists occidentali, da New York a Milano, passando per Parigi. Qualche esempio? La collezione underwear di Roberto Cavalli, il prêt a porter di Ferré, con i suoi kimono e gli obi (le cinture alte degli abiti tradizionali nipponici). Oppure le vestaglie in seta di Gucci e il make up firmato John Galliano, che ha scelto il trucco da geisha, visi sbiancati dalla cipria e labbra disegnate con la matita, piccole e scure.

Vista nell'ottica dei cambiamenti che imperversano in Cina, è chiaro che dietro tanta ispirazione ci sono in realtà grossi interessi economici, e «Puntare sulla Cina» è ormai un imperativo. Già perché dopo l'ingresso nel Wto, il Paese comunista si è aperto al consumismo occidentale, rivelandosi un territorio fertile per gli investimenti. Alcuni nomi famosi della moda italiana, quali Armani e Trussardi, Ferravamo, Max Mara, stanno da tempo seguendo l'esempio, inaugurando numerose boutiques e mega-store sul territorio.

Le passerelle non sono le uniche ad aver subìto questo contagio: anche il cinema è stato conquistato. Per la sua ultima fatica dal titolo "Kill Bill", Queentin Tarantino ha scelto la Cina. Spade da samurai, arti marziali, sangue e ironia accompagneranno un'agguerritissima Uma Turman nella pellicola che è già stata ribattezzata "Pulp Cina". Il fascino orientale ha conquistato anche Sofia Coppola, che girerà il suo secondo lungometraggio tutto in Giappone.

Discorso a parte per il Sol Levante che, crisi economica a parte, si riconferma più che mai fucina di mode e talenti. Basti pensare allo stilista Yohji Yamamoto e al musicista Ryuichi Sakamoto. Ma non solo: nel sottobosco musicale e sulle passerelle emergono dei nuovi talenti. Il campo artistico, specie quello della fotografia, non è da meno, e neppure il cinema. Sorvolando sulle follie tecnologiche, come il traduttore per cani e i numerosi robottini sfornati quasi quotidianamente, il Sol Levante si rivela produttore di mode folli. Basta fare un giro tra Shibuya e Harajuku, i quartieri più trendy di Tokyo: vedere per credere.

13  dicembre  2002

  Alessandra Del Re
  dalla rete
Cinese o giapponese? Un test per smascherare i luoghi comuni
Nippon Per chi ha già o desidera intraprendere contatti col Giappone
ItaliaCina Il portale italiano sulla Cina

  sommario
Guardando verso Est 
La Cina che cambia 
Giapponemania 
Le follie di Shibuya e Harajuku 
Moda tiranna
Le cinesi vogliono sempre più somigliare alle occidentali. È ormai lontano il modello di donna coi piedi fasciati e scoperta solo dal collo in su. Lontane anche le divise unisex che somigliavano a uniformi più che a vestiti. Le immagini di top model, accessori e cosmetici che iniziarono a filtrare nel Paese nei primi Anni Ottanta si sono imposte come modelli da imitare. La condizione di vita femminile nel Paese, però, non è uguale per tutte. Nascere donna in Cina può ancora essere terribile, anche nel XXI secolo. Lo racconta la Xinran, giornalista, nel suo libro "La metà dimenticata. Vita segreta delle donne nella Cina di oggi".
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