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«Intercettazioni ai confini della legalità» Parla l'avvocato Carlo Taormina, che critica l'impostazione delle indagini e le nuove norme in tema di copyright: «Provvedimenti che seguono la moda»
Potrebbe esserci un vizio di forma nella decisione dell'autorità giudiziaria di intercettare la posta elettronica degli indagati nell'inchiesta milanese contro le violazioni al copyright attraverso internet. Parola di Carlo Taormina, avvocato penalista, onorevole di Forza Italia, protagonista di molti casi giudiziari che hanno riempito la cronaca dei giornali: da Cogne al processo Priebke.
Come giudica la decisione degli inquirenti di intercettare la posta elettronica? In linea generale, se l'intercettazione avviene attraverso un provvedimento dell'autorità giudiziaria, risulta un metodo del tutto lecito. Ma, in questo caso, potrebbe non essere così. Si tratta, infatti, di una specie particolare di intercettazione che evidenzia una serie di implicazioni non trascurabili e che attiene direttamente alla libertà di comunicare delle persone. Per la giurisprudenza la posta elettronica è equiparata alla posta ordinaria. La legge prevede che la posta ordinaria possa soltanto essere sottoposta a sequestro, non a intercettazione.
Quindi c'è un vizio di forma... Potrebbe essere proprio così. Oltretutto le intercettazioni sono concesse in presenza di gravi indizi di colpevolezza e per una categoria di reati abbastanza pesanti, ancora più pesanti nel caso di sequestro della corrispondenza. Condividere file non a fini di lucro è un reato punibile solo con sanzione economica. È mia opinione personale che gli inquirenti potrebbero aver contestato l'associazione a delinquere per procedere con le intercettazioni.
L'indagine si sta allargando a macchia d'olio in tutta Italia. Non c'è il rischio che una procura agisca diversamente da un'altra nei confronti degli indagati? Il rischio esiste. Logicamente ogni procura ha una propria situazione particolare che può condizionare il percorso di un'indagine. Carichi di lavoro differenti, problemi di organico, valutazioni arbitrarie potrebbero essere fattori determinanti nell'evoluzione dell'inchiesta.
Cosa pensa rispetto a questo pugno di ferro contro il file sharing? Purtroppo a volte si registrano provvedimenti determinati da mode che invadono il settore giuridico.
Questa guerra alle persone che scaricano musica dalla rete avviene con un impiego notevole di uomini e mezzi. Pensa sia un buon investimento per la giustizia? A mio parere c'è una netta sproporzione tra costi e benefici. Mi rendo conto che sia necessario contrastare questo genere di abusi, ma ritengo che sia un inasprimento eccessivo.
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30
maggio
2003
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