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Laurea honoris causa Uomini e donne del mondo dello spettacolo e del cinema diventati "dottori" senza neanche studiare
Non sempre per ottenere il mitico "pezzo di carta" occorre iscriversi all'università, frequentare le lezioni, sostenere gli esami e discutere una tesi. A volte capita che il titolo di "dottore" lo si conquisti senza neanche aprire un libro. Come? Basta, e non è cosa semplice e da tutti, essersi distinti nel proprio lavoro fino al punto da essere considerati degni di uno dei riconoscimenti più ambiti: la laurea honoris causa.
Di seguito un breve elenco di alcuni degli esponenti del mondo dello spettacolo e del cinema che, grazie alle loro qualità e capacità, si sono laureati non per volere loro ma per quello dei professori stessi.
Alberto Sordi: a conferirgli il titolo di dottore in Scienze della comunicazione, l'università di Salerno che ha così motivato la scelta: «Ha sintetizzato nella propria avventura artistica non solo una straordinaria versatilità interpretativa e recitativa ma, soprattutto, la capacità di attraversare, nel segno di una identità forte, l'intero ambito dei mezzi e delle forme di comunicazione, nel segno di un costante rinnovamento di forme espressive».
Roberto Benigni: la sua interpretazione televisiva della maggiore opera di Dante Alighieri gli valse una laurea in Lettere e filosofia. A conferirgliela l'ateneo di Bologna allo scopo di «riconoscere e sottolineare l'alta qualità interpretativa della "Divina Commedia" e in genere dei testi letterari e la capacità dell'attore-interprete di rendere il testo accessibile anche all'ascoltatore che mai vi si avvicinerebbe».
Francesco Guccini: pedagogista grazie all'università di Bologna, Modena e Reggio Emilia che gli hanno conferito il titolo di dottore in Scienze della formazione non tanto per il suo successo come cantautore, quanto per le sue varie attività culturali di scrittore, linguista e romanziere con cui ha saputo superare gli steccati disciplinari, dando vita a originali contaminazioni. Un riconoscimento alla sua opera di "mediatore culturale", ma anche alla sua capacità di parlare ai giovani di ieri e di oggi. «Non mi sento né un pedagogista, né un maestro. È una veste che mi imbarazza», ha commentato l'artista.
Lina Wertmuller e Pupi Avati: due registi accomunati non solo dall'amore per il cinema, ma anche per aver ricevuto entrambi uno speciale riconoscimento dalla Scuola nazionale di Cinema di Roma.
Paolo Conte: dottore in Lettere moderne «per avere tradotto in linguaggio originale e poetico tipi, luoghi, situazioni, storie, atmosfere ed aspetti dell'immaginario del nostro tempo». Due i sentimenti espressi dal cantautore al momento della consegna del riconoscimento: di tenerezza, pensando ai genitori, e di riscatto, pensando agli insegnanti di quando andava a scuola.
9
maggio
2003
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