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Se il pettegolezzo fa notizia I rumors di "alto profilo" scuotono il mondo dell'economia e dell'informazione. E le aziende tremano
Tutta colpa di Dagospia, di Svanityfair e, naturalmente, di internet. Bei tempi quelli del buon vecchio gossip rosa, che prendeva di mira vip, star e starlette e che, insomma, grossi danni non ne faceva. Per lo meno ai piani alti. Si sfogliava, ci si dava di gomito, e tutto finiva lì. Indiscrezioni d'alta finanza e rumors aziendali restavano fuori dal campo visivo dei comuni mortali. Poi, la rivoluzione: tra un party e una love story, hanno iniziato a fare capolino tra le pagine telematiche notizie, o presunte tali, di ben altro tenore.
Cambi di poltrone, acquisizioni, cene segrete tra l'ingegner x e il commendator y. Ebbene, un successone, tanto che un'occhiata furtiva al sito del momento prima di una riunione ha finito col diventare quasi più strategica di una lettura approfondita dell'autorevole "Sole 24 ore". Ma le aziende italiane come l'hanno presa? «Spesso sono gli imprenditori stessi a divertirsi con il gossip, ma quando le società sono quotate in borsa, il pettegolezzo può essere molto pericoloso», fa notare Andrea Prandi, responsabile ufficio stampa di Merloni Elettrodomestici, intervenuto a una tavola rotonda su gossip e informazione organizzata a Milano dall’agenzia di comunicazione Immediapress.
Gli uffici stampa, insomma, si trovano spesso tra due fuochi: costretti a ricoprire il loro ruolo di fonte d'informazione in modo spesso troppo ingessato e incalzati dai sussurri che diventano scoop. Rincara la dose Maria Elena Caporaletti, direttore comunicazione Siemens: «I nostri capi sono bravi a fare gossip, sta a noi intervenire per gestirlo… E frenarli al momento giusto». In ballo però non c'è soltanto la "faccia" delle aziende (e annesse quotazioni): a rischiare di perderla ci sono anche i templi del giornalismo tradizionali: quotidiani e telegiornali in testa.
Il tema è caldo, caldissimo, soprattutto adesso a scoop De Bortoli appena consumato. Ad aleggiare sulla discussione, la malcelata accusa che ''ormai solo i siti di gossip danno notizie, i giornali no". C'è chi non ci sta: «Il gossip? Distorsione e falsità, contrapposto a un giornalismo serio fatto di verità e verifiche», tuona Cesare Lanza, giornalista e opinionista di Panorama e del quotidiano Libero, oltre che anima del sito Lamescolanza.com (che tanto immune dall’amore di pettegolezzo non pare). C'è chi ne approfitta per fare un po' di autocritica come Mario Giordano, direttore di Studio Aperto: «Poche chiacchiere, la notizia della sostituzione di Ferruccio De Bortolial Corriere della Sera è uscita da un sito di gossip: questo succede quando le fonti ufficiali non ci danno modo di sapere le cose. Una delle regole del giornalismo è di pubblicare quello di cui si parla al bar al mattino. E sicuramente del gossip se ne parla. In più, il pettegolezzo è divertente: sono i nostri giornali che sono noiosi».
C'è chi mette i puntini sulle "i": «Comunque ci sono personaggi e temi che non si toccano: spesso il gossip italiano ha il gusto di andare a scavare quando la persona non è più potente o non può difendersi. E altrettanto spesso il gossip funziona come buca delle lettere, per vendette personali», precisa Fabiana Giacomotti, direttrice di "Luna". Una sola cosa riesce magicamente a mettere tutti d’accordo e merita il vigoroso annuire delle teste: è nei siti internet che il "perverso" meccanismo è più facile perché il controllo più difficoltoso. E ora che la strega è stata messa sul rogo, si può tornare a fare informazione…
17
giugno
2003
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