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«Con questa indagine non c'entriamo niente»Il colonnello Umberto Rapetto, comandante del Gruppo anticrimine tecnologico della Gdf prende le distanze dall'inchiesta milanese
«Per favore scrivetelo: noi del Gat, non c'entriamo assolutamente niente con questa operazione». Non ci pensa due volte a prendere le distanze il colonnello Umberto Rapetto, comandante del Gruppo anticrimine tecnologico della Guardia di Finanza. Il massimo riferimento delle Fiamme Gialle in tema di reati informatici e di nuove tecnologie non nasconde la propria estraneità all'iniziativa della squadra pronto impiego delle Fiamme Gialle di Milano che sta portando a termine una vasta indagine contro lo scambio di musica e video in rete. «Noi siamo fuori da questi giochi - ha spiegato Rapetto - e non abbiamo nessuna intenzione di entrare a farne parte»: parole amare che sottolineano anche un certo imbarazzo rispetto a un'operazione che ha suscitato tanto clamore ma anche moltissime polemiche sia per le motivazioni che per i metodi utilizzati.
Ora i "baschi verdi" di Milano vivono il loro momento di clamore, anche se dal punto di vista della preparazione non mancano le difficoltà a chiudere il cerchio di questa indagine. Probabilmente molto più preparati in termini di reati fiscali ordinari si sono lanciati in un terreno sconosciuto che sta cominciando a rivelarsi sempre di più scivoloso. «Tutti vogliono avventurarsi in questo genere di inchieste - ha precisato il comandante del Gat - ma i risultati non sempre sono quelli sperati. Sicuramente ne cresce la notorietà e così tutti vogliono provare a fare queste cose».
Tira aria di rassegnazione nei corridoi del Gruppo anticrimine tecnologico, dove un manipolo di uomini preparatissimi, armati di conoscenze specifiche e ottime intenzioni si sono ritrovati a fare i conti con una difficile integrazione negli schemi complessivi della Guardia di Finanza (del Gat non vi è menzione nemmeno sul sito ufficiale). Quasi un corpo estraneo, che non ha sempre avuto a disposizione mezzi e risorse concrete per compiere il proprio ruolo. E chi a lavorato in silenzio «e con buon senso», anche questa volta si è visto completamente scavalcato dalle gesta, forse un po' scoordinate e frettolose di qualche maresciallo con il pallino dell'informatica.
Adesso il Gat rischia di perdere anche il proprio pezzo da novanta. Il colonnello Rapetto potrebbe lasciare l'incarico per svolgere una mansione di rilievo in un altro settore dello Stato. «Preferisco non dire ancora niente - ha detto il diretto interessato - ma se ci sarà qualcosa di ufficiale, lo saprete molto presto».
3
giugno
2003
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