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HACKMEETING 2003 
Internet governance

Le dinamiche di gestione della rete: come tutti i poteri forti, anche il web fa gola a governi, eserciti, potentati economici

Internet, sesto potere. Chi decide sulla rete? Non tutti sanno che della gestione e del futuro di internet si occupano molti piccoli organismi le cui scelte coinvolgono milioni di utenti in tutto il mondo. Una storia molto particolare quella degli enti che governano internet, raccontata nella prima giornata dell'Hackmeeting 2003 dall'hacker torinese Vittorio Bertola, giovane ingegnere elettronico della new economy e presidente di una società wireless. Questioni solo in apparenza tecniche, ma la cosa interessante - ha spiegato Bertola - è che il governo tecnico di internet diventa un governo politico.

Il web, si sa, ha una struttura non centralizzata. Tv e al telefono possono essere controllate soltanto da chi ha messo in piedi le reti televisive o telefoniche. Per internet non è così: chiunque può diventare produttore di nuovi contenuti e anche di nuove tecnologie secondo il concetto dell'intelligenza distribuita. Ma chi controlla e gestisce la rete? Chi fa le regole? A parte le continue interferenze del Wipo (World intellectual property organization), l'organizzazione mondiale per la proprietà intellettuale, il controllo tecnico viene esercitato su più fronti. C'è chi decide i protocolli e gli standard, l'Ietf e il W3C, chi gli indirizzi ip, Ripe e altre organizzazioni a livello mondiale, chi i numeri di porta e i protocolli standard, Iana, chi i nomi di dominio, l'Icann(Internet corporation for assigned names and numbers). Quest'ultima è un'organizzazione statunitense con sede in California che gestisce i domini di primo livello e stabilisce chi gestisce i domini nazionali.

Del controllo di internet questo è forse l'aspetto più interessante e lo si capisce analizzando la storia dell'Icann. I nomi di dominio di primo livello esistenti (il .com, il .net, il .org e altri) impediscono di fatto la creazione di nuovi domini. I domini di primo livello sono stati gestiti dal 1980 dal ministero del Commercio Usa e i domini nazionali sono stati affidati agli organismi che ne hanno fatto richiesta (in Italia l'Istituto di informatica e telematica del Cnr di Pisa). Nel 1984 la Network solution, società di 10 dipendenti tutti afroamericani, vince l'appalto per gestire i nomi di dominio. Undici anni più tardi il Governo degli Stati Uniti si rende conto dell'importanza della banca dati di tutti i domini registrati in un decennio, e nel 1995 la società viene acquistata dalla Saic per 3 milioni di dollari. «La Saic - continua Bertola - era implicata in Echelon: una società che di fatto non era intestata a nessuno, una società molto strana, autocontrollata dagli stessi dipendenti, con un consiglio d'amministrazione pieno di generali statunitensi». Dopo l'acquisto da parte della Saic di Network solution, il costo di un nome di dominio passa da zero a 50 dollari. La Saic controllerà in questo modo le "pagine gialle mondiali di internet". Ma nel 1996 il mondo sembra svegliarsi e si iniziano a comprendere le dinamiche legate alla volontà di controllare internet. Alcuni movimenti e associazioni tentano di bilanciare lo strapotere americano. Nasce così l'Icann a cui viene delegata la gestione dei server e le politiche dei prezzi nonché le politiche per registrare nomi nuovi di dominio.

Ma l'Icann non sarà un'associazione intergovernativa come l'Onu, sarà una semplice azienda delegata dagli Stati Uniti a gestire Internet per tutto il mondo mediante un contratto di esclusiva. I governi non entrano direttamente nell'organizzazione che dal 1998 diventa operativa. Nel 2000 con una svolta senza precedenti si avviano le prime elezioni online della storia: l'Icann può diventare un organismo democratico. Le elezioni sono un successo: votano 35mila persone da tutto il mondo, con enormi problemi soprattutto nell'identificazione dei votanti. Ma dura poco. «Dopo un anno - racconta Vittorio Bertola - le elezioni vengono cancellate perché troppo democratiche: erano entrati a far parte dell'Icann anche due hacker. Una riforma ha eliminato ogni forma di elezione e viene deciso un sistema di autonomia e autocontrollo in cui gli utenti non hanno alcun potere effettivo». Anche internet è sotto controllo.

21  giugno  2003

  Daniele Passanante
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Il copyright innanzitutto
«Le decisioni in rete vanno quasi sempre nella direzione di difendere il copyright, quasi mai nella direzione di difendere i diritti dei cittadini» afferma nella sua analisi Vittorio Bertola. Un esempio? Il sistema di soluzione di dispute per la registrazione di nomi di dominio. «Il sistema è stato messo in piedi per tutelare i grandi marchi che si sono svegliati tardi per la presenza su internet della loro azienda e hanno fatto pressioni sui governi per rientrare in possesso del loro nome di dominio». Emblematico il caso di Armani.it riassegnato con una sentenza del tribunale di Bergamo a Giorgio Armani e tolto a un'omonima società produttrice di timbri. In assenza di leggi adeguate, vince chi ha avvocati migliori.
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