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La rivoluzione Arriva anche "Matrix revolutions" e la saga si conclude. A lieto fine?
Le stringhe di codice verde cadono sullo sfondo nero. Anche la pioggia. Una domanda: ma quanta acqua hanno utilizzato per la scena finale del combattimento fra Neo e l'agente Smith? Alla faccia della desertificazione, tantissima. In realtà (ma parlare di realtà riguardo a Matrix è un po' paradossale) sembra siano stati impiegati una serie di accorgimenti per produrre gocce di pioggia molto più grandi e visibili di quelle che normalmente appaiono al cinema. Poiché era impossibile riscaldare tutta l’acqua necessaria per il confort di attori e operatori, veniva costantemente riciclata e purificata. La troupe ha girato per quasi due mesi sotto una pioggia torrenziale e come spiega Hugo Weaving, l'agente Smith: «La pioggia era così pesante che era difficile parlare senza avere rivoletti d’acqua e bolle che uscivano dalla bocca. Non sentivi le parole che dicevi, quindi era difficile trovare il tono giusto».
Gli effetti speciali di questo terzo (e ultimo?) episodio della saga confermano la qualità del secondo: sono davvero straordinari. Ma la storia presenta alcune incongruenze. Un esempio: l'Oracolo non è più interpretato dall'attrice Gloria Foster, recentemente scomparsa, ma da Mary Alice, sempre nera e brava, somigliante anche, ma inevitabilmente un'altra donna. Per giustificare il cambiamento i fratelli Wachowski inventano una storia che non sta in piedi. Qualche bit è inevitabilmente cambiato in Matrix. Anche la conclusione non ha una spiegazione "credibile": le macchine che controllano la Terra accetterebbero una pace con gli uomini in cambio dell'annientamento del sempre più potente agente Smith, unica vera minaccia per gli uni e per gli altri. A convincere le macchine, ovviamente sarà Neo che in Matrix II era simile in tutto e per tutto a Superman, e che in "Revolutions" torna uomo, con tutte le debolezze del caso. A parte questo, il risultato finale è un film sopra le righe. Insomma, hanno voluto esagerare in tutto: negli effetti speciali, nel solito trionfalismo all'americana, nei sentimenti (Trinity e Neo, Morpheus e Niobe, Link e Zee), nei combattimenti, nel numero delle sentinelle e persino nel numero di battute assegnate nel copione a Monica Bellucci. Una sola, troppo.
Certo stando al botteghino del secondo Matrix, forse hanno fatto bene. Se "Reloaded" ha incassato oltre 735 milioni di dollari a livello internazionale affermandosi come il film di maggior incasso del 2003, ora il tentativo è quello di fare il bis, anzi il tris. Nella prima settimana di proiezione il secondo episodio ha incassato 158,2 milioni di dollari soltanto negli Usa. Esagerati, e questo certo è un dato positivo, anche i numeri legati ai posti di lavoro che le riprese hanno generato. Il secondo e il terzo Matrix hanno dato occupazione soltanto in Australia a 3500 persone, con 80 attori a tempo pieno e centinaia di comparse. Il dipartimento artistico che ha creato i disegni degli sfondi era composto da oltre 400 persone. Sono indubbiamente coi piedi per terra i due fratelli Andy e Larry Wachowski, dei veri calcolatori. Ma anche assai visionari, al punto che uno di loro probabilmente ha creduto davvero di essere in Matrix, magari in una delle scene fetish nel nel cupo night sotterraneo, il Club Hell del Merovingio. I rumors che circolano su Larry dicono infatti che a breve (o magari è già accaduto) cambierà nome. E anche sesso. Si chiamerà Laura Wachowski.
"Tutto quello che ha un inizio, ha una fine" è la frase-chiave del film. Forse non vale per Matrix. Ce ne sarà un quarto. E forse non sarà più girato dai fratelli Wachowsky ma da un fratello e una sorella. Potenza degli effetti speciali o della chirurgia plastica?
31
ottobre
2003
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