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DOSSIER PROSTITUZIONE 
Addio legge Merlin

Dopo 45 anni il governo potrebbe riformare il provvedimento che segnò la fine delle "case chiuse"

Era il 20 settembre del 1958 quando in Italia, con l'entrata in vigore della legge Merlin, finì l'era delle case di tolleranza. Da allora non c'è stato governo che non abbia cercato di togliere le prostitute dalle strade e porre così fine allo scempio del sesso a pagamento alla luce del sole. L'ultimo tentativo, un disegno di legge promosso da Umberto Bossi e Stefania Prestigiacomo e varato dal Consiglio dei ministri il 20 dicembre scorso che, se sarà approvato dal parlamento, riformerà dopo 45 anni il testo della legge presentata dalla senatrice Lina Merlin.

Prostituzione vietata nelle strade, ma ammessa al chiuso. Multe ai clienti e no al ripristino dei vecchi bordelli e dei più moderni "eros center". Sono i punti principali del provvedimento messo a punto dal ministero delle Pari opportunità, non senza sollevare dubbi e perplessità. A far discutere, soprattutto la possibilità di esercitare il mestiere nei condominii, che potrebbe trasformarli in veri e propri "casini". Ma non solo.

Questa legge non è ritenuta in grado di risolvere i problemi legati alla prostituzione. «La riforma della Merlin - ha dichiarato Carla Corso, presidente del Comitato dei diritti civili delle prostitute nel corso di un incontro organizzato nei mesi scorsi alla facoltà di sociologia dell'università La Sapienza di Roma - non tiene affatto conto dei problemi reali, ma si propone solo di togliere davanti agli occhi dell'opinione pubblica le prostitute. Non tiene conto delle donne straniere che oggi rappresentano la gran parte delle donne che praticano questa attività».

Secondo la Corso anche la riapertura, in versione aggiornata, delle "case chiuse" non risolve alcun problema. «Anche qui le donne straniere, per lo più clandestine, non potranno usufruire di queste nuove misure e anzi le vivranno come una forma di schedatura».

Ma quante sono le lucciole che vendono il proprio corpo in Italia? Dalle 50mila alle 70mila, secondo una recente indagine condotta dalla commissione Affari sociali della Camera. Di queste, circa 25mila sarebbero immigrate, 2mila minorenni mentre oltre 2mila le donne e le ragazze ridotte in schiavitù e costrette a prostituirsi. Il 65%, circa 30mila, lavora in strada, il 29,1% in albergo. Le altre ricevono i clienti in casa. Il 94,2% delle prostitute è rappresentato da donne, il 5% da transessuali, lo 0,8% da travestiti.

Dunque un mestiere, quello della "squillo", sempre più praticato da donne straniere approdate clandestinamente nel nostro Paese e con sistemi di adescamento dei clienti che non disdegnano gli annunci su quotidiani e siti internet. Ma la prostituzione non è un gioco e chi la pratica, per piacere o per necessità, può anche contare su una sorta di aggiornamento professionale. Aspettando l'approvazione del disegno di legge.

13  maggio  2003

  Marcella Gaudina
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Paese che vai...
(parte prima)
La legislazione vigente in materia di prostituzione nei diversi Paesi europei è più che varia. Germania: dallo scorso primo gennaio è stata legalizzata la posizione di 400mila prostitute che adesso godono di tutte le garanzie assicurative su malattie, disoccupazione e previdenza. Olanda: qui le lucciole pagano le tasse. Nel 2000 sono state legalizzate le case d'appuntamento. Il mestiere si pratica all'aperto solo in 11 "zone speciali". Svizzera: nel Canton Ticino è legale e viene esercitata nei bar-alberghi. Introdotta la patente per affittacamere.
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